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16 marzo 2017 ore: 16:37
Non profit

Cooperazione, carestia nel Sud Sudan: Cuamm in aiuto della popolazione

In seguito alla dichiarazione ufficiale di 'fame' nello Stato di Unity, in Sud Sudan, un team di Medici con l'Africa Cuamm e' partito in direzione delle zone colpite con l'obiettivo di identificare la strategia migliore per rispondere alle es...

Roma - In seguito alla dichiarazione ufficiale di 'fame' nello Stato di Unity, in Sud Sudan, un team di Medici con l'Africa Cuamm e' partito in direzione delle zone colpite con l'obiettivo di identificare la strategia migliore per rispondere alle esigenze delle persone affamate, sfollate e in fuga dagli scontri che continuano nella zona.

Secondo le agenzie delle Nazioni Unite, 100.000 persone stanno morendo di fame e 1,5 milioni sono a rischio, per una carestia causata dall'uomo, dal persistere degli scontri e dall'instabilita' interna.

Giovanni Putoto, responsabile della programmazione di Medici con l'Africa Cuamm, e Giovanni Dall'Oglio, medico Cuamm esperto di sanita' pubblica da anni al lavoro in Sud Sudan nella Regione dei Laghi confinante con Unity, raccontano il dramma di mamme e bambini che hanno incontrato nel corso della missione di ricognizione volta a mettere a punto un progetto concreto e immediato di assistenza nutrizionale e sanitaria per le persone in fuga dalla fame.

"Arrivati a Nyal, una piccola cittadina nel cuore dello stato di Unity, sotto il controllo delle forze antigovernative, ci si aspettava di trovare lo scenario tipico delle grandi emergenze. Invece, anche se a pochi chilometri e' in corso un conflitto armat e si sentono gli echi lontani degli elicotteri che lanciano derrate alimentari, tutto e' stranamente tranquillo. È padre Fernandos, Comboniano del Messico, a darci la chiave: cercate gli sfollati nelle paludi, nelle isole. Donne, bambini e vecchi, sono li'. Partiamo con una canoa, un pezzo di tronco cavo galleggiante, guidato da un abitante del posto. Ci immergiamo in un altro mondo, quello delle paludi perenni. Immense distese d'acqua che si perdono a vista d'occhio. Dopo un'ora di viaggio passando da un reticolo all'altro di sentieri acquatici, arriviamo all'isola di Niat. Finalmente incontriamo le prime famiglie di sfollati. Una e' costituita da 15 persone, in gran parte donne, bambini e due signore anziane, di cui una cieca; pochissimi uomini. Ci spiegano che sono scappati un mese fa da Kock e Adok, aree dove infuriano gli scontri. Non si fidano di tornare, ne' di trasferirsi nei villaggi posti lungo le strade, perche' considerati insicuri. Le paludi sono il loro rifugio, il luogo che per secoli ha offerto riparo e protezione in situazione di pericolo. Ma la vita qui e' durissima. Il poco cibo e' derivato dalla pesca, a cui si dedicano gli adolescenti maschi. È sempre insufficiente, lo si vede dallo stato di malnutrizione dei bambini e degli stessi adulti. Non si coltiva. Non ci sono scuole, ne' centri sanitari per curare donne e bambini. Non c'e' rete telefonica, ne' elettricita'. L'unico mezzo di trasporto e' la canoa. Trasportare cibo, persone, farmaci e malati ha un costo enorme. Isole come Niat ce ne sono a centinaia, come migliaia sono le persone e le famiglie nascoste nelle paludi lungo le rive del Nilo che attendono aiuto e sollievo. Una sfida enorme da affrontare. Non ci tireremo indietro: assistenza nutrizionale e sanitaria e trasporto dei malati gravi saranno le attivita' principali. Solo spingendoci fin qui sara' possibile raggiungere l'ultimo miglio, dove c'e' piu' bisogno del nostro aiuto".

"Il nostro intervento- spiega don Dante Carraro, direttore del Cuamm- sara' concentrato nell'area di Panyijar e vuole raggiungere la popolazione sfollata dalle contee di Leer, Mayendit e Koch, oltre che le persone che gia' vivevano nella paludi lungo il Nilo, portando assistenza nutrizionale, assistenza sanitaria di base, vaccinazioni e trasporto dei casi gravi nei centri sanitari limitrofi. C'e' bisogno di tutto: cibi speciali per mamme e bambini malnutriti, farmaci, vaccini e fornitura alimentare per tutta la popolazione".

Il progetto prevede di attrezzare due team sanitari mobili, con base logistica a Ganiel (sud Panyijar) che si muovano lungo il fiume per raggiungere le comunita' rifugiate nelle paludi, assicurando screening e assistenza nutrizionale, visite prenatali, vaccinazioni e assistenza al parto.

Sara' inoltre necessario procedere alla riabilitazione e all'equipaggiamento del centro di salute di Ganiel e degli altri centri lungo il fiume individuati come appropriati per l'intervento, per poi procedere alle attivita' sul territorio circostante.

Nel frattempo, nella Regione dei Laghi - confinante con quella di Unity - i team del Cuamm degli ospedali di Cueibet, Rumbek e Yirol (che contano una cinquantina di espatriati e quasi mille operatori locali) sono attrezzati per offrire assistenza alimentare alla popolazione locale e alle persone in fuga attraverso la gestione capillare di 90 centri di salute dislocati sul territorio dell'intera regione. (DIRE)

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