13 novembre 2016 ore: 10:18
Giustizia

Il film sulla squadra di rugby del carcere di Bologna al Festival dei Popoli

Sarà presentato in anteprima a Firenze il primo dicembre il nuovo film di Enza Negroni “La prima meta”, lungometraggio su Giallo Dozza, la squadra di rugby composta da 40 detenuti della casa circondariale di Bologna. Negroni: “Lo sport è un meraviglioso strumento di recupero”
“Sin Bin”, la squadra di rugby del carcere 2
“Sin Bin”, la squadra di rugby del carcere 2

- BOLOGNA – Sarà Firenze la cornice del debutto de “La prima meta”, il nuovo film documentario di Enza Negroni dedicato alla squadra di rugby del carcere bolognese. L’appuntamento è per giovedì 1 dicembre alle ore 17.15 al Cinema della Compagnia del capoluogo toscano, in occasione della 57esima edizione del Festival dei Popoli, “la manifestazione più importante in Italia per il documentario sociale. Siamo molto orgogliosi che ci abbiano selezionato: per noi è una grande opportunità anche per farci conoscere a livello internazionale”, commenta Enza Negroni.

Protagonista del film, come detto, la squadra Giallo Dozza – come il colore del cartellino dell’espulsione temporanea di 10 minuti previsto nel rugby – della casa circondariale di Bologna, composta da 40 detenuti di nazionalità diverse, con pena da 4 anni all’ergastolo, senza precedenti esperienze in questa disciplina. Iscritta al campionato ufficiale Fir (Federazione italiana rugby) di serie C2 è guidata da coach Massimiliano Zancuoghi. Con l’arrivo di 3 giovani detenuti, il film segue le vicende dei Giallo Dozza nel corso del loro primo campionato (2014-2015), giocato forzatamente sempre in casa. Tra allenamenti estenuanti e i ritmi lenti della quotidianità in cella, il film racconta il difficile cammino dei detenuti per raggiungere la meta non solo in campo, ma anche nella vita con una ritrovata dignità sociale.

“Sin Bin”, la squadra di rugby del carcere 6

Giallo Dozza nasce all’interno del progetto educativo “Tornare in Campo”, coordinato da tecnici e allenatori del Rugby Bologna 1928, finalizzato all’insegnamento della palla ovale nella casa circondariale bolognese e al recupero fisico, sociale ed educativo dei detenuti, che hanno sottoscritto un codice etico che prevede specifici meccanismi sanzionatori in casi di violazione, fino all’esclusione dalla squadra. “Lo sport è un catalizzatore, un meraviglioso strumento di recupero – spiega Negroni, che ha passato un anno con la squadra –. Nella Giallo Dozza si compie la vera integrazione, ci sono così tante nazionalità; unisce come nessun altro impegno, e diventa un luogo anche formativo e pedagogico. I ragazzi ogni sabato incontrano il ‘fuori’, gli avversari: pensare che le relazioni con l’esterno, in carcere, sono di solito rarissime. E con il ‘fuori’ vivono il terzo tempo, passaggio cruciale nel rugby”.

Già, perché ogni sabato, dopo la partita e dopo essersi cambiati, si cena tutti insieme nella palestra del carcere. Tra pastasciutta e dolci, c’è un’ora di tempo per chiacchierare. “I Giallo Dozza hanno deciso di mettersi in gioco, e così tutte le altre squadre del campionato, chiamate a entrare in un istituto penitenziario, con tutte le limitazioni e i controlli che ne derivano, per giocare una partita”, sottolinea che Negroni, che torna a ribadire il grosso impegno condiviso che ha portato alla realizzazione del film, “a partire dai detenuti-atleti che hanno accettato di avere una telecamera puntata addosso”. Ma sono tante le realtà che la regista vuole ringraziare: la Regione, Ibc Movie, Unipol Banca, Illumia, il ministero della Giustizia, il Provveditorato regionale, la casa circondariale Dozza, “che ci ha appoggiato sin dall’inizio”.

“Sin Bin”, la squadra di rugby del carcere 7

Alla proiezione del lungometraggio a Firenze saranno presenti la regista, l’allenatore e alcuni ex giocatori, ora in libertà: “I ragazzi non l’hanno ancora visto: lo vedremo tutti insieme al festival. Il film è bello e merita di essere visto sul grande schermo, non su quello di un computer o di un televisore. Sarà un’emozione che vogliamo condividere con tutti”. (Ambra Notari)

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