29 aprile 2016 ore: 10:51
Salute

Azzardo, il Piemonte vieta il gioco vicino a scuole, ospedali e luoghi sensibili

Il testo di legge è stato approvato all’unanimità martedì scorso. Tra i perni dell’azione di contrasto, oltre a una serie di attività preventive, il divieto di installare apparecchi nelle vicinanze di luoghi sensibili, la limitazione sull’orario di gioco e la messa al bando della pubblicità correlata
Giocatori d'azzardo

TORINO - “Si vis pacem para bellum”, recita una massima d’epoca romana. Ovvero: se vuoi la pace prepara la guerra; e la guerra al gioco d’azzardo la regione Piemonte la sta pianificando da due anni. Nel settembre del 2014 fu il neoeletto assessore alla Sanità Antonio Saitta ad annunciarla; intervistato dalla nostra agenzia, Saitta rivelava numeri che in territorio sabaudo andavano assumendo dimensioni da allarme sociale: una spesa annua che aveva ormai sfondato quota cinque miliardi; giocatori più che quadruplicati nel giro di qualche anno, per seguire i quali la sanità pubblica e il terzo settore erano stati costretti ad approntare oltre quaranta centri specializzati in tutta la regione. Per porre un freno a tutto ciò, la giunta di Saitta fu tra le prime a pensare a una legge “no slot”: presentato nell’estate 2014, il testo prevedeva il finanziamento per le attività di prevenzione, la redazione di piani triennali contro il gioco, e soprattutto una serie di incentivi e disincentivi economici per gli esercenti che sceglievano di dismettere o mantenere le slot (il che scatenò l’ira delle aziende distributrici).

Dopo l’esame delle commissioni Sanità e Istruzione, due giorni fa quella legge è finalmente divenuta realtà: nella seduta dello scorso martedì (26 aprile), il Consiglio regionale del Piemonte l’ha approvata all’unanimità. Come promesso, la legge punterà sulla prevenzione, ma anche sul sostegno alle amministrazioni comunali che sceglieranno di intraprendere quella che, secondo Saitta, è una vera e propria battaglia  “per impedire il proliferare di sale giochi nelle vicinanze di luoghi particolarmente sensibili, come ad esempio le scuole e le parrocchie”.Tra le novità annunciate nel 2014 e confermate nel testo definitivo, la stesura di un Piano triennale integrato, che prevede misure di prevenzione mirata per i giocatori e le loro famiglie: tra queste figurano campagne informative destinate ai genitori di figli minorenni, ai quali verrà spiegato come attivare programmi di filtraggio e blocco dei siti di gioco online; interventi di formazione e aggiornamento obbligatori per i gestori e il personale di sale da gioco o centri scommesse, e campagne di prevenzione per chiarire quali siano i reali rischi correlati alla dipendenza dal gioco.

Confermato inoltre il divieto di  installare apparecchi da gioco per quei locali che si trovino a meno di 300 (per i comuni fino a 5mila abitanti) o 500 metri da un lungo elenco di luoghi sensibili: tra questi, scuole di ogni ordine e grado, centri di formazione per giovani e adulti, luoghi di culto, impianti sportivi, ospedali, strutture sanitarie residenziali o semiresidenziali, luoghi di aggregazione giovanile e oratori, istituti di credito e sportelli bancomat, “compro-oro” e stazioni ferroviarie. Toccherà invece ai Comuni disporre limiti d’orario,  imponendo agli esercizi pubblici delle fasce orarie “slot free” per una durata non inferiore a tre ore nell’arco dell’orario di apertura previsto. Messe al bando, inoltre, le attività pubblicitarie relativa all’apertura o alle attività di sale gioco e centri scommesse, o di iniziative legate al gioco in ogni tipo di esercizio pubblico.

Saitta ha inoltre ribadito l’impegno per sostenere le strutture sanitarie impegnate nella cura delle ludopatie.  “Le nostre Asl - ha spiegato- stanno già curando centinaia di pazienti gravati da queste patologie. Per questo, un posto importante nella nostra azione sarà riservato alla prevenzione su tutto il territorio”. Già due anni fa, per rendere un’idea dei costi sociali e sanitari legati al fenomeno, Saitta aveva sottolineato come ogni paziente in carico ai Servizi per le dipendenze costasse alla regione oltre 2mila euro l’anno, “una stima - aveva chiarito -  che non tiene conto di eventuali costi aggiuntivi per ricoveri in strutture residenziali specialistiche”.  “Se consideriamo che in un anno i nuovi utenti sono stati quasi 600 - aveva aggiunto - ci rendiamo conto di quanto sia urgente intervenire per impedire il più possibile il diffondersi del fenomeno”. (ams)

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