2 aprile 2019 ore: 08:19
Immigrazione

Bahez, il bambino profugo che disegna le anfore greche

Scappato con la sua famiglia dall’Iraq è stato ospitato per lungo tempo nel campo profughi di Kos. Dopo la visita al museo archeologico, si è innamorato dell’arte greca e ha cominciato a dipingere vasi antichi: “La Grecia e i suoi musei mi hanno ridato la felicità”
Bahez
Bahez

ROMA – Si chiama Bahez e ha 12 anni. E’ iracheno, nato a Suleiman e scappato in seguito alla guerra. E’ arrivato in Grecia come profugo, insieme alla sua famiglia. E’ arrivato sull’isola di Kos otto mesi fa, al Centro di accoglienza e identificazione di Pyli. Inizialmente era molto triste, il campo profughi sovraffollato non aiutava la sua voglia di giocare e di vivere a pieno l’infanzia. Restava tutto il giorno sdraiato o seduto dentro il container che ospitava la sua famiglia. Non voleva uscire, era intimorito da quell’ambiente pieno di persone sofferenti in fuga. Dopo un mese di permanenza - ha raccontato Bahez agli operatori Unhcr del campo - ha deciso di uscire dal container. Ha cominciato a frequentare Kedu, la scuola informale del campo, che lavora per Arsis, l'associazione per il supporto dell'infanzia. La scuola accoglie bambini e ragazzi sfollati di età compresa tra i 7 e i 18 anni. 

Quasi 400 i giovani che frequentano questa scuola. Al mattino le lezioni sono frequentate da bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, mentre i pomeriggi sono dedicati ai più grandi. Inoltre ogni venerdì gli studenti hanno accesso ai computer, e sono previste anche lezioni dedicate ai bambini con bisogni di apprendimento specifici. Tra le materie insegnate ci sono scienze, educazione artistica, storia, inglese e un’ora a settimana di insegnamento in arabo, mentre le attività sportive si svolgono in un ampio cortile.

Bahez ha trovato nella scuola un nuovo motivo di gioia: “Mi piace andare a scuola perché imparo qualcosa sulla Grecia”. E’ stato letteralmente folgorato dall’entusiasmo durante una visita al museo archeologico di Kos, dove ha scoperto l’arte dell’antica Grecia. Si è innamorato a tal punto di questa arte che, durante le ore scolastiche e nel resto del giorno, ha cominciato a disegnare anfore con le matite e i pennarelli sui fogli di carta. Tantissime anfore che rappresentano la sua riconoscenza e il suo amore per la Grecia. "Non ho avuto l'opportunità di andare in un museo nel mio Paese, la prima volta in un museo è stata a Kos con i miei insegnanti, ho visto la storia del posto e, su input del mio insegnante, ho dipinto accuratamente i vasi perché hanno un grande valore nei miei occhi”. E da quel giorno non ha più smesso di dipingere le anfore. Mi piace molto imparare la storia e l’arte della Grecia, perché ormai la Grecia è diventata la mia seconda casa”. 

Bahez è partito per Atene con la sua famiglia lo scorso 20 marzo. E’ uno dei pochi migranti fortunati che ha ricevuto la possibilità di raggiungere il continente, mentre per tanti altri le condizioni rimangono drammatiche all’interno dei centri di accoglienza della Grecia. Gli operatori dell’Unhcr lo hanno invitato ad andare a visitare l'Acropoli di Atene, una visita che sarà sicuramente da spunto per altri disegni. 

“Cerchiamo di aiutare i bambini a costruire delle competenze di base” ha spiega Xenia Chatzidavid, coordinatrice della scuola. “Siamo contenti che siano così in tanti a frequentare le lezioni”. Ogni settimana si vede qualche volto nuovo. La maggior parte dei bambini ha poi accesso al sistema educativo nazionale o a un’educazione formale. L’anno scorso circa 8.000 bambini richiedenti asilo si sono iscritti a scuole statali in Grecia, e quel numero è destinato a crescere per il prossimo anno.

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