20 maggio 2019 ore: 14:28
Disabilità

Apre il “Salotto M'aMa” per chi accoglie un figlio con bisogni speciali

Inaugurato a Firenze dall'associazione “Mammematte”, è uno spazio di confronto per le coppie, i singoli e le famiglie che hanno accolto – o pensano di accogliere – un figlio adottivo o affidatario con disabilità. Emilia Russo: “Anche le mamme affidatarie pensano con preoccupazione al 'dopo di loro' e cercano soluzioni"

box ROMA – Il partecipante più inatteso è stato un nonno ”biologico”, che ha il nipotino con bisogni speciali in affido a una famiglia: ha portato la  sua esperienza al “Salotto M'aMa”, inaugurato sabato scorso a Firenze dalla rete “Mammematte”. Un “salotto” riservato a chi ha accolto – o pensa di accogliere – un bambino o un ragazzo con bisogni speciali. “Ci siamo resi conto che queste famiglie hanno bisogno di parlare e confrontarsi in un luogo tutto loro, perché l'esperienza che vivono, o che si apprestano a vivere, è diversa da quella delle altre famiglie adottive o affidatarie – ci spiega Emilia Russo, una delle promotrici di questa iniziativa – E siccome a noi piace sperimentare, abbiamo deciso di aprire questo spazio di incontro, per il momento a Firenze, in un luogo facilmente accessibile e nell'orario che ci sembrava più comodo per tutti”.

Salotto M'ama

L'incontro era stato pensato per le famiglie affidatarie, ma “si sono presentate anche diverse famiglie adottive. Anche perché, quando c'è un bisogno speciale, l'affido è quasi sempre sine die, quindi somiglia molto a un'adozione – spiega ancora Emilia – Eravamo una ventina di persone, quasi tutte mamme, a parte due papà e il nonno. Quasi tutte avevano già il bambino o il ragazzo a casa, tre coppie erano in attesa e una aveva appena dato la propria disponibilità”.

A gestire il gruppo e condurre l'incontro, una “facilitatrice professionista, perché era necessario contenere e incanalare le grandi emozioni che effettivamente sono emerse durante l'incontro. Eravamo tutti perfetti sconosciuti e abbiamo dovuto innanzitutto trovare il modo per creare un clima di fiducia e intimità. Sono emerse non tanto le problematiche, ma una quotidianità che non è poi così terribile: l'esperienza che hanno raccontato le famiglie che hanno già accolto in casa un bambino con bisogni speciali non somiglia affatto a un martirio, né a una fatica insostenibile. Semmai, è il pensiero del domani che già inizia a preoccupare: è sorprendente che anche le mamme affidatarie si preoccupino del 'dopo di loro' e già cerchino una soluzione per quando non ci saranno più”.

box E poi ci sono le altre famiglie, quelle in attesa, da tanto o da poco tempo. “Mi ha colpito molto una mamma, che ha già compiuto tutto il percorso per accogliere un bambino speciale: si domanda con angoscia: 'E se alla fine non me lo danno?'. Quel bambino, che nessuno voleva e per il quale è stato difficilissimo trovare una famiglia. È già al centro della loro vita. Non pensano: 'Nessuno lo vuole, ce lo affideranno sicuramente', ma si preoccupano che alla fine il bambino che già sentono figlio loro possa non arrivare”.Ora già si pensa al prossimo incontro: “ci riuniremo il terzo sabato di ogni mese, qui a Firenze. Poi, dopo l'estate, penso che estenderemo il progetto anche ad altre sedi, perché abbiamo già capito che ce n'è bisogno”, spiega Emilia. C'è però un'altra idea che già si fa strada nella testa di queste mamme, che fanno dell'accoglienza – sopratutto “speciale” - il loro valore e il loro obiettivo: aprire un “salotto” anche per le famiglie biologiche, “quelle che non hanno più il figlio in casa. Ci è venuto in mente vedendo questo nonno, che sabato è venuto a raccontare la sua esperienza e a cercare un confronto con noi”. Intanto, la raccomandazione è “di fare sempre rete e farla subito, cercare aiuto prima che questo sia davvero necessario e diventi urgenza. Noi abbiamo creato questo spazio perché sappiamo quanto sia importante, specialmente per chi accoglie un bambino con bisogni speciale, confrontarsi con chi vive un'esperienza simile. Ma sappiamo anche quanto sia difficile, sopratutto quando tutto va bene, riconoscere e accettare questo bisogno. E' quando iniziano i problemi, che si cerca la rete. Ma noi siamo sicuri che sia meglio trovarla, prima che sia troppo tardi”. (cl)