Beni confiscati, Libera: "La Camera approvi la riforma entro Natale"
ROMA - Basta proroghe, il Parlamento dia priorità al ddl sulla riforma dei beni confiscati e approvi il testo almeno alla Camera già prima di Natale. A chiedere tempi rapidi per la calendarizzazione del testo sui beni confiscati è Davide Pati, responsabile per i Beni confiscati di Libera - associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ad un anno dalla presentazione del ddl da parte del governo (a doppia firma Alfano e Orlando), il testo è ora in Commissione giustizia alla Camera dei deputati, confluito nel disegno di legge di iniziativa popolare n. 1138 assieme ai testi emersi dai lavori della Commissione parlamentare antimafia, guidata da Rosy Bindi. Il passaggio in aula, però, è alle porte. “In questi giorni si sta chiudendo l’iter in commissione giustizia alla Camera dei deputati con gli ultimi pareri sia del relatore, Davide Mattiello, sia del governo, che arriveranno a giorni – spiega Pati - e finalmente sarà pronto il ddl 1138 collegato con gli altri ad andare in Aula alla Camera. Auspichiamo che venga data priorità alla discussione sul ddl e si arrivi all’approvazione alla Camera prima di Natale. Non ci possono essere più proroghe. È urgente che questa riforma venga approvata”.
Positivo il giudizio sulla ripresa dei lavori dell’Agenzia, guidata dal prefetto Umberto Postiglione, dopo un’empasse durata mesi. “Dei passi in avanti sono stati fatti – spiega Pati -. L’agenzia nazionale, pur tra le mille criticità, è un organo che adesso funziona e nell’ultimo anno ha destinato più di 3mila beni. Ha recuperato i ritardi di un anno senza beni destinati”. Tuttavia, per Pati, il numero dei beni sia sequestrati che confiscati “impone un cambio di passo” che si spera possa arrivare proprio dal ddl atteso in aula. Un testo che per Pati riorganizzerà l’agenzia “con una maggiore attenzione alla sua potenzialità rispetto alle funzioni che ha, con più personale, con più strumenti e un rafforzamento nella sua capacità di gestione dei beni e con il passaggio dell’agenzia presso la presidenza del Consiglio”.
Un passaggio “importante”, spiega Pati, perché sui beni confiscati servono “competenze che non sono esclusivamente dell’Interno, ma anche di altri ministeri, dall’Economia allo Sviluppo economico, dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali al ministero dell’Agricoltura, fino a quello delle Infrastrutture, dei Beni culturali e dell’Istruzione. Tanti ministeri possono dare un contributo di professionalità, di competenze e di risorse”. Ma il futuro della gestione dei beni confiscati, passa anche per i fondi europei, spiega il dirigente di Libera. “Il 16 luglio scorso il dipartimento per le Politiche di coesione territoriale con l’Agenzia per la coesione territoriale ha presentato uno studio sul tema dei beni confiscati propedeutico ad un piano di azione nazionale dal titolo “Beni confiscati e coesione territoriale” – racconta Pati -. Un piano di azione nazionale che prevede l’utilizzo di fondi strutturali e di fondi della programmazione 14-20 per la valorizzazione e l’effettivo riutilizzo dei beni confiscati”.
Tuttavia, a far parlare di nuovo in questi giorni di beni confiscati, non sono stati i risultati raggiunti nell’ultimo anno e neanche l’imminente arrivo in aula della riforma. A riaprire il dibattito sulla gestione dei beni sottratti ai boss della mafia, un’inchiesta della procura di Caltanissetta sulle nomine degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati decise dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Una vicenda su cui Libera ha le idee chiare. Al di là di responsabilità che la magistratura accerterà, “Libera ha sempre chiesto che rispetto agli amministratori giudiziari ci sia una trasparenza degli incarichi e che ci sia una rotazione degli incarichi e un tetto ai compensi – spiega Pati -. Avevamo chiesto con forza che quell’albo degli amministratori giudiziari istituito nello stesso giorno in cui venne istituita l’Agenzia nazionale, quindi parliamo di marzo 2010, questo albo venisse effettivamente attuato”.
Per Pati, i fatti di Palermo sono un “sintomo di una debolezza di un sistema di gestione” degli stessi beni. “La gestione di beni di un valore complessivo di miliardi di euro come quelli presenti a Palermo non può essere lasciata solo a tre giudici e ad alcuni amministratori – spiega Pati -. Bisogna che il ministero della Giustizia e il Consiglio superiore della magistratura adottino tutti i provvedimenti che consentano di migliorare e rafforzare la capacità di gestione. Su questo dobbiamo dar atto al ministro Orlando che si è subito mosso e ha presentato in Consiglio dei ministri la scorsa settimana schema di decreto attuativo per attuare l’albo degli amministratori giudiziari”. (ga)