22 aprile 2014 ore: 12:19
Immigrazione

Buba e gli altri migranti: far passare il tempo in attesa di tornare a vivere

Ha 23 anni ed è arrivato dal Senegal per realizzare “i sogni che devo ancora iniziare a fare”. È uno degli africani accolti a Bologna in una villa lontana dal centro. “A giugno avrò i documenti. Cerco lavoro, uno qualsiasi…”
Roberto Arcari/Contrasto Senegalesi parlano fra loro per strada

Senegalesi parlano fra loro per strada

BOLOGNA – Buba ha 23 anni, viene dal Senegal ed è uno degli 80 migranti arrivati a Bologna in queste settimane. Ha viaggiato per un mese e mezzo e per migliaia di chilometri, tra passaggi in macchina e lunghi pezzi a piedi fino alla Libia. Un viaggio costato poco più di 600 euro ma che per lui sono “a lot of money”, dice con un buon inglese. È partito senza meta, con i suoi amici, e adesso sono tutti accolti a Villa Aldini, un’antica e prestigiosa residenza sistemata però sopra la città, scomoda da raggiungere e non servita dai mezzi pubblici. “Presidio della Prefettura” dice il regolamento, frequenti i controlli della polizia. Arrivarci fa un certo effetto. Sembra quasi un centro estivo, una casa-vacanze, ma lì, in ferie – e assistiti dagli operatori del consorzio Arcolaio – non c’è nessuno. Buba e gli altri aspettano di tornare a vivere. Ma senza documenti, oggi, in Italia, è difficile ripartire. Aspettano un lavoro, soprattutto. Poi, poco prima che venga buio, per tutti arriva il momento di sgranchirsi le gambe. Un pallone può bastare per passare il tempo e dimenticarsi della vita che scorre così, aspettando qualcosa e qualcuno che ancora non arriva.

I giornali da tempo lanciano l’allarme, “nuova emergenza profughi” dicono i titoli, ma qui a Villa Aldini, non si respira aria di pericolo. È dei giorni scorsi la richiesta del sindaco di Bologna Virginio Merola, di un incontro – tenuto poi in Provincia alla presenza del prefetto Ennio Sodano - affinché anche i Comuni siano informati riguardo le modalità e le possibilità di accoglienza dei nuovi migranti. In Emilia-Romagna negli ultimi mesi ne sono arrivati 750. Trecentottanta solo in questi giorni. In provincia di Bologna ce ne sono altri 50 a Sasso Marconi ospitati a Villa Angeli e si parla anche di nuovi arrivi a San Lazzaro di Savena, un comune appena fuori città.

Buba si è imbarcato a Tripoli, la sua traversata è durata una notte. Non c’erano donne o bambini con lui sulla sua barca, solo uomini. Non ha avuto paura, “l’ho fatto per i miei fratelli” racconta. È venuto in Italia perché in Senegal non c’è lavoro e lui invece vuole realizzare i suoi sogni, “quelli che devo ancora iniziare a fare” spiega. Tra i prati di Villa Aldini ci sono una trentina di ragazzi, tutti giovanissimi, in buona parte tra i 20 e 25 anni. Sembrano sereni, giocano a pallone, salutano tutti con un “ciao” e un sorriso. Buba no, sta seduto su un muretto, le cuffie nelle orecchie e si rilassa guardando la città dall’alto. Gli piace la vista che c’è dal colle dell’Osservanza. Dice che Bologna è una bella città, ha visitato piazza Maggiore e il centro storico ma, sottolinea, anche quello che ha visto della Sicilia gli è piaciuto. Al nord c’è arrivato con un aereo partito da Catania. Semplicemente.

Porta i jeans con il cavallo basso e un bracciale borchiato sui toni dell’azzurro. Sta studiando l’italiano grazie a un corso organizzato all’interno della villa dal consorzio di assistenza. Poi vuole trovare un lavoro per mandare i soldi in Africa dove sono rimasti il fratello, 7 anni, e la sorella di 8. “Loro non vanno a scuola perché la mia famiglia non ne ha le possibilità – racconta commosso – ma io voglio che loro vadano all’università… Anche a me piacerebbe studiare ma preferisco siano loro a farlo. Per questo sono venuto sin qui”. Se pensa al suo passato lo definisce triste ma Buba non ama guardare indietro, non vuole parlare di ciò che è stato ieri, preferisce guardare avanti, pensare al futuro. “Se domani avrò una vita migliore – dice – tutto questo sarà merito mio”.

Scendere in città, da Villa Aldini, non è facile. Serve un mezzo, o molta voglia di camminare. Ma non si arrende: “È difficile nella mia condizione fare amicizie, ma ci sto provando. Ho voglia di confrontarmi con altri ragazzi della mia età”. Buba è curioso, fa un sacco di domande, non si stanca di parlare. Chiede come si vive in Italia, se è difficile trovare lavoro – un qualsiasi lavoro – e racconta che il suo futuro si saprà a giugno, quando spera di avere finalmente i documenti. Deciderà allora se rimanere a Bologna o spostarsi di nuovo. Quando avrà un po’ di soldi, però, vorrebbe tornare in Africa. Per ora fa passare il tempo, dopo la partita arriva la cena. (Irene Leonardi

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