26 marzo 2017 ore: 11:18
Disabilità

Comunicare con la disabilità. In modo diretto, contro tabù e sovrastrutture

E’ l’intuizione di Dario, “mela marcia”, verso Andy, costretto su una sedia a ruote. Due mondi che si incontrano protagonisti de “Il sole tra le dita”, romanzo dello scrittore milanese Gabriele Clima, presentato a Lecce
Disabilità e “Buona scuola”

- ROMA -. Scrivere per i ragazzi pensando di non rivolgersi solo ai ragazzi: è questa l’idea di letteratura di Gabriele Clima, scrittore e illustratore milanese “per bambini e giovani da uno a vent’anni”, come si definisce; un’idea ben concepita e che ben si riflette ne “Il sole tra le dita”, ultimo lavoro edito da San Paolo nel giugno 2016, presentato nei giorni scorsi a Lecce e attualmente già in ristampa. Il libro, infatti, attraverso l’incontro tra due mondi a proprio modo silenziosi – quelli dei protagonisti Dario e Andy – incontra e attraversa il tema della disabilità e della vicinanza tra due realtà solo all’apparenza lontane con schiettezza, senza semplificazioni, solo calibrando il tipo di comunicazione alla fascia di pubblico privilegiata a cui si rivolge. “Il mio è un passato da Dario – confessa Clima – da adolescente turbolento e controcorrente, quindi il personaggio ci guadagna perché riverso tutto me stesso”. Nel romanzo Dario - “mela marcia”, come viene etichettato da una scuola fin troppo miope, sedicenne problematico che vive con la madre dopo l’abbandono da parte del padre quando era solo un bambino – in seguito all’ennesimo guaio viene assegnato dal preside al servizio assistenza per gli studenti con disabilità. Avviene così l’incontro con Andy, costretto su una sedia a ruote e fortemente limitato nella capacità di esprimersi e relazionarsi. “Il personaggio di Andy vuole richiamare la vita vera di Andrea, che purtroppo non è più qui tra noi, e che ho conosciuto attraverso le parole e il contatto con l’associazione Athla – spiega lo scrittore – attiva a Milano nella gestione del tempo libero delle persone con disabilità. Quando l’ho contattata avevo già in mente un canovaccio di base per la storia”.

E la storia si sviluppa nel modo per certi versi più inaspettato: Dario, anche dopo l’incontro con l’assistente ufficiale di Andy che non riesce a vedere in lui qualcosa in più di una persona limitata, trascina con sé Andy e la sua carrozzina in un’avventura di pochi giorni davvero “on the road”, alla ricerca del padre assente dalla sua vita da nove anni. Il valore davvero aggiunto di questa storia sta nella comunicazione di Dario verso il suo coetaneo: diretta, contro le sovrastrutture, contro l’opinione forzata dell’istituzione scolastica. “Dario è l’unico che intuisce la saggezza e la bellezza del rapportarsi con Andy, superando pregiudizi e tabù – sottolinea Clima – intuisce un comportamento che gli viene naturale. I dialoghi che attraversano tutto il libro attraverso una comunicazione ‘speciale’ tra i due potrebbero essere un monologo di Dario, verso se stesso”. Il libro dunque parla ai ragazzi e agli adolescenti di oggi in un mondo reso più complicato dalla mancanza di ruoli ben definiti e di strumenti per orientarsi, con mappe che genitori ed educatori dovrebbero aggiornare. I giorni che nel romanzo Dario e Andy trascorrono insieme diventando amici – incontrando persone nuove, ritrovando tristemente il padre di Dario, scontrandosi con le necessità inevitabili nella gestione di una persona disabile – mostrano che da soli non andiamo da nessuna parte, senza qualcuno che ci accolga.

Dario, infatti, si accorge della propria inadeguatezza, capisce il proprio limite, ritorna sui propri passi senza sapere però alla fine cosa fare della propria vita. E’ a quel punto che la proposta del padre di Andy, figura chiave nella storia, riporta Dario a nuova vita, consentendogli – piuttosto che punirlo - di continuare a frequentare e a stare vicino alla persona che in quei giorni è diventata sua amica. Questo padre, vedendo nel figlio disabile le capacità che l’amico è riuscito a portare alla luce, capisce il valore di un ragazzo “mela marcia”. Il libro vuole evidenziare quindi le difficoltà tuttora presenti nel rapportarsi alla disabilità “soprattutto in alcuni casi viene a mancare la voglia – precisa Clima, vicino lui stesso a queste realtà essendo cresciuto portando con sé la sindrome di Tourette, che fino ai vent’anni gli ha reso difficile lo stabilire relazioni normali -. E’ stato un percorso molto lungo, affrontato in gran parte attraverso la scrittura, che mi ha aiutato a decodificare le emozioni. Ho trasformato tutto in energia narrativa, mettendo la disabilità al servizio della creatività. Oggi certamente si guarda alla disabilità con più consapevolezza, ma occorre fare passi avanti in particolare sull’assistenza e sul sostegno. Qui al sud ho potuto constatare che la scuola sta lavorando bene, i ragazzi appaiono più sensibili alla diversità, rispetto a quelli delle regioni del nord, più aperti e con uno sguardo più proiettato verso il futuro”. (sm)

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