25 novembre 2002 ore: 14:48
Salute

Nei primi 6 mesi del 2002 oltre il 50% dei casi è avvenuto per contatto sessuale. La denuncia dei Politrasfusi

TORINO - Stanno uccidendo la lotta all’Aids. L’allarme è stato lanciato dall’Associazione Politrasfusi Italiani che ha sollecitato il Ministro della Salute a riprendere la campagna di lotta al virus. Secondo l’associazione la situazione italiana “non lascia dubbi”. I tagli alle risorse economiche, sia nazionali che locali, sui progetti e le campagne di prevenzione mirate uno dei problemi principali che causa una caduta dell’attenzione intorno al fenomeno, ma non solo. L’associazione denuncia il pericolo di “messaggi mediatici su terapie e vaccini che affermano la fine dell'emergenza Aids”, un aumento di situazioni discriminatorie, più gravi “nell’ambito sanitario e nei servizi sociali”, insufficienti percorsi di reinserimento sociale/lavorativo delle persone con Hiv/Aids e difficoltà nella regolare assunzione delle terapie antiretrovirali da parte delle persone sieropositive. Assunzione che comunque comporta anche spesso pesanti conseguenze cliniche, fisiche, sociali.
“Il non investire oggi porta ad un aumento di infezioni che domani inevitabilmente si trasformerà in aumento dei costi sanitari”, sostiene l’associazione che cita gli ultimi dati sul fenomeno per descrivere la gravità della situazione italiana: un aumento della percentuale di casi di Aids riferibili a contatto sessuale nei primi 6 mesi del 2002 che raggiunge il 54,6% del totale dei casi (etero 37.8%, omo 16.8%). L’associazione ha chiesto al Ministro una valutazione seria del "mondo Aids" e l’avviarsi di una collaborazione fattiva tra Commissione nazionale Aids e Consulta del Volontariato Aids “a oggi inesistente” ed ha auspicato che siano messe a disposizione risorse economiche adeguate sia per la prevenzione sia per la sanità per realizzare quelle iniziative concrete per chi “malgrado le difficoltà degli aspetti legati alla sieropositività e all'Hiv, vuole vivere a tutti gli effetti inserito nella realtà socio-lavorativa”.