14 marzo 2014 ore: 16:51
Non profit

Beni (Arci): "Nella crisi le associazioni devono rimboccarsi le maniche''

Intervista al presidente uscente: a scegliere il suo successore saranno 592 consiglieri delegati dalle varie regioni, si vota domenica. ''Rappresentiamo quell’Italia che non va mai sulle prime pagine dei giornali''
Paolo Beni

Paolo Beni

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BOLOGNA - “Rappresentiamo quell’Italia che non va mai sulle prime pagine dei giornali”. È questo il commento di Paolo Beni, fiorentino, 60 anni, al secondo giorno del XVI congresso nazionale dell’Arci che si sta svolgendo in queste ore a Bologna. Nella sale di Palazzo Re Enzo sono tante le testimonianze provenienti da tutta la penisola. E lui, presidente nazionale uscente, fa un bilancio di questi ultimi 10 anni: “Serve una scossa che la politica non riesce a dare e che ha visto precipitare su un piano inclinato la fiducia che i cittadini davano al governo, un problema che non è possibile esorcizzare gridando soltanto all’antipolitica”. Beni riconosce anche la necessità di invertire una tendenza che ha visto anni di disinvestimento su scuola, formazione e cultura. Un credo, quello annunciato, che si basa sul lavoro tra Stato, autonomie locali e soggetti sociali, che non lasci spazio ai finti circoli accusati di essere in realtà pub o discoteche. A scegliere il suo successore saranno 592 consiglieri delegati dalle varie regioni, si voto domenica, per scegliere tra il responsabile nazionale dell’immigrazione Filippo Miraglia e la presidente uscente del comitato territoriale di Firenze Francesca Chiavacci.

Boni, cosa pensa di Matteo Renzi, suo concittadino? Vede cambi di prospettive rispetto al vostro lavoro?
Gli annunci del premier offrono una positiva novità, bisogna vedere poi la concretezza delle azioni, sembra comunque che qualcosa si muova nella giusta direzione. Noi però continueremo a mantenere la nostra indipendenza e rispettare la nostra critica propositiva. L’Arci è compatta nella sua posizione politica, unità data dalla condivisione dei contenuti, ovvero dal credere che siano necessarie riforme economiche e sociali, al lavoro, agli investimenti culturali, alla formazione.

Come ha reagito l’Arci alla crisi economica?
La crisi l’abbiamo sentita nel valutare le difficoltà dei singoli circoli Arci di crescere e sostenersi economicamente, ma non abbiamo risentito sui numeri dei soci, che restano stabili. L’Arci resiste e rappresenta una realtà che non sta ferma, che sa interpretare il periodo di crisi rimanendo unita. Anzi, proprio adesso, l’associazionismo diventa ancora più importante e dobbiamo rimboccarci le maniche.  

Quali le difficoltà della gestione dei quasi 5 mila circoli?
È una rete complessa che tiene insieme tante realtà diverse, da quelle radicate nel territorio a quelle dove facciamo più fatica ad insediarci. Cerchiamo soluzioni diverse dello sviluppo dell’associazionismo su ogni territorio. Non è detto che una ricetta che ha funzionato per un circolo del nord funzioni in un circolo del sud e viceversa. Penso che governare una rete così complessa non sia facile ma ci siamo riusciti.

Spesso i circoli sono accusati di essere dei falsi pub o discoteche…
Non c’è spazio per i finti circoli. Qualcuno forse cerca soluzioni alternative per riuscire a sopravvivere ma questo non deve essere mai al posto del vero associazionismo. Noi siamo molto attenti al lavoro dei nostri circoli.

Chi sarà il nuovo presidente dell’Arci?
In questi giorni abbiamo avuto molti invitati e molti interventi che stanno dando uno spaccato della ricchezza di esperienze, quell’Italia che non sta quasi mai sulle prime pagine dei giornali. Qualunque sia il mio successore sarà comunque sintomo di un segno di continuità perché entrambi sposano un progetto condiviso anche dalla dirigenza uscente. (irene leonardi)

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