18 settembre 2015 ore: 14:28
Immigrazione

Bologna, la comunità islamica apre le porte delle proprie case ai migranti

Diverse persone hanno dato la loro disponibilità al Centro di cultura islamica. Lafram (comunità islamica): “Alcune lo hanno già fatto in passato e sono pronte a riaprire la loro casa”. Sono 4.764 i profughi in regione: 50 arrivati in queste ore, altri 50 previsti lunedì
Comunità islamica in preghiera

BOLOGNA - Un altro tassello si aggiunge al mosaico della solidarietà sul tema dell’accoglienza dei profughi che in questi giorni si sta costruendo a Bologna. Le famiglie della comunità islamica hanno aperto le porte delle proprie case per ospitare i migranti che arrivano sotto le Due Torri. Un piatto caldo, dei vestiti e un po’ di denaro per aiutare chi vuole proseguire il viaggio verso Nord, ma anche un tetto per chi spera di trovare un lavoro e rimanere. “Diverse persone mi hanno detto di essere disponibili ad accogliere i migranti che arrivano da noi nelle loro case – spiega Yassine Lafram, coordinatore della comunità islamica di Bologna –. Alcune famiglie lo hanno già fatto in passato e oggi sono pronte a rifarlo. Oltre a loro c’è poi chi si sta impegnando offrendo cibo o donando vestiti ai ragazzi che passano dal nostro centro”. I migranti che arrivano al centro islamico di via Pallavicini sono quasi tutti ragazzi usciti dal vicino hub di via Mattei, il centro di prima accoglienza dove i migranti in arrivo dalla Sicilia vengono fotosegnalati e dove viene effettuato uno screening sanitario. “Chi si rivolge a noi lo fa per lo più per chiederci una mano per poter continuare il viaggio – spiega Lafram  –. Per molti di loro Bologna è solo una tappa di passaggio sulla strada verso Milano. La loro meta sono i Paesi del nord Europa”.

- Tra loro però c’è anche chi sceglie di rimanere e provare a costruirsi una vita in Italia. In quel caso famiglie o anche solo persone singole si attivano per cercare di aiutarli, mettendo loro a disposizione la propria casa. “È capitato spesso che ci siano state delle famiglia che abbiano ospitato dei migranti – spiega Lafram  –. Alcuni ragazzi sono rimasti per qualche giorno per poi spostarsi in altre città mentre c’è chi è rimasto per più tempo. I miei genitori ad esempio hanno ospitato un ragazzo magrebino per un mese. Era arrivato dalla Sicilia in treno. Non aveva più nulla e ci ha chiesto ospitalità. È rimasto con loro per un mese poi è ripartito”.

Una disponibilità all’accoglienza che il coordinatore del centro islamico ha in mente di inserire all’interno del percorso di solidarietà che l’amministrazione comunale, le parrocchie e le associazioni che si occupano di migranti stanno provando a mettere insieme. “Vogliamo lavorare con tutta la città – dice Lafram –. Qualche giorno fa siamo stati contattati da don Giovanni Nicolini che ci ha spiegato la sua idea di creare un progetto di accoglienza di comunità”. Nel frattempo una ventina di volontari del centro islamico bolognese, insieme con quelli della ong Islamic Relief, si sono attivati per preparare piatti dei tipici della cultura islamica da servire, tre volte a settimana, alle “Cucine popolari”, la mensa per persone sole e famiglie in difficoltà nata da qualche mese a Bologna in via del Battiferro da un’idea di Roberto Morgantini. Sono una decina i migranti di passaggio in città che, nei giorni scorsi, hanno bussato alla porta della mensa per un piatto caldo. Si trattava di ragazzi in che dalla Sicilia hanno scelto di continuare il viaggio da soli preferendo non rientrare nel sistema d’accoglienza.

Sistema che in Emilia-Romagna conta 4.764 (dati al 17 settembre – Prefettura di Bologna) distribuiti nelle strutture a livello territoriale. La maggior parte si trova a Bologna (995), seguono Modena (583), Reggio Emilia (560) e Parma (505). Secondo le stime del ministero dell’Interno la quota da assegnare all’Emilia-Romagna è di circa 1.600 migranti: una cinquantina sono arrivati il 17 settembre e altri 50 dovrebbero arrivare all’inizio della settimana prossima. Per ora l’accoglienza non ha mostrato falle e sotto le Due Torri hanno iniziato a muoversi parrocchie e associazioni. La Caritas si sta muovendo per coordinare le parrocchie della città e creare una rete in cui inserire i cittadini che hanno dato disponibilità ad accogliere un rifugiato in casa. “Stiamo raccogliendo la disponibilità delle famiglie – dice Mario Marchi, direttore della Caritas di Bologna – e stiamo facendo il calcolo di quanti locali potrebbero essere disponibili tra appartamenti e canoniche delle parrocchie, poi ci muoveremo in accordo con la Prefettura. L’obiettivo – conclude Marchi – è creare una rete di ospitalità in cui i migranti possano ricevere un aiuto da parte dell’intera comunità, su base volontaria e a titolo gratuito”. (Dino Collazzo)

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