8 giugno 2023 ore: 12:18
Società

Bologna isola felice del lavoro: chi si dimette trova di meglio

"Bologna non è l'Italia, per certi versi Bologna non è nemmeno l'Emilia-Romagna". Con appiccicata l'etichetta di modello, il capoluogo emiliano si conferma, numeri alla mano, non solo in controtendenza rispetto al resto del Paese, ma la sala macchine dove arde il fuoco che muove la locomotiva economica regionale

Bologna - "Bologna non è l'Italia, per certi versi Bologna non è nemmeno l'Emilia-Romagna". Con appiccicata l'etichetta di modello, il capoluogo emiliano si conferma, numeri alla mano, non solo in controtendenza rispetto al resto del Paese, ma la sala macchine dove arde il fuoco che muove la locomotiva economica regionale. Il mercato del lavoro è contraddistinto da tassi di disoccupazione che sono andati calando negli anni (3,6% a livello metropolitano, 3,3% nel Comune capoluogo), con una contestuale crescita del tasso di occupazione che passa dal 69,9% al 71,6%, trainata in modo particolare dall'aumento dell'occupazione femminile. Bologna resta una città che al tempo stesso è dei servizi, della conoscenza, del turismo e città della manifattura, con i suoi 103.000 addetti ai settori industriali in senso stretto, certifica l'indagine realizzata dall'Ires per la Cgil.

Per la prima volta, poi, nell'Osservatorio Ires sono stati approfonditi i numeri delle dimissioni individuali, che a Bologna crescono in modo significativo, più che in regione (passando da una media di dimissioni nel quinquennio 2015-2019 pari 33.700 alle 52.300 del solo 2022). "Ci si trova sicuramente dentro al fenomeno delle cosiddette 'grandi dimissioni', ma da inserire in un contesto territoriale caratterizzato dalla piena occupazione, con le motivazioni alla base delle dimissioni che per il 78% dei casi sono riferite alla ricerca di un lavoro più qualificante e con maggiori prospettive di carriera o con una migliore retribuzione", testimonia il segretario della Cgil di Bologna, Michele Bulgarelli.

Il dato mette al centro del discorso sul lavoro la questione della sua qualità, riflette il sindacalista. Inoltre, ribalta il discorso comune sulle imprese che non trovano lavoratori adatti. Piuttosto, nel bolognese crescono i lavoratori e le lavoratrici che non trovano un'impresa adatta. La dinamicità del mercato del lavoro in città e nel territorio metropolitano si ritrova in diversi altri indicatori: da un lato si evidenzia una diminuzione complessiva dell'indice di 'disagio occupazionale' (scende al 18,6%), nonostante crescano i contratti a tempo determinato, dall'altro si registra sia un leggero calo degli inoccupati 'inattivi', sia una flessione più marcata dei 'disoccupati' (-4.500 tra i 2021 e il 2022). Lo studio fa emergere anche il profilo dei cosiddetti "bloccati", quei lavoratori che a causa dell'impegno nel lavoro di cura non riescono a rientrare attivamente nel mondo del lavoro (cresciuti di 6.000 unità dal 2021 al 2022). "Questi numeri mostrano un crescente bisogno di servizi pubblici di qualità, ma anche la necessità di una contrattazione collettiva che abbia tra le sue priorità i diritti individuali, la conciliazione tra tempo di vita e tempo di lavoro, il sostegno alla genitorialità condivisa, evitando le scorciatoie troppo semplicistiche del 'welfare aziendale'", ammonisce il numero uno della Camera del lavoro.

Nel bolognese aumentano gli occupati (0,9%), con un incremento del 2% sull'anno precedente delle donne al lavoro. A trainare la variazione positiva sono soprattutto il commercio, dell'alloggio e della ristorazione, che crescono di circa 27.000 (+52%). Il tasso di occupazione (71,6%) cresce rispetto al 2021, sia per la componente maschile (76,7% a fronte del 75,7%) sia per quella femminile (66,5% a fronte del 64,1%), ma resta al di sotto di quelli precedenti al 2020. La variazione risente del calo demografico. Il tempo determinato involontario riguarda 40.512 individui e cresce del 3,8% sull'anno precedente. Il dato è significativo se si considera che i tempi determinati nel 2022 nel bolognese sono 47.928. In altri termini, sono involontari 8,4 tempi determinati su 10. Il tasso di disoccupazione passa dal 4,6 al 3,6%. La riduzione dipende in larga misura dalla significativa diminuzione di 4.592 disoccupate, pari al -33,6% sul 2021. Considerando gli indicatori complementare dell'inoccupazione il tasso di disoccupazione sostanziale è pari al 4,1% e riduce la differenza con l'anno precedente (4,4%) rispetto a quanto rilevato quello ufficiale. Rispetto al 2021 cresce la componente degli inattivi e inattive bloccati e bloccate, che non possono lavorate perché impegnati nella cura (+85,8%) e gli scoraggiati (+2%).

(DIRE)
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