13 settembre 2017 ore: 18:16
Società

Biotestamento, dal 2012 il comune di Bologna ha raccolto 215 Dat

Dal 2012, anno in cui il Comune di Bologna ha istituito il Registro delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), gli uffici di Palazzo D'Accursio hanno raccolto in tutto 215 dichiarazioni. L'andamento nel corso degli anni ...

Dal 2012, anno in cui il Comune di Bologna ha istituito il Registro delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), gli uffici di Palazzo D'Accursio hanno raccolto in tutto 215 dichiarazioni. L'andamento nel corso degli anni risulta abbastanza stabile: 39, 37, 43, 37, 39 fino alle 20 Dat finora registrate nel 2017. Solo il 5% delle persone in questione si e' recata all'Urp del Comune, tutte le altre si sono avvalse della convenzione stipulata con il Consiglio notarile. Sono i dati emersi oggi durante un'udienza conoscitiva che si e' svolta in Comune. Poco piu' di 200 Dat "in tutti questi anni mi sembrano pochissimi", commenta Marina Mengarelli dell'associazione Luca Coscioni, suggerendo al Comune di predisporre un "progetto di comunicazione" articolato che favorisca la conoscenza dello strumento. "Il Comune di Genova si e' mosso bene", e' l'esempio citato da Mengarelli. Servono campagne di comunicazione "e non solo sui social media- continua Mengarelli- che sono il mezzo caratteristico di un certo genere di destinatario finale": bisogna utilizzare "messaggi diversi e media diversi".

Mengarelli propone anche di organizzare giornate di promozione e di coinvolgere chi ha gia' firmato per puntare sul "metterci la faccia". E infine: perche' il Comune di Bologna "non si fa promotore di un coordinamento nazionale dei Registri Dat?", e' l'invito di Mengarelli. Suggerimenti di cui prende nota Simona Lembi (Pd), condividendo la necessita' di "rafforzare le azioni" del Comune e "migliorare la qualita' della nostra comunicazione". In effetti, commenta Umberto Bosco (Lega nord), "i numeri denunciano che l'istituzione del Registro non e' sufficientemente conosciuta".

Di certo "le persone che fanno richiesta sono molto poche", conferma il presidente del Consiglio notarile, Claudio Babbini: "Personalmente avro' ricevuto non piu' di una decina di richieste e non tutti quelli che chiedono informazioni poi fanno le Dat". Rispetto a cio' "c'e' un problema di fondo inerente la loro effettiva valenza giuridica in assenza di una normativa specifica", sottolinea Babbini, perche' "non c'e' unanimita' di vedute da parte della dottrina". E neanche tutti i notai sono concordi: il Consiglio ha lasciato libera scelta "e' c'e' chi si rifiuta di ricevere le Dat", spiega il presidente, sottolineando che un "passo fondamentale" sarebbe "l'approvazione di una legge.

La promozione del Registro "e' difficile se poi non ci sono garanzie", rileva l'assessore ai Servizi demografici e ai Diritti dei nuovi cittadini, Susanna Zaccaria, sottolineando l'importanza di far emergere anche da Bologna "azioni di pressione" per l'approvazione di una legge. Quella in discussione al Senato, del resto, come prima firmataria vede proprio una parlamentare bolognese, Donata Lenzi (Pd).

"Siamo l'unico Paese europeo a non avere una legge sul biotestamento ed e' imbarazzante", sottolinea Danila Valenti, responsabile della Rete cure palliative dell'Ausl e componente del direttivo dell'Associazione europea delle cure palliative. Il testo al Senato rappresenta "una buona legge buona", afferma il giurista Stefano Canestrari, componente del Comitato nazionale per la bioetica. Finora "c'e' stata dimenticanza e negligenza perche' i temi etici vengono sempre dopo" e l'esempio dello Ius soli "e' eclatante", punge Corrado Melega, medico ed ex consigliere Pd, componente del gruppo di lavoro che partori' il Registro bolognese. (DIRE)

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