31 agosto 2020 ore: 11:05
Welfare

Bolognesi più poveri e disoccupati, li sostengono i nonni: i dati del Caf sui redditi

di Ambra Notari
Aumentano i pensionati, le persone che vivono in un appartamento di un familiare, i disoccupati uomini, quasi tutti con famiglia a carico: “Sono loro i potenziali ‘nuovi poveri’”, spiega Diaco, presidente Acli Bologna. “Basta interventi spot per le famiglie, serve un piano organico”
Soldi, fondi per famiglie: mani e monete - SITO NUOVO

BOLOGNA - “Bologna è una città che invecchia progressivamente da anni, senza che, di conseguenza, sia migliorata la qualità della vita. Il welfare deve tenerne conto, non basta più quello che si è fatto sinora. Siamo stati un modello di eccellenza, ma non possiamo più affidarci al passato. Oggi la scienza ci permette di fare previsioni realistiche su quella che sarà la popolazione bolognese nei prossimi 10, 20, 30 anni. Abbiamo un vantaggio che dobbiamo usare bene”. A parlare è Filippo Diaco, presidente delle Acli di Bologna. La constatazione arriva all’indomani dei primi dati riguardo i redditi dei bolognesi: “Ogni anno assistiamo quasi il 10 per cento dei bolognesi adulti, cioè circa il 20 per cento di tutti i bolognesi che presentano la dichiarazione dei redditi. Quest’anno la campagna fiscale termina due mesi dopo, causa emergenza sanitaria. Tuttavia, a oggi abbiamo già raccolto 30 mila dichiarativi, che ci mostrano dati interessanti”.

Rispetto all’anno precedente, aumentano del 3 per cento i pensionati. “Il dato non stupisce – osserva Diaco –, proprio in riferimento a quanto dicevo prima. Cosa intendo con vantaggio? I problemi che abbiamo avuto nelle RSA durante l’emergenza sanitaria, per esempio, ci hanno dimostrato che gli anziani stanno meglio a casa. Tuttavia, il fisco, la burocrazia, le leggi non incentivano e non agevolano l’assunzione di badanti. La programmazione del welfare non deve più essere emergenziale o solo orientata al passato e allo status quo, ma decennale”.

Questi stessi pensionati, spesso bisognosi di cure, costituiscono a loro volta il sostegno di welfare fondamentale per figli e nipoti. Infatti, “ben il 23 per cento delle famiglie, dato in aumento rispetto all’anno precedente, abita in un appartamento messo a disposizione gratuitamente da un familiare”. Ecco che i “nonni”, quindi, non sono solo oggetto passivo di interventi, ma protagonisti attivi di un welfare familiare ormai imprescindibile. “In questi mesi, molte famiglie si sono rivolte al Patronato Acli per chiedere il ‘bonus baby sitter’ definendolo ‘bonus nonni’: è evidente che l’unica, concreta possibilità di sostenere la natalità – quella bolognese è ai minimi storici – e, quindi, anche la ricchezza e il benessere del Paese sta nell’aiutare le famiglie non con iniziative spot, ma con piani strutturali e duraturi di welfare”. Le Acli da subito si sono schierate a favore dell’Assegno unico per il figlio, “perché sostituisca una volta per tutte le decine di bonus e contributi frammentati, iniqui e inutili, che il succedersi dei vari governi ha elargito alle famiglie, senza una visione sul lungo periodo”. Lo stesso appunto è mosso al Comune di Bologna: “Bene le card gratuite, i mezzi pubblici gratuiti e tutto il resto, ma serve un piano organico per le famiglie, una vera ‘family card’, sul modello trentino, che dia accesso a tutto il welfare in maniera strutturata e che coinvolga e comprenda servizi offerti dal Terzo Settore, dal privato sociale e dai singoli imprenditori e commercianti: nessuno si salva da solo”.

Si registra anche un calo della disoccupazione femminile, “probabilmente dovuto alle maggiori tutele di questi mesi di emergenze, ma un preoccupante aumento del 6 per cento dei disoccupati uomini, quasi tutti con famiglia a carico”. Sono questi i potenziali “nuovi poveri”, secondo le Acli: “Famiglie che non erano – e forse non sono – ‘fragili’, ‘ultime’, ma sono vulnerabili, ovvero basta poco, basta che il padre o la madre perdano il lavoro e diventano subito a rischio povertà”. Anche i redditi medi, infatti, sono diminuiti: “I redditi molto bassi o molto alti sono invariati, ma quasi la metà dei contribuenti si attesa nella fascia di reddito che va dai 15 mila ai 28 mila euro: è chiaro che a queste famiglie basta poco per perdere la sostenibilità economica”.

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