28 febbraio 2014 ore: 12:32
Salute

Azzardo patologico, quadruplicati gli utenti nei SerT: “È come per l'eroina”

In tre anni si è passati da 2 mila a oltre 7 mila persone in cura, ma sono 200 mila quelli bisognosi di cure. L’allarme del portavoce di Federserd, Lucchini. “In 5 anni arriveremo a quota 50 mila. Servono 80 milioni per potenziare i servizi”
Gioco d'azzardo

ROMA – Più che triplicate in soli tre anni le persone in cura nei SerT per gioco d’azzardo patologico in Italia, un boom che ricorda l’emergenza eroina e le previsioni, se non dovesse cambiare nulla, sono drammatiche: in 5 anni si arriverà a oltre 50 mila persone in cura, più di quelli che attualmente sono oggi nei SerT per cocaina. A lanciare l’allarme è Alfio Lucchini, portavoce ed ex presidente di Federserd, la Federazione italiana dei dipartimenti e dei servizi pubblici per le tossicodipendenze. Per Lucchini, i dati parziali che cominciano ad arrivare dai territori sul 2013 confermano le preoccupazioni degli operatori. “Stiamo assistendo ad un aumento che va da 30 al 40 per cento annuo negli ultimi tre anni – spiega Lucchini -. Dai circa 2 mila utenti in cura, oggi ne abbiamo più di 7 mila”.

Rispetto al numero di utenti dei SerT per altre sostanze, il dato di chi si rivolge ai servizi per gioco patologico “è molto piccolo”, ma si tratta di un fenomeno emergente e per Lucchini, ad oggi, i bisognosi di cure sarebbero “circa 200 mila” lungo tutto lo Stivale. “E parliamo soltanto del gioco d’azzardo patologico – precisa Lucchini -. Poi abbiamo anche le persone con problemi di gioco d’azzardo”. Dati aggiornati arrivano dalla Lombardia, dove tra il 2010 e il 2013 il numero di utenti in cura presso i servizi è aumentato dai 700 iniziali ai 1.700-1.800 nel primo trimestre dello scorso anno. “Quello che colpisce – spiega Lucchini - non è il numero delle persone in trattamento, ma la progressione che, come trend, ricorda l’emergenza eroina”.

Ad oggi, puntualizza il portavoce di Federserd, nei servizi territoriali “sono 130 mila i pazienti dipendenti da eroina ancora in cura nei servizi, 70 mila per alcol, 40 mila per cocaina e 20 mila che si rivolgono ai SerT, soprattutto per percorsi amministrativi, per uso di cannabinoidi. Se aggiungiamo anche situazioni minori, come le amfetamine, ci avviciniamo a 300 mila persone in totale che mettono piede in uno dei servizi”. I numeri dei dipendenti da gioco d’azzardo in cura, però, potrebbero cambiare rapidamente e salire in modo vertiginoso, tanto da superare quelli per uso di cocaina, che negli ultimi dati forniti dal Dipartimento politiche antidroga sono ancora più bassi delle stime di Federserd con circa 25 mila utenti per cocaina come sostanza primaria.. “Sulle stime sono estremamente cauto – spiega Lucchini -. Ritengo che dobbiamo prepararci ad avere in cura circa 50 mila persone. Una cifra enorme, sembra piccola ma è enorme”.

Le stime sui futuri utenti per questa tipologia di dipendenza, tuttavia, vanno prese con le pinze, a detta dello stesso Lucchini. “Siamo di fronte ad una patologia del comportamento – chiarisce -, per cui la consapevolezza della richiesta di aiuto è un punto fondamentale. Un punto che viene acquisito con molta difficoltà”. Caso simile per alcuni tratti, quello dell’alcoldipendenza. “Abbiamo almeno un milione di persone bisognose di cure, ma nei SerT ci sono circa 70 mila persone. Ogni anno queste persone in cura aumentano di circa mille o duemila persone, con un andamento molto lento, nonostante i servizi siano sempre più organizzati per l’alcolismo. Siamo di fronte ad un comportamento senza sostanza. Ci sarà sempre un gap molto forte tra chi ha bisogno di cure e chi si fa curare”.

Sui territori, intanto, si prova a far fronte all’imminente emergenza. “I servizi sono attrezzati parzialmente – spiega Lucchini -. Non certo grazie agli interventi del governo e dello Stato. Assolutamente nulla è stato fatto da questo punto di vista, mentre alcune regioni si stanno dando o se le sono già date delle leggi regionali”. In tanti, infatti, si sono già mossi per predisporre i servizi, anche senza aspettare norme regionali, ma affinché si possa rispondere alla crescita degli utenti, per Lucchini serve il riconoscimento del gioco d’azzardo patologico nei livelli essenziali di assistenza. Ad oggi è il Nord e in alcuni casi anche il Centro Italia ad esser maggiormente pronto a far fronte all’emergenza e, infatti, il numero di utenti è maggiore che nel Sud Italia. Tuttavia, la distribuzione territoriale degli utenti non deve trarre in inganno. “Il fatto che ci siano più utenti al Centro Nord non vuol dire che il fenomeno sia più sviluppato in quel territorio – spiega Lucchini -. Se andiamo a vedere il giocato e quando si spende, anche nelle regioni del Sud ci sono percentuali molto significative. Ma il sistema dei servizi, noi ne abbiamo censiti più di 200 che si occupano di gioco d’azzardo, sono maggiormente presenti al Nord, su questo non c’è dubbio”.

Cambiare rotta è possibile, spiega Lucchini, ma serve un intervento concreto da parte del governo.  “Non occorrono miliardi di euro per affrontare questo tema – aggiunge Lucchini -. Basterebbero 80 milioni di euro l’anno per garantire nelle 250 Asl italiane delle equipe di 4 o 5 professionisti specifici sul gioco d’azzardo. Sarebbe un passo avanti clamoroso. Si tratta di 80 milioni, quando i nostri cittadini spendono oltre 90 miliardi di euro per giocare e lo Stato guadagna direttamente 8 miliardi di euro”. Altri passi in avanti possono essere fatti, infine, a livello normativo. “Se nel giro di pochi mesi si arrivasse ad una legislazione che cambia in modo sostanziale lo scenario dell’offerta dei giochi – conclude Lucchini - è indubbio che ci potrebbe essere una mitigazione in un tempo breve-medio delle persone che possono andare incontro a patologie conclamate”. (ga)

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