25 ottobre 2021 ore: 14:25
Società

Bologna, dalla Moldavia al Consiglio di Quartiere: la storia di Nina Zagareanu

di Ambra Notari
Eletta all’ultima tornata elettorale, nel Quartiere Porto-Saragozza Zagareanu guiderà le Commissioni casa e azioni di solidarietà sociale. “Vivo in una casa popolare, sono straniera e madre sola: ho imparato che i problemi vanno affrontanti con la partecipazione, senza mai perdersi d’animo”
Margherita Caprilli Nina Zagareanu

Nina Zagareanu, consigliera del Quartiere Porto-Saragozza

BOLOGNA – “Il 2 novembre ci sarà il primo Consiglio del Quartiere. Il presidente Lorenzo Cipriani mi ha assegnato la Commissione casa e la Commissione azioni di solidarietà sociale, entrambi temi a me molto vicini. Sono felice, raccoglierò le istanze dei cittadini di tutto il quartiere: mi dipingono come una ‘guerriera’, ma non mi ci ritrovo. È vero, ho fatto mie tante battaglie, ma sono sempre per il confronto costruttivo, mai urlato. Il mio obiettivo è trovare soluzioni, e per farlo serve il dialogo”. Nina Zagareanu è nata nel 1975 in Moldavia, ha passaporto europeo (romeno) e dallo scorso 4 ottobre è consigliera del Quartiere Porto-Saragozza, centro di Bologna. Eletta tra le file di Coalizione Civica – Coraggiosa ecologista e solidale, ha le idee chiare: “Ci sono compiti di cui si deve far carico lo Stato – come la lotta alla droga e allo spaccio – e ci sono compiti che si possono caricare sulle spalle dei cittadini: io abito nelle case popolari di via Malvasia, zona spesso etichettata come degradata e pericolosa. La situazione, effettivamente, va affrontata: ci sono baby gang, risse e spacciatori, dobbiamo capire come. Il Comune sta portando avanti un progetto di riqualificazione di questi spazi, con maggiore illuminazioni, più sedute, più occasioni di socialità. In questo senso, sono convinta che uno strumento potente sia la cittadinanza attiva: tutti noi possiamo fare qualcosa, rimbocchiamoci le maniche e troviamo le soluzioni”. Tra le sue priorità, anche quella di coinvolgere maggiormente le nuove generazioni, soprattutto i ragazzi che vivono in condizioni disagiate e che, nello spaccio, trovano uno sbocco più sicuro (e magari più redditizio) di ciò che, a oggi, la società è in grado di offrir loro: “Vivo in queste case dal 2013 e la situazione è peggiorata. I ragazzi che incutono timore oggi erano bambini quando sono arrivata qui. Bambini abbandonati a loro stessi. Se, invece, fossero stati seguiti, coinvolti, impegnati? Forse oggi sarebbero a scuola. Questi ragazzi hanno bisogno di fiducia e di incentivi. Senza cittadinanza – ne sono convinti – il loro futuro sarà diverso da quello dei coetanei italiani. Sanno che, se tutto andrà bene, frequenteranno un istituto professionale e diventeranno operai. Vivono nella certezza che determinate opportunità di crescita e formazione, a loro, siano precluse. Per questo sarebbe importante ricominciare a parlare, seriamente, di ius culturae: per loro la cittadinanza è la garanzia di poter diventare risorse per la società. Perché i giovani, anche di origine straniera, sono risorse, non un disagio. Tantissimi vorrebbero studiare, se solo pensassero di poter avere un futuro equo”. Per Zagareanu l’istruzione è un passaggio chiave: “Tutti gli adulti di origine straniera dovrebbero prendere la licenza media, un passaggio in grado di aprire tante porte. Parlo per esperienza personale”.

Nina Zagareanu è nata nel 1970 in Moldavia: dopo aver concluso tutto il percorso scolastico (“Sotto l’Urss le scuole erano tutte gratuite”), si è laureata in giornalismo. “Il mio sogno: così, per 20 anni, ho fatto la giornalista”. Poi l’avvento del digitale e la trasformazione del mestiere del giornalismo ha cambiato le carte in tavola. “Nel 1999 è nato mio figlio, l’anno successivo ho divorziato da mio marito. Dovendo ripartire, con un bimbo piccolo, ho provato a cercare lavoro a Mosca e Bucarest. Conoscevo la lingua, mi sembrava una buona idea. Purtroppo non sono stata fortunata”. Così, nel 2004, arriva in Italia, dove già viveva una cugina e, nel 2007, grazie alla sanatoria del 2006, ottiene il permesso di soggiorno. “Subito ho cercato di stabilizzare la mia situazione economica. La lingua l’ho imparata facendo la volontaria”. Assistente familiare – nella stessa famiglia – per 10 anni, dopo che i signori che seguiva sono venuti a mancare, nel 2018 si è ritrovata disoccupata. “Ma non mi sono abbattuta: quell’anno ho preso la qualifica di operatore socio-sanitario e ho preso la licenza media. Nel frattempo ho avuto seri problemi di salute e sono entrata nelle liste protette per il lavoro mirato dei centri per l’impiego. Siamo riusciti a tirare avanti anche grazie al reddito di cittadinanza: l’affitto, le bollette, i beni strettamente necessari. Durante la pandemia ho frequentato vari corsi di specializzazione e, improvvisamente, un paio di mesi fa tutto si è sbloccato: ho vinto un concorso pubblico e, dal 1° settembre, lavoro come oss all’Ospedale Maggiore di Bologna. So che il merito è della licenza media: per questo spingo affinché tanti facciano la mia scelta. Sul breve periodo l’impegno è gravoso, ma sul medio-lungo i risultati si vedono”.

E, con il nuovo lavoro, a cavallo tra estate e autunno è arrivata anche la scelta di candidarsi. Una scelta tutt’altro che improvvisata. Se in quartiere si chiede di lei, la risposta sarà: “Nina, la voce delle Brigate di Mutuo Soccorso”. Perché Zagareanu è attivista delle Brigate di Mutuo Soccorso, realtà di mutuo soccorso solidale frutto della pandemia: “Le persone povere lo erano anche il prima del Covid, e la pandemia le ha emarginate ancora di più. Così abbiamo scelto di unirci con il sostegno di Làbas per sostenerci a vicenda. Non si tratta solo del pacco alimentare del venerdì, ma anche di offrire un supporto per le tante difficoltà della vita: la casa, la scuola, la situazione familiare. Piano piano, mi sono accorta che, quando parlavo, le persone mi ascoltavano. Parlavo della mia esperienza, della mia voglia di trovare sempre una soluzione. Sono una donna, madre sola – a quel tempo di un figlio in dad –, straniera, con un’invalidità e, fino a questa estate, disoccupata. In Italia ho anche provato a rifarmi una famiglia, ma sono stata vittima di violenze psicologiche prima e fisiche poi. Questo per dire che non devo inventarmi nulla, le mie idee sono frutto di ciò che, nella vita, mi è successo”. Un’attitudine che ha convinto tante persone a fare il suo nome come papabile candidata in consiglio di Quartiere per portare la voce del Municipio sociale – realtà che raccoglie varie attività, tra cui lo sportello casa e lo sportello lavoro – della zona. Zagareanu ha raccolto con entusiasmo l’invito: “Non sapevo a cosa sarei andata incontro, ma l’idea, soprattutto dopo il momento di lockdown che abbiamo condiviso, mi allettava”. Poi è arrivato l’incontro con Coalizione Civica e la decisione di correre insieme.

Quando parla della campagna elettorale, la definisce “impegnativa ma bellissima, partita un po’ in salita”. Perché, come spesso accade ai cittadini di origine straniera, Zagareanu non era certa né di potersi candidare né, tantomeno, di poter votare alle amministrative. “Come cittadina europea e residente a Bologna sapevo di poter votare alle europee e alle politiche, ma della amministrative nessuno me ne aveva mai parlato, nemmeno al rinnovo della tessera elettorale. Non voglio puntare il dito contro nessuno, ma è necessario di questa opportunità vengano messi a parte tutti i diretti interessati, sempre in un’ottica estendere la partecipazione”. L’ammissione alla lista dei candidati è arrivata alle 16.50, alle 17 scadeva il termine della consegna delle liste in Comune: “Come in un film d’azione, siamo arrivati pochissimi minuti prima. Sono felice di avercela fatta: ringrazio sempre tutti i volontari e gli attivisti che mi hanno aiutata e supportata”.

E adesso? “Adesso ho un lavoro, sono consigliera comunale, mio figlio a giugno sosterrà la maturità. Vorrebbe frequentare la facoltà di informatica. Se mi piacerebbe tornare a fare la giornalista? Per ora non può essere la mia strada, tra vent’anni chissà – sorride –. Sognavo anche di iscrivermi a infermieristica, a oggi mi sempre difficile, purtroppo. Però al diploma di scuola superiore di secondo grado mi piacerebbe arrivare. Devo dire, però, che sono molto orgogliosa di quello che ho fatto in questi ultimi 3 anni: sono cresciuta, finalmente non sono più un peso per lo Stato, per l’Inps, per i centri per l’impiego. Le soluzioni esistono, lo Stato le offre – dall’istruzione alla formazione – sta a noi riconoscerle e avere il coraggio di affrontarle”.

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