13 maggio 2015 ore: 11:32
Non profit

Beni confiscati e 5 per mille "vincolato", la riforma cerca soldi per il non profit

Legge delega di riforma del terzo settore: il vero punto dolente rimangono le scarse risorse economiche a disposizione (50 milioni). Il relatore Lepri propone di usare fondi ministeriali per ristrutturare beni pubblici dati in gestione al terzo settore. E difende il cinque per mille: "Non disperdete i fondi"
Riforma terzo settore. Mani colorate e scritta

ROMA – Ristrutturazione dei beni confiscati e dati in gestione al terzo settore, cinque per mille, servizio civile. Tante cose belle nella legge delega di riforma del terzo settore ma il problema, come sempre, sono i soldi. Qualcuno in più, in fondo in fondo, non farebbe male. Le nozze, è risaputo, non si fanno con i fichi secchi e una delle critiche più forti al testo di legge è quello di avere una disponibilità economica assolutamente esigua. Sono 50 i milioni che il governo, fin dal momento della presentazione del ddl delega, aveva previsto, e quei 50 milioni tali sono rimasti anche dopo il passaggio alla Camera. I soldi, quelli veri, arriveranno in seguito, ha spiegato più volte l'esecutivo, ma per l'antico adagio del fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio in molti continuano a chiedere uno sforzo maggiore, e non solo sul capitolo di spesa dedicato al servizio civile (che inevitabilmente, con le cifre promesse di 100 mila partenti, dovrà vedere le sue cassa rimpinguate per tempo).

Un piccolo e ulteriore tassello prova a mettercelo anche il relatore in Commissione al Senato, Stefano Lepri (Pd) che, conscio del fatto che soldi ulteriori non sono previsti e non saranno resi disponibili in questa fase, prova però almeno a tentare qualcosa andando a raggranellare qualche soldo cercando fra i fondi ministeriali. Ministeri che saranno anch'essi in regime di vacche magre ma che continuano comunque a disporre di cifre di un qualche significato.

Parlando dunque delle disposizioni finanziare, e ricordando che i 50 milioni previsti riguarderanno – così il testo approvato dalla Camera - “l'istituzione di un fondo rotativo destinato a finanziare a condizioni agevolate gli investimenti degli enti del Terzo settore e delle imprese sociali in beni strumentali materiali e immateriali”, Lepri afferma che “l’attuale formulazione potrebbe forse essere rafforzata prevedendo, accanto alle risorse già citate, anche fondi ulteriori ministeriali, a integrazione dei fondi rotativi previsti, destinandoli in particolare al finanziamento, in parte rotativo e in parte a fondo perduto. Si suggerisce – aggiunge il relatore - un’ulteriore destinazione, relativa alla ristrutturazione di beni pubblici o confiscati e dati in gestione a soggetti di terzo settore e prevedendo a tale proposito forme di premialità laddove l’organizzazione di terzo settore sia in grado di garantire co-investimenti da parte di soggetti diversi”.

Soldi al non profit sono anche quelli del cinque per mille, che già – in un altro provvedimento, la riforma della scuola – si progetta di allargare ad altri soggetti, i singoli istituti scolastici nel caso specifico. Secondo Lepri “il condivisibile richiamo” alla riforma strutturale del cinque per mille che è contenuto nel testo approvato alla Camera “va completato con una specificazione circa l’opportunità che gli importi destinati al terzo settore non siano dispersi su altre finalità – pur altrettanto meritorie, quali la destinazione ad enti locali o servizi pubblici – che meritano risorse opportunamente dedicate (magari con meccanismi analoghi al cinque per mille) e non in competizione con quanto assicurato al terzo settore.

E poi c'è il servizio civile, dei cui soldi abbiamo già detto: per arrivare a 100 mila partenze dovranno uscire fuori. Ma oltre ai soldi si è discusso, e tanto, della natura stessa del nuovo “servizio civile universale”: promozione di valori, ma anche difesa non armata della Patria. Secondo Lepri vanno “lasciati inalterati i riferimenti costituzionali opportunamente richiamati” (articolo 52 e 11 della Costituzione) ma l'attuale formulazione “ non coglie ancora nel modo migliore” i diversi aspetti in gioco, cioè non fa sintesi fra i concetti legati alla difesa non armata della Patria, eredità della stagione nascente del servizio civile come alternativa al servizio militare e gli ideali di promozione dei valori fondativi della nostra Repubblica”. Da qui la necessità di “individuare una locuzione che definisca il servizio civile universale come finalizzato alla difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica”. (ska)

VAI AL FOCUS: LA RIFORMA DEL TERZO SETTORE

© Copyright Redattore Sociale