16 luglio 2015 ore: 15:41
Immigrazione

Boom di sgomberi per il Giubileo: rom protestano contro il comune di Roma

Donne, bambini e anziani sotto il sole cocente della capitale per ore e senz’acqua in attesa di incontrare l’assessore alle politiche sociali, Francesca Danese. 21 luglio e Popica Onlus: “Nel 2015 già 59 sgomberi. Dal comune continue violazioni dei diritti e promesse non mantenute”
Sgombero Ponte mammolo 2015. Tutto sotto sopra

ROMA – Donne, bambini, anziani e malati sotto il sole della capitale per ore senz'acqua aspettando di essere ricevuti dall’assessore alle politiche sociali, Francesca Danese. Sono le famiglie rom sgomberate due giorni fa dall’insediamento informale di Val d’Ala, le famiglie a rischio sgombero nei centri di via San Cipirello, via Torre Morena e via Toraldo, nonché cittadini che hanno voluto mostrare la loro solidarietà che da stamattina hanno organizzato un sit in di fronte all’assessorato organizzato insieme all’associazione 21 luglio e Popica Onlus per chiedere un incontro con l’assessore. Dopo alcune ore di sit in, i rom e le organizzazioni sono state ricevute dall’assessore, non senza qualche screzio con lo staff.

Le associazioni denunciano l’aumento degli sgomberi in vista del Giubileo. “Cinquantanove sgomberi forzati dall’inizio dell’anno – spiegano in una nota - con una decisa impennata dopo l’annuncio del Giubileo Straordinario da parte di Papa Francesco, assenza di una strategia concreta per il superamento del “sistema campi”, nonostante i continui proclami, e promesse non mantenute”. I 59 sgomberi forzati del 2015, spiegano le associazioni, “hanno già ampiamente superato i 34 totali realizzati nell’intero 2014. Il loro numero – sottolineano le due organizzazioni – ha subito una netta impennata dal 13 marzo in poi, giorno dell’annuncio del Giubileo Straordinario”. È sulla questione sgomberi la prima richiesta all’amministrazione capitolina delle due organizzazioni. “Chiediamo una moratoria sugli sgomberi forzati da oggi e per tutta la durata del Giubileo indetto da papa Francesco – spiegano -. In assenza di risposte adeguate a tali richieste continueremo a considerare le politiche di Roma Capitale nei confronti dei rom costose, lesive dei diritti umani, discriminatorie e offensive nei confronti della cittadinanza che vive in maniera più o meno diretta le problematiche legate alla vicinanza ad insediamenti formali e informali”.

Vittime degli sgomberi che spesso hanno già vissuto sulla propria pelle queste situazioni. “Lo sgombero forzato di Val d’Ala – spiega una nota della associazioni -  ha coinvolto le medesime persone sgomberate esattamente un anno fa dallo stesso insediamento in seguito a un’operazione dal costo complessiva di oltre 168 mila euro e si configura in violazione degli standard internazionali in materia di sgomberi previsti dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. Lo sgombero improvviso, peraltro, ha mandato all’aria le consultazioni e il dialogo che lo stesso assessorato aveva iniziato a intavolare con le famiglie, nella speranza che il caso Val d’Ala potesse diventare un modello virtuoso per affrontare la questione degli insediamenti informali a Roma”.

All’assessore, la richiesta pressante di “produrre finalmente un piano sociale credibile e sostenibile per il superamento dei campi”, ma non solo. Secondo l’associazione 21 luglio, infatti, “la questione rom a Roma è intimamente legata a quella della illegalità istituzionale che ha il suo fulcro nell’Ufficio rom, sinti e caminanti presente all’interno dell’assessorato alle Politiche sociali di Roma capitale. È dall’azzeramento di tale ufficio che occorre ripartire per una politica diversa. Non possiamo dimenticare come il primo a dirigere quindici anni fa l’Ufficio Nomadi”di Roma fu Luigi Lusi, oggi in carcere con la condanna di essersi appropriato di 25 milioni di euro”, continua l’associazione. Ma la storia di questo ufficio è costellata da eventi spiacevoli. “Sotto l’amministrazione Veltroni fu la volta del suo capo gabinetto Luca Odevaine a condizionare fortemente le scelte dell’Ufficio – spiega l’associazione -. Anche lui è oggi in carcere per corruzione aggravata nell’inchiesta denominata Mondo di mezzo. Quando il governo della città passò al sindaco Alemanno fu la volta del soggetto attuatore del Piano nomadi, Angelo Scozzafava, a commissariare l’Ufficio prendendolo nelle sue mani. Oggi sul suo capo pende l’accusa di associazione mafiosa e corruzione aggravata. Nel dicembre 2014 la responsabile dell’Ufficio nomadi, nel frattempo diventato Ufficio rom, sinti e camminanti, Emanuela Salvatori, è stata arrestata per corruzione aggravata. Il suo posto è stato preso da Ivana Bigari, il cui nome, secondo la stampa, sembrerebbe nella lista dei dirigenti che per il prefetto Gabrielli dovrebbero essere rimossi perché troppo vicini al sistema di stampo mafioso ideato da Buzzi e Carminati”. Per le associazioni, quindi, è necessario, oltre ad un piano, procedere con la chiusura definitiva dell’ufficio e la rimozione del suo dirigente. 

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