5 febbraio 2014 ore: 16:09
Giustizia

Braccialetto, piccolo spaccio, stranieri: cosa prevede lo “svuota carceri”

Il dispositivo elettronico come regola per chi è ai domiciliari; pene più lievi e niente arresto in flagranza per le cessioni di droghe di lieve entità; libertà anticipata dei detenuti migliori; espulsione per gli stranieri. Le novità del decreto che ha incassato la fiducia alla Camera
Stefano G. Pavesi/Contrasto Detenuti lungo il corridoio di un carcere

ROMA – Braccialetto elettronico come regola, e non più eccezione, per gli arresti e la detenzione domiciliari; pene più lievi e niente arresto in flagranza per il “piccolo spaccio”; libertà anticipata speciale per i detenuti che abbiano dato prova di un’effettiva rieducazione, fatto salvo chi si è macchiato di delitti di mafia e altri reati gravi; espulsione come misura alternativa alla detenzione per i detenuti stranieri per pene non superiori ai due anni. Sono queste le principali novità introdotte dal decreto “svuota carceri” che il 4 febbraio ha incassato la fiducia alla Camera.

Braccialetto elettronico e detenzione domiciliare. Il decreto prevede la prescrizione da parte del giudice del braccialetto elettronico, come regola generale (il giudice può comunque derogare qualora non ne ravveda la necessità), sia per la a misura cautelare degli arresti domiciliari che nell’applicazione della detenzione domiciliare. Entra inoltre a regime (prima era applicata in via transitoria) la possibilità di scontare presso il domicilio la pena detentiva non superiore a 18 mesi, anche se parte residua di una pena maggiore. Restano comunque esclusi i reati gravi.

Detenzione e piccolo spaccio di stupefacenti. Il decreto trasforma in reato a sé la detenzione e cessione di “lieve entità” degli stupefacenti, prima considerato un’attenuante. La misura è stata introdotta per evitare le pene sproporzionate per le fattispecie di minore entità (piccolo spaccio), che si producevano a causa del bilanciamento delle attenuanti e aggravanti (come la recidiva). Salvo che il fatto costituisca reato più grave, la fattispecie di cessione e detenzione di lieve entità, verrà punita con la reclusione da uno a cinque anni e con multe cha vanno da tremila a 26mila euro. Inoltre nel corso dell'esame in Commissione è stata prevista, per il piccolo spacciol’inapplicabilità dell’arresto obbligatorio in flagranza.Infine,per i minorenni, accusati di piccolo spaccio, sono previste misure cautelari, con invio in comunità terapeutiche.

Affidamento ai servizi sociali. Viene abrogato il divieto di disporre per più di due volte dell’affidamento terapeutico al servizio sociale. E viene innalzato da tre a quattro anni il limite di pena, anche residua, per l’applicazione dell’affidamento in prova al servizio sociale, con più ampi poteri del magistrato di sorveglianza per la sua applicazione.

Liberazione anticipata speciale. Il decreto prevede l’introduzione della liberazione anticipata speciale per il condannato che abbia dato prova di un’effettiva rieducazione in carcere. E prevede uno sconto aggiuntivo di 30 giorni (si passa da 45 a 75 giorni per semestre - per il periodo dal 1° gennaio 2010 al 24 dicembre 2015) per la liberazione anticipata ordinaria. La liberazione anticipata speciale non è applicabile ai periodi in cui il condannato è ammesso all’affidamento in prova e alla detenzione domiciliare, ai condannati ammessi all’esecuzione della pena presso il domicilio o che si trovino agli arresti domiciliari. Nel corso dell'esame in Commissione è stata introdotta una disposizione che esclude l'applicabilità del beneficio ai condannati per i reati di particolare allarme sociale, come i reati di mafia e altri delitti considerati particolarmente gravi.

Detenuti stranieri. Viene estesa la possibilità dell’espulsione, in alternativa alla detenzione, sia per alcuni reati previsti dal Testo unico sul’immigrazione che dal codice penale (con pene inferiori ai due anni). Il decreto prevede, inoltre, uno snellimento delle procedure per l’identificazione degli stranieri, misura che eviterà il frequente transito dei detenuti immigrati dal carcere ai Cie e permetterà di velocizzare la loro espulsione dal territorio italiano.

Garante nazionale dei detenuti. Viene istituito presso il ministero della Giustizia, il Garante nazionale dei diritti dei detenuti. Si tratterà di un collegio formato da tre membri, scelti tra esperti indipendenti, che resterà in carica per cinque anni non prorogabili. Il suo compito sarà quello di vigilare sul rispetto dei diritti umani nelle carceri e nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione). (ec)

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