Biglietto del bus "sospeso" contro i rincari. Raccoglitori alle fermate
TORINO - Saranno contenti Serge Latouche e i cantori della decrescita felice; un po’ meno, probabilmente, il Gruppo torinese trasporti (Gtt), anche se nessuno finora ha protestato ufficialmente. Inizia a prender piede anche a Torino la pratica del “ticket crossing”, strategia “dal basso" con cui studenti e giovani precari di molte città europee hanno pensato di difendersi dal rincaro generale dei mezzi pubblici: da giorni, alle fermate dei bus del capoluogo sabaudo, si vanno moltiplicando i cartelli che invitano a riciclare i biglietti parzialmente utilizzati. ”Se non utilizzi tutti i novanta minuti del tuo biglietto - recita l’avviso - non buttarlo, lascialo qui per i prossimi passeggeri”. Sotto ogni cartello, un contenitore per la raccolta dei ticket: per ora sono comparsi in centro, tra la zona universitaria di Palazzo nuovo e il quartiere di San Salvario.
BOXTorino è solo l’ultima di una serie di città italiane ad aderire all’iniziativa, partita a quanto pare agli inizi del decennio da un gruppo di studenti di Lisbona. Tra i primi italiani a incoraggiarla, nel 2011, ci fu l’attuale segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, allora consigliere comunale a Milano, che invitò i passeggeri a regalare i biglietti non ancora scaduti per protestare contro l’aumento dei ticket, avvenuto sotto la neoeletta giunta Pisapia. Nello stesso periodo, in molti centri italiani il prezzo delle corse è aumentato in media del 50 per cento, passando da un euro a un euro e cinquanta: così, dopo Milano, sono arrivate Genova, Roma, Padova e Treviso. Un’iniziativa politicamente trasversale, tanto che se in Lombardia fu Salvini a “metterci il cappello”, a portarla a Bologna, nel 2013, è stato il collettivo Labas, gruppo antagonista che a più riprese ha occupato l’ex caserma Masini di via Orfeo.
A Torino, per ora, il ticket crossing resta un’iniziativa anonima: sui cartelli mancano indicazioni relative alla tipografia o rivendicazioni di tipo ideologico. L’azienda trasporti, pur dichiarandosi estranea, ha fatto sapere di tollerare la pratica: non che abbiano altra scelta, del resto, dal momento che sui ticket torinesi, a differenza di quanto accade in altre città, manca perfino un’annotazione che specifichi che il titolo di viaggio è “strettamente personale”. E se anche quell’indicazione ci fosse, sarebbe comunque difficile verificare la provenienza del biglietto per i controllori Gtt, la cui presenza sui mezzi pubblici, con la crisi di liquidità del Comune, si è andata via via intensificando. Con sommo dispiacere dei sempre più numerosi passeggeri che, colpiti dalla crisi, cercano di imbucarsi senza biglietto; e che da oggi avranno un’antidoto per l’ansia che, presumibilmente, li coglie alla vista di una divisa Gtt. (ams)