17 ottobre 2016 ore: 17:00
Economia

Bologna, il vescovo Zuppi: “Risposte della politica inadeguate alla crisi”

Il vescovo di Bologna parla di un politica “insoddisfacente, senza priorità, ripiegata su se stessa e attenta solo ai sondaggi” tanto che la Chiesa è costretta a “fare opera di supplenza”. E poi dice: “Serve più audacia, anche nella carità”
Vescovo di Bologna, Matteo Zuppi

Matteo Zuppi

BOLOGNA – Nel contrasto alla povertà la Chiesa è costretta a fare “opera di supplenza”, a causa di “spazi e risposte inadeguate da parte della politica”, che è in difficoltà perché “insoddisfacente, senza priorità, ripiegata su se stessa e attenta solo ai sondaggi”. È il monito di Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, questa mattina al convegno organizzato sotto le Due torri dalle Reti della carità. Un doppio colpo, quello di Zuppi, indirizzato sia alla politica sia alla stessa Chiesa, chiamate entrambe a fare di più in un momento difficile per la società, italiana e bolognese. “Una politica insoddisfacente, che non ha priorità, ripiegata su se stessa e attenta solo ai sondaggi, scarica tanto”, avverte Zuppi. Ma se la difficoltà della politica è questa, ammonisce l’arcivescovo, “noi dobbiamo essere sganciati e non invischiati nel collateralismo e nella logica dell''assistenza. La Chiesa fa opera di supplenza per spazi e risposte inadeguate da parte della politica, ma – richiama Zuppi – non va mai dimenticata la gratuità e la conversione dalla ricchezza alla povertà cui siamo chiamati”. Dunque, manda a dire il vescovo, “ci serve un nuovo coraggio e una nuova audacia, come quella del cardinal Lercaro al Concilio Vaticano II”, che esortò la Chiesa a “non pensarsi da sola” e a “ritrovare se stessa”. 

Del resto, ammette Zuppi, anche la Chiesa a volte “costruisce i muri per paura e logiche interne”. Anche alle Reti della carità l’arcivescovo chiede “una maggiore audacia, che ci aiuti a trovare nuove risposte. Ne abbiamo un enorme bisogno, anche come Chiesa"”. Secondo Zuppi, “dobbiamo rimetterci in gioco, e tanto: questa nuova stagione è una chiamata per tutti. Dobbiamo aiutare la Chiesa di Papa Francesco a diventare da ricca a povera”. Questa è l’esortazione ripetuta più volte dall’arcivescovo di Bologna nel corso del suo intervento. “Dobbiamo passare dalla ricchezza alla povertà”, afferma Zuppi, che sottolinea come “l’insistenza del Papa” su questo tema dia “anche fastidio”, perché “indica una priorità” ma allo stesso tempo “anche la responsabilità” di agire. In questo modo, spiega l’arcivescovo, “il Papa vuole dire che non ci si può accontentare, che bisogna ripartire da lì”. E aggiunge: “I poveri non sono una categoria, non è questione di ideologia”.  

Per questo, insiste Zuppi, “sia la Chiesa che la politica devono ritrovarsi molto a dare risposte concrete. Quando questo non avviene, si resta indietro e vince la paura. Se non c’è una risposta forte, seria di umanità prevalgono le chiusure e la paura”. Dai poveri, tiene il punto l’arcivescovo, viene una domanda “che deve ferire, che non possiamo accettare con distacco, che pone un’urgenza. Sono tante vecchie e nuove povertà e c’è uno tsunami di povertà che sono i tanti stranieri che vengono anche a Bologna e in Emilia-Romagna, che ci pongono domande vere a cui non possiamo non rispondere”. Ma che allo stesso tempo “ci aiutano a cambiare e a ritrovare noi stessi”. (Dire)

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