21 marzo 2019 ore: 14:08
Giustizia

21 marzo, in 50 mila a Padova: "I nemici sono mafia e corruzione"

Così il fondatore di Libera don Ciotti in occasione della 24a Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Corteo a Padova e manifestazioni in tutta Italia. Mattarella: “La memoria è una spinta all'impegno fattivo per costruire una cultura della legalità”
Giornata vittime mafia

ROMA - “Il nemico non è il migrante, sono le mafie, la corruzione, l’usura, la mancanza del lavoro, le povertà, le insufficienze delle politiche sociali”. Dal palco allestito a Padova, dove quest’oggi si è tenuta la manifestazione principale della ventiquattresima Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera e Avviso Pubblico, è don Luigi Ciotti a ricordare l’impegno delle tante vittime della mafia. Circa 50 mila le persone che hanno sfilato per le strade di Padova, ma sono tante, in tutta Italia, le città in cui sono state organizzate manifestazioni e cortei. 

È da 163 anni che parliamo di mafie, non è possibile in un paese civile - ha tuonato don Ciotti -. Ma non è neppure possibile che l’80 per cento dei familiari delle vittime innocenti della violenza mafiosa non conoscano la verità o la conoscano solo in parte”. Eppure, ha aggiunto don Ciotti, “se siamo qui crediamo che il cambiamento è possibile”. Il fondatore di Libera, ha poi parlato di “aree grigie” delle mafie che occupano i “vuoti di democrazia”. “Le mafie sono forti quando la democrazia è debole, è malata - ha spiegato don Ciotti -. Quando i diritti di tutti diventano privilegi di pochi. Dobbiamo avere il coraggio e l’onestà di riconoscere che le mafie hanno occupato quei vuoti, si sono installate in mezzo a noi e questo anche perché sono diventate simili a noi. Le mafie oggi sono diventate simili a noi. Hanno acquistato e acquisito modi e sembianze più rassicuranti”. 

Prima del ricordo dei nomi di tutte le vittime, sullo stesso palco allestito a Prato Della Valle, è intervenuto il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà. “Le mafie rappresentano una reale minaccia per il nostro paese - ha detto Montà -. Questo lo dicono i tanti amministratori e politici indagati e arrestati. Lo dicono i tanti comuni avviati allo scioglimento. Lo dicono le centinaia di beni confiscati, anche nel Nord Est. Se le mafie sono qui presenti, noi abbiamo bisogno di prenderci un impegno: fare testimonianza, ma la memoria è produttiva nella misura un cui ha la capacità di generare reti di legalità organizzata per contrastare tutti insieme la criminalità. La legalità organizzata ha bisogno di una politica credibile e responsabile, che non cerca il consenso dei mafiosi che sono sui nostri territori”.

Durante la manifestazione è stato letto anche il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “La memoria è una spinta all'impegno fattivo per costruire una cultura della legalità e trasmettere anzitutto ai giovani i valori di solidarietà, di non violenza, di rispetto della persona e dei suoi inviolabili diritti”, ha scritto Mattarella. "Pronunciare uno a uno tutti i nomi di coloro i quali sono stati uccisi dalle mafie è anzitutto un atto di rispetto e di dignità - ha aggiunto Mattarella -. Quella dignità che le consorterie criminali volevano calpestare deve restare indelebile nella memoria della nostra comunità”. Il Presidente della Repubblica, infine, ha ricordato il ruolo delle istituzioni pubbliche, “chiamate a fare la loro parte, avendo davanti numerosi esempi di valorosi servitori dello Stato e dei loro sacrifici”

Nella giornata odierna sono arrivati anche i messaggi dei presidenti di Camera e Senato. "La battaglia contro le mafie, per lo Stato, è e deve restare una priorità assoluta fino a quando le organizzazioni criminali non saranno disarticolate - spiega la Presidente del Senato, Elisabetta Casellati -. Perché la mafia e la corruzione sono tumori che vanno estirpati e debellati definitivamente dal nostro Paese”. Per Casellati, è “doveroso coltivare ogni giorno la memoria di tutte le vittime innocenti che hanno pagato con la vita il loro impegno per la legalità - aggiunge -. Il loro sacrificio non deve cadere nell'oblio. Sono a fianco di tutte le persone che oggi a Padova, la mia città, scenderanno in strada per onorare il ricordo dei tanti cittadini, carabinieri, poliziotti, magistrati, imprenditori, politici e amministratori, giornalisti, sindacalisti e sacerdoti caduti per mano mafiosa”.  

Per Roberto Fico, presidente della Camera dei deputati, occorre “fare della lotta a tutte le mafie un movimento culturale e morale. Lo diceva Paolo Borsellino e credo siano parole che traccino nitidamente la strada che tutti insieme dobbiamo percorrere per costruire una società libera da ogni forma di sopraffazione e prevaricazione". Per Fico, “la dimensione economica e relazionale che la criminalità organizzata ha raggiunto è tale che l'azione repressiva della magistratura e delle forze dell'ordine, meritoria e indispensabile, non è sufficiente a sradicare quel vasto sistema di complicità, connivenza, e talvolta anche di mera acquiescenza, di cui le mafie continuano a giovarsi". Per questo, ha aggiunto Fico, “non bisogna abbassare la guardia e non smettere mai di promuovere e diffondere la cultura della legalità e dell'integrità civile, in tutti gli ambiti della società e del sistema produttivo. Perché per vincere la battaglia contro il sistema mafioso occorre la risposta di una comunità forte e coesa, che non si rassegna. Lo dobbiamo a chi ha perso la vita in questa lotta, ai loro familiari, e a tutti noi”.(ga)

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