1 febbraio 2016 ore: 15:08
Economia

Reddito minimo, "casellario sociale" e piano annuale: è guerra alla povertà

I tre punti essenziali della riforma illustrati oggi dal ministro Poletti a Milano. Saranno misure permanenti: "È finita l'epoca delle sperimentazioni". Il sostegno al reddito sarà di circa 320 euro al mese, "vincolato alla sottoscrizione da parte dei beneficiari di un patto con la comunità locale" e non dovrà "creare dipendenza"
Spiccioli e povertà. Anziano paga al fruttivendolo

MILANO - "Obiettivo di ogni governo è quello di garantire ad ogni cittadino di poter vivere in modo dignitoso e credo che sia un obiettivo per nulla banale, per nulla scontato, per nulla semplice". Il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, è tornato questa mattina sul disegno di legge delega in materia di contrasto alla povertà, riordino delle prestazioni e interventi sui servizi sociali, approvato dal Governo venerdì scorso. Intervenendo al convegno della Fondazione Welfare Ambrosiano, ha assicurato che "il sostegno al reddito sarà una misura permanente" e che "è finita l'epoca delle sperimentazioni, servono interventi strutturali". In particolare "abbiamo costruito nel bilancio dello Stato italiano una posizione definita per la lotta alla povertà, che è pluriennale con risorse definite e programmate". E non capiterà più "che ad ogni legge di stabilità si rischi di azzerare i fondi".

La riforma entrerà a regime nel 2017, ma già quest'anno partirà con i fondi previsti dalla legge di stabilità e prevede un sostegno di circa 320 euro al mese, "vincolato alla sottoscrizione da parte dei beneficiari di un patto con la comunità locale che lo prende in carico". Un patto che sarà cucito su misura alle esigenze della persona e che può prevedere la ricerca di un lavoro o di una casa o altre misure. "L'obiettivo è che la persona esca dalla situazione di povertà in cui si trova, non si dovrà invece creare dipendenza da quel reddito minimo".

Il ministro ha poi sottolineato che sta lavorando al rafforzamento del "casellario sociale", ossia un database in cui su ogni cittadino "si sappia di quali interventi sociale è destinatario" così da evitare che ci siano prestazioni che si sovrappongono. "Ogni prestazione assistenziale dovrà essere tracciata in modo tale che ogni ente sappia cosa stanno facendo gli altri per quella persona".
Da ora in poi i governi "dovranno ogni anno redigere un piano contro la povertà, di cui dovranno poi rendere conto". "Dobbiamo infine costruire un monitoraggio efficiente delle politiche sociali che mettiamo in campo -ha aggiungo il ministro- e se l'esito non è quello che vogliamo si cambia". (dp) 

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