19 settembre 2022 ore: 15:56
Famiglia

Bambini di Chernobyl, sit-in delle famiglie: “Ostaggio della politica, devono tornare in Italia”

di Eleonora Camilli
Dopo la terza estate di stop delle accoglienze umanitarie famiglie e associazioni hanno protestato sotto il ministero degli Esteri chiedendo che i bambini delle case famiglia e degli istituti possano tornare nel nostro paese. “I ministeri non dialogano, la nostra paura è che non vengano più”
protesta bambini Chernobyl

Protesta Chernobyl

ROMA - “Riapriamo l’Italia ai bambini bielorussi, regaliamo anche a loro un felice Natale”. E’ lo striscione affisso questa mattina nel piazzale antistante l’entrata del ministero degli Esteri dalle famiglie accoglienti e affidatarie dei cosiddetti “bambini di Chernobyl”. I ragazzi bielorussi, nati dopo il disastro alla centrale nucleare, ogni anno venivano accolti dalle famiglie italiane nell’ambito di un progetto umanitario ormai trentennale. Ma, prima per la pandemia, poi per le sanzioni inflitte alla Russia e alla Bielorussiagli gli arrivi sono stati stoppati e le famiglie non hanno potuto riabbracciare i ragazzi per la terza estate consecutiva.

“Bimbi nel limbo” li definiscono i genitori affidatari negli striscioni portati stamattina in piazza: “I bambini non possono essere ostaggio di una diatriba politica, tra governi - sottolinea Assunta, che dal 2018 accoglie in casa Nikolai e Danik, due fratellini che oggi hanno 14 e 11 anni e vivono a 200 chilometri dalla centrale di Chernobyl. “Per loro è traumatico non poter più venire. In Bielorussia vivono in una casa famiglia, con una signora che li tratta bene ma venire in Italia per loro è un’altra cosa - afferma -. Dimentichiamo spesso che queste accoglienze sono nate per far respirare letteralmente un’aria nuova ai ragazzi nati in un luogo ad alto tasso di inquinamento, che non possano più venire è veramente assurdo. L’Italia era all’avanguardia su questo progetto, oggi non c’è alcuna volontà politica di farlo ripartire”. Per Sergio Di Cicco, presidente dell’associazione Puer, che rappresenta le famiglie, le accoglienze umanitarie dalla Bielorussia sono state per trent’anni un “fiore all’occhiello del paese, un grande progetto di solidarietà che ha portato in Italia quasi 700mila bambini. Oggi non riusciamo a capire perché la situazione non riesca a sbloccarsi, manca il dialogo tra Italia e Bielorussia. Noi faremo fronte comune tra associazioni per chiedere la riapertura delle accoglienze”.

Nei mesi scorsi, dopo due anni, da parte italiana le procedure sono state sbloccate: il ministero degli Esteri ha firmato una lettera per l’Enac che giustifica il sorvolo dei paesi Ue con un volo umanitario Belavia. Di Cicco il 14 aprile scorso aveva scritto personalmente una lettera al ministero degli Esteri per richiedere i voli umanitari, che si possono fare anche in presenza di sanzioni. I voli erano programmati per fine giugno, 28-29-30 e 1 luglio. Ma alla fine non è stato possibile attivarli. Ora le famiglie aspettano il prossimo inverno, sperando di poter riabbracciare i ragazzi almeno a Natale. “La nostra paura è che i bambini non vengano più - aggiunge Annalisa Mancini, un’altra mamma affidataria -. Manca un dialogo vero tra il nostro ministero degli Esteri e quello bielorusso, noi chiediamo almeno che non ci sia più una restrizione dei visti umanitari, che potrebbero permettere ai bambini di tornare in Italia”. 


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