31 ottobre 2017 ore: 16:08
Non profit

Nasce la start up Wami: l’acqua ha una "missione sociale"

Ideata da Giacomo Stefanini in collaborazione con la Fondazione Acra mira a portare risorse idriche in Senegal. Il progetto è finanziato dai proventi della vendita di bottiglie di acqua proveniente dai ghiacciai alpini
Start up Wami

MILANO – Comprando una bottiglia si donano 100 litri d’acqua potabile a chi ancora oggi non ha accesso a questa risorsa. E’ uno degli obiettivi di Wami, acronimo di Water with a mission, la startup italiana che sta cambiando il mercato nazionale dell’acqua e che, a un anno di distanza dalla fondazione, è già al secondo progetto e mira a responsabilizzare i consumatori, trasformando l’acquisto in un’opera benefica. Si parte da un dato emblematico: nel mondo oggi l’acqua continua ad essere un bene irraggiungibile per ben 700 milioni di persone, una cifra superiore all’intera popolazione europea. Attualmente Wami sta realizzando con Fondazione Acra un acquedotto che garantisce l’accesso all’acqua potabile direttamente nella propria abitazione a 53 famiglie della comunità di Eguilaye in Senegal, nella regione di Tenghory. L’operato di Wami si basa su un sistema che si autoalimenta, dapprima individuando la comunità bisognosa e analizzando il sottosuolo per trovare una falda acquifera sicura e sostenibile. A questo punto si procede con la realizzazione del progetto idrico (pozzo, acquedotto...), istruendo gli abitanti del villaggio a mantenere adeguatamente le strutture donate. Solo dopo aver realizzato il progetto, Wami recupera quello che è stato investito tramite la vendita delle bottiglie. Chiunque acquisti una bottiglia di Wami può già sapere quale progetto sta rifinanziando sul sito www.wa-mi.org. Precedente a questo progetto, il primo pozzo costruito da Wami è stato inaugurato nel 2016 in Etiopia presso la scuola di Ilu Dhina, dove serve oltre 900 bambini e circa 300 abitanti dei villaggi vicini.

“Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti finora. A un anno dalla nascita di Wami abbiamo già all’attivo due progetti e puntiamo a vederne realizzati entro un anno altri sei. Alcuni consentiranno, per esempio, di espandere la rete idrica in Senegal nei villaggi limitrofi a quello attuale” – dice Giacomo Stefanini, fondatore di Wami. “La parola chiave è trasparenza, dato che chi acquista Wami sa già quale opera sta sostenendo. Bottiglia dopo bottiglia, grazie al contributo che ognuno vorrà dare per sostenere il nostro progetto, vogliamo dare l'accesso all'acqua potabile al maggior numero possibile di persone nel mondo”. Wami è un’acqua oligominerale che sgorga sulle Alpi a 650 metri sul livello del mare e viene imbottigliata utilizzando solo packaging completamente riciclabile.

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