Belle fuori e "dentro". I trucchi delle detenute per sopravvivere al carcere
La vita in carcere è difficile, è un luogo che non solo rende ristrette le persone, ma inibisce, delimita e “comprime fortemente la personalità dell’essere e dell’agire di chi vi è ristretto”, rendere meno duro il regime della detenzione e raggiungere un grado di necessaria quotidiana ‘normalità” è determinante per la sopravvivenza. Le donne in genere sono fantasiose e per loro natura hanno la capacità di personalizzare il luogo in cui si muovano, forse più che gli uomini detenuti, a prescindere dalla durata della pena, le donne “instaurano un rapporto affettivo con lo spazio e le persone” fa parte “dell’’emozionalità femminile”. Hanno bisogno di curare i luoghi, personalizzare le celle, ristrutturare, contrastare, umanizzare uno spazio deprivante, rinominarlo e trasformarlo: “qui le donne, a volte inconsapevolmente, rispondono alla coercizione con modalità antiche, agiscono complicità femminili”.
“Vorremmo che il libro passasse di mano in mano, che arrivasse dappertutto, a tutte le donne, dentro e fuori al carcere, vorremmo anche che arrivasse agli uomini e a tutte le persone che non sanno quello che si prova qui dentro”. A volte scrivere richiede sforzo “richiede lasciarsi ubriacare di allegria”, le detenute si sono messe in gioco, hanno riso, si sono commosse, sono state in silenzio e hanno anche ballato…”. (slup)