22 luglio 2002 ore: 16:46
Immigrazione

Negata la visita nel Cpa di Lampedusa ad un delegazione di parlamentari e avvocati

PALERMO – Il diniego della Prefettura di Agrigento alla visita, nel centro di prima accoglienza e soccorso di Lampedusa, da parte di una delegazione guidata da un rappresentante parlamentare e composta da avvocati e docenti, è stata l’occasione per l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione di Palermo, di tornare a focalizzare l’attenzione sui centri di prima accoglienza e di permanenza temporanea siciliani e sul loro operato.
Secondo quanto afferma Fulvio Vassallo Paleologo, presidente dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, “è evidente la preoccupazione che oltre all’ingresso occasionale di un rappresentante parlamentare (come previsto da una recente circolare ministeriale), possano entrare nel centro anche rappresentanti di associazioni ed avvocati che operano sul territorio e che già in passato hanno denunciato gravi illegitimità nel trattenimento degli stranieri, ottenendo dalla magistratura l’annullamento di numerosi provvedimenti di espulsione e di trattenimento, e soprattutto – prosegue Vassallo – facendo valere il diritto di asilo negato a quanti, costretti all’ingresso clandestino dalla mancanza di una legge organica che riconosca l’asilo costituzionale, vengono rinchiusi in queste strutture privati di ogni diritto di accesso alla procedura”.
Dalla verifica condotta dall’associazione risulta che come in altri Cpa anche in quello di Lampedusa c’è una costante mancanza di interpreti (sanzionata anche dalla magistratura) e di informazioni sul diritto di asilo. Spesso potenziali richiedenti asilo sono stati immediatamente espulsi “senza mezzi e senza documenti, e quando si riesce ad incardinare una procedura d’asilo, la Commissione Centrale continua invece a negare, con formule prestampate e con audizioni di pochi minuti, qualunque forma di protezione umanitaria a quanti non riescono a provare la cd. “persecuzione individuale” richiesta alla Convenzione di Ginevra per il riconoscimento dello status di asilante”. Per queste ragioni secondo Vassalli, è stata negata la visita alla delegazione che, oggi, chiede di conoscere “quante espulsioni siano state comminate dalla Prefettura di Agrigento negli ultimi mesi, e quante procedure di asilo siano state aperte, magari con qualche notizia sui contributi di prima assistenza effettivamente erogati, e sulla nazionalità dei sedicenti che hanno ricevuto un provvedimento di allontanamento forzato”. Inoltre l’associazione si augura che “sia a livello legislativo che nelle prassi amministrative, come richiesto all’Italia anche dall’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (Acnur), vengano introdotte, e quindi fatte conoscere, tutte le adeguate garanzie procedurali in linea con gli standard internazionali”.
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