16 maggio 2011 ore: 11:26
Giustizia

Bambine prostitute sulle spiagge: il Kenya dichiara guerra al turismo sessuale

I genitori, la maggior parte dei quali sono poveri, incoraggiano le figlie a vendere sesso per integrare i guadagni. Così il paese è diventato il “paradiso dei pedofili”. Ora però il governo ha deciso di arginare il fenomeno
Giovanni Marrozzini Mutilazioni genitali: Eve. Bambina sull'uscio della porta (Marrozzini 5)

Foto di Giovanni Marrozzini

In esclusiva da News from Africa
NAIROBI – Il governo, in collaborazione coi principali attori interessati, sta incrementando gli sforzi per combattere il turismo sessuale, in particolare quello che riguarda i bambini nei villaggi costieri del paese. E’ il segreto di Pulcinella che a Mombasa, la maggiore destinazione turistica della costa del paese, quando la polizia compie delle incursioni notturne non è raro che una grande quantità dei lavoratori del sesso arrestati sia sotto i 18 anni. E’ stata una grande sfida per il governo mettere fine al commercio che molte giovani ragazze vedono come una via d’uscita veloce dalla povertà per una vita più affascinante.
 
Prendiamo il caso di Munirah, questo non è il suo vero nome, che ha passato i suoi giorni a cercare clienti nella spiaggia pubblica Kenyatta della città. Solo 15 anni, ha già un figlio ed è l’unica che guadagna il pane in famiglia. “Mia madre vedova ha perso entrambe le mani lavorando in un’acciaieria a Mombasa, costringendomi ad entrare nella prostituzione,” ha detto. Munirah dice di aver venduto sesso per dei mesi ed aver già dormito con diversi uomini, in gran parte turisti. La maggior parte dei suoi clienti preferisce fare sesso senza condom. Quando gli si chiede se è consapevole dei rischi di Hiv, minimizza ed ammette di non aver mai fatto un test.
 
Grace Odembo, coordinatore per l’Ong Solidarity with women in distress (Solwodi), dice che molte ragazze di strada hanno un educazione formale limitata e quindi poche possibilità di ottenere un lavoro legale remunerativo. Ha detto che i “beach boys” – giovani uomini che vanno in giro per le spiagge – facevano da magnaccia per i turisti in cerca di ragazze giovani ed erano pagati con provvigioni considerevoli, alimentando il ciclo della prostituzione minorile. “Questa grande quantità di giovani ragazze che vedi andare in giro lungo le spiagge in cerca di wazungu (uomini bianchi) e anche quelle che fanno lavori legali come vendere oggetti cadono in preda dei “beach boys” che dicono loro che verranno presentate a ricchi corteggiatori, solo per poi finire invece nelle braccia di persone in cerca di sesso,” ha detto Odembo.

Secondo uno studio del governo e del Fondo Onu per i bambini del 2006, almeno il 30% delle adolescenti delle città costiere di Diani, Kilifi, Malindi e Mombasa sono state coinvolte in lavoro sessuale occasionale. Più del 10% delle ragazze ha iniziato a fare sesso per denaro prima dei 12 anni. Lo studio ha anche rilevato che il 35,5% degli atti sessuali fra bambini e turisti ha avuto luogo senza condom. Nel 2004, il Kenya ha introdotto il “Codice di condotta per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale nei viaggi e nel turismo” per creare consapevolezza e prevenire lo sfruttamento sessuale a fini commerciali dei bambini. Tuttavia il codice sembra aver avuto poca influenza sui turisti in cerca di sesso coi minori. I membri del settore del turismo in Kenya dicono che la povertà è la ragione principale per cui giovani ragazze diventano lavoratrici del sesso e il motivo per cui è così difficile combattere il fenomeno. “I genitori, la maggior parte dei quali sono poveri, incoraggiano le loro figlie a vendere sesso per integrare i guadagni familiari,” ha detto Titus Kangangi, presidente dell’Associazione keniana degli albergatori. “In molti casi, un tutore prende le difese dell’accusato ogniqualvolta vengono avanzate accuse di abuso sessuale.”
 
In questi casi patteggiamenti fuori dal tribunale sono la norma, con i turisti che pagano le famiglie delle giovani ragazze per evitare condanne al carcere. Il ministro del turismo Najib Balala ha riferito a Irin/PlusNews che era importante liberare la costa dalla reputazione di paradiso del turismo sessuale minorile. “Dobbiamo occuparci di questa etichetta imbarazzante partendo dal livello comunitario; è un cartello che necessita di molta attenzione se vogliamo vincere,” ha detto. “E’ costato alla regione e al paese investitori e turisti credibili, che ora vedono il paese come una destinazione sessuale”.
 
Basala ha detto che il governo stava cercando di aderire al codice di condotta attraverso la cancellazione delle licenze commerciali di stabilimenti che permettevano ai turisti di fare il check in con ragazze minorenni. Odembo ha affermato che il governo doveva essere più vigile per tenere lontane le giovani ragazze dalla strada. “Il governo ha bisogno di creare un numero sufficiente di centri di recupero nella regione,” ha detto. “Dovrebbero anche andare alla radice del motivo per cui i bambini vengono trovati a gironzolare per la spiaggia e non frequentano la scuola”.
 
Secondo James Weru, direttore dei programmi per l’Ong African Pro-poor Tourism development Centre, affrontare la povertà è una questione chiave per porre fine al turismo sessuale minorile. “Il turismo è uno dei più grandi settori di guadagno del Kenya, ma meno del 20% di questo guadagno ritorna alle economie locali e come risultato, la popolazione locale rimane molto povera,” ha affermato. “Il governo ha bisogno di ripartire i guadagni a beneficio delle popolazioni locali affinché siano meno spinte a cercare lavoro nel turismo sessuale”.
 
Ha inoltre osservato che sarebbe importante rafforzare l’adesione al codice di condotta e sostenerlo tramite l’applicazione di gravi conseguenze legali per gli inadempienti. “Abbiamo anche bisogno promuovere l’educazione per i turisti ed assicurarci di accogliere il tipo giusto di turisti,” ha aggiunto Weru. “Molti governi hanno liste di pedofili a cui viene impedito di entrare nei loro paesi, ma noi non abbiamo tali misure in Kenya”. (Zacahry Ochieng, traduzione di Sara Marilungo)
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