27 maggio 2015 ore: 14:55
Giustizia

Beni confiscati e abbandonati: volontari e cittadini si mobilitano per salvarli

I casi della Masseria di Cisliano (Milano) e del Billiard Cafè di Busto Arsizio. A salvare l'ex ristorante dei Valle-Lampada sono giunti i volontari di Caritas, Libera e Comune che hanno ottenuto la gestione in comodato d'uso. Per il pub di Busto Arsizio sono i dipendenti a mobilitarsi
Beni confiscati, polizia di fronte a cancello villa

MILANO – La Masseria di Cisliano (Milano) e il Billiard Café di Busto Arsizio. Sono due beni confiscati che per colpa delle lungaggini dell'assegnazione costeranno a chi cercherà di riconsegnarli alla società migliaia di euro. Due storie diverse, ma con la stessa morale: serve una modifica della legge sulla confisca dei beni e soprattutto una riforma dell'Agenzia nazionale dei beni confiscati. "L'antimafia sociale non è un modo di dire ma modo di fare – commenta il referente di Libera Lombardia Davide Salluzzo -. Lo stato siamo anche noi, quindi c'è da rimboccarsi le maniche. Le soluzioni per questi luoghi devono nascere da chi li vede e li frequenta. Non serve soffermarsi su colpe ma studiare soluzioni".

La Masseria era un ristorante di proprietà del clan Valle-Lampada, famiglia affiliata alla 'ndrangheta che negli anni Novanta aveva in pugno l'hinterland milanese fino a Vigevano. Le loro principali attività erano il gioco d'azzardo illegale, l'estorsione e l'usura. Dopo la sua confisca definitiva, nell'ottobre 2014, sono cominciati gli atti vandalici: rimozione delle tegole dal tetto e dalle cancellate, distruzione degli impianti, allagamento degli appartamenti e molto altro. Chi ha colpito il bene ha avuto gioco facile: non c'era mai nessuno al suo interno. Il comune di Cisliano a dicembre 2014 ha chiesto all'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati di ottenere in gestione La Masseria. Ma la domanda non ha mai ricevuto una risposta, nemmeno dopo la replica della missiva in aprile. Così è nato un presidio permanente spontaneo, dal basso, di cui fanno parte Libera, Caritas e Comune di Cisliano. Il primo risultato il 21 maggio, quando hanno spinto l'Agenzia ad approvare un comodato d'uso gratuito tra la società Gestioni immobiliari Marilena srl, la società mafiosa che era proprietaria dell'immobile, con il comune. "Per superficialità e per il modus operandi che si usa adesso saranno necessari oltre 500 mila euro per poterla mettere a posto", commenta Salluzzo.

Il Billiard di Busto Arsizio è un pub che una volta era a disposizione della locale di 'ndrangheta di Lonate Pozzolo al cui vertice c'era il boss Vincenzo Rispoli. Dopo cinque anni dal sequestro, il tribunale ha deciso la confisca definitiva nel marzo 2014, ma l'Agenzia dei beni sequestrati e confiscati che dovrebbe prendersi in carico l'azienda non si fa viva. Così a maggio 2015 arriva l'avviso di sfratto: "Libera e la Cgil si stanno occupando del caso insieme ai nostri legali", fanno sapere i nuovi gestori sulla pagina Facebook del locale. La società titolare dell'immobile si chiama Madel srl e in tutto vanta crediti per 230 mila euro, accumulati a partire dal 2011 con Tribunale di Milano e Agenzia, che avrebbero dovuto pagare le spese. Se l'Agenzia latita, i dipendenti non possono nemmeno costituirsi cooperativa per chiedere un comodato d'uso gratuito, a cui avrebbero diritto. Se la società fallisse, dovrebbero anche rinunciare a 20 mila euro di Tfr ciascuno. Una petizione online ha già superato i 700 aderenti: "Non vogliamo chiudere!", scrivono nell'appello i dipendenti. (lb)

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