7 gennaio 2019 ore: 12:43
Immigrazione

Sea Eye e Sea Watch. Dopo 17 giorni migranti allo stremo, "ora porto sicuro"

In queste ore di stallo si moltiplicano gli appelli alla responsabilità europea per permettere lo sbarco dei 49 migranti a bordo delle due imbarcazioni. Asgi: "Illegittimo negare porto sicuro di sbarco". Cir: "L'indifferenza dei paesi europei sta creando situazione pericolosa". Libera: "Così retrocede il nostro grado di civiltà"
Sea-Watch

Foto Sea-Watch

ROMA -  "Le persone resistono, come noi non saremmo in grado di fare, aiutandosi le une con le altre, anche se le condizioni metereologiche sono in peggioramento e molti sono allo stremo delle forze”. A parlare, in un’intervista a Radio radicale è Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, la nave dell'ong olandese ferma a largo di Malta, con a bordo ormai da 17 giorni, 32 persone. “Nessuno dei rilievi che ci sono stati fatti dal governo italiano rappresenta una violazione del diritto internazionale: il barcone su cui si trovavano i migranti non era già affondato e questo è un bene, ma non presentava le condizioni di navigabilità che un natante deve avere, come specificato dal regolamento di Frontex agli articoli 9 e 10" spiega ancora Linardi rispondendo alle accuse di palazzo Chigi e del ministro Toninelli sulle presunte violazioni che Sea Watch avrebbe compiuto nel salvataggio al largo della Libia, a Radio Radicale.

"Il soccorso in acque Sar libiche, area di responsabilità non di giurisdizione libica, è obbligatorio, come in qualsiasi altro tratto di mare per qualunque natante si trovi vicino al luogo da dove è partita la richiesta di aiuto. Se il comandante della nave dell'ong si fosse rifiutato di soccorrere, avrebbe commesso reato, secondo il diritto internazionale che noi -, prosegue la portavoce di Sea Watch - stiamo cercando di rispettare alla lettera''. Intanto la situazione sta diventando critica anche a bordo dell’altra imbarcazione, quella dell’ong Sea Eye, su cui comincia anche a scarseggiare l’acqua.

In queste ore di stallo si moltiplicano gli appelli alla responsabilità europea per permettere lo sbarco dei 49 migranti a bordo di Sea Watch (32 persone) e Sea Eye (17 persone). Dopo le parole di Papa Francesco di ieri, a scendere in campo oggi sono le organizzazioni che si occupano di diritti umani. Il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) esprime sconcerto e vivissima preoccupazione per la drammatica attesa alla quale si stanno costringendo queste persone, tra cui bambini molto piccoli. “Nonostante le condizioni meteorologiche avverse e in rapido peggioramento, nessun Paese Ue ha dato finora disponibilità ad aprire i propri porti per mettere al sicuro queste persone già fortemente provate - scrive in una nota -. Il rifiuto e l’indifferenza con i quali i Paesi europei stanno perpetrando una situazione di pericolo a scapito di persone in bisogno di protezione rappresenta non solo una gravissima violazione del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali, ma anche una preoccupante assenza di umanità”.

Il Cir ricorda che nel 2018 sono arrivati in Italia poco più di 20.000 persone: “il Ministro dell’Interno ha ribadito, ancora una volta, con una pervicacia degna di miglior causa, la chiusura dei porti italiani”. “Questa è la straordinaria situazione in cui ci siamo cacciati: pensare che il destino del nostro Paese sia legato all’approdo di quaranta o più disperati che rischiano la vita in mare per fuggire da guerre e persecuzioni” sottolinea il direttore del CIR, Mario Morcone. L’organizzazione chiede alle istituzioni italiane ed europee che venga al più presto individuato un porto sicuro perché sia data legittima accoglienza alle persone a bordo delle due navi.

Sulla stessa scia anche l’associazione Libera di Don Ciotti. “La situazione in cui versano le 49 persone da settimane a bordo delle navi Sea Watch e della Sea Eye a cui viene impedito di mettere piede a terra, ci retrocede come tante altre vicende recenti e meno recenti nel grado di civiltà e di umanità. Davanti a questi fatti drammatici dobbiamo provare tanta nostalgia di umanità, stiamo parlando di persone. Resistere oggi significa esistere - sottolinea l’associazione - Non limitarsi ad assecondare il corso della storia ma assumersi la responsabilità di deviarla quando vediamo che sta prendendo una direzione contraria alla libertà e alla dignità delle persone e alla loro speranza di giustizia. Ci fa soffrire vedere le forze di governo giocare una loro battaglia politica sulla pelle,sulla fragilità e sulla sofferenza delle persone”. Secondo Libera l'operato dell'Europa è “gravemente insufficiente ed è giusto che l' Europa si faccia carico nel suo insieme di una tragedia che ha contribuito non poco a provocare ma le inadempienze della politica non possono ricadere sulle spalle degli ultimi e degli indifesi, usati oggi come strumenti di ricatto per bassi giochi di potere. Quindi ben venga la ricerca di accordi vincolanti a livello continentale, ma intanto le persone si soccorrono e si accolgono. È questo il dovere della politica, ma è anche il compito di un popolo che ha dimostrato tante volte la sua vocazione all'ospitalità e alla solidarietà”. 

Per l’Asgi, l’associazione studi giuridici sull’immigrazione è Illegittimo negare l’attracco in un porto sicuro. “Da giuristi non possiamo quindi che denunciare, ancora una volta, l’illegittimità di quanto sta, nuovamente, accadendo nel Mediterraneo: il diritto di sbarco in un porto sicuro viene posto in discussione in ogni singolo episodio di salvataggio, senza considerazione alcuna per le norme - scrivono in una nota -.Sono solo gli ultimi casi di uno stillicidio ormai costante in spregio del diritto e fuori da ogni inesistente 'invasione', ammontando gli sbarchi nel 2018 a poco più di 20.000”. L’Asgi ribadisce che secondo il diritto internazionale del mare (Convenzione Sar sulla ricerca e il soccorso in mare ratificata dall’Italia nel 1989; Convenzione Solas sulla salvaguardia della vita umana in mare ratificata dall’Italia nel 1980 e la Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, ratificata nel 1994, tra le altre) gli Stati e, quindi, anche le autorità italiane, hanno l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a che tutte le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro; il rifiuto di consentire lo sbarco, in particolare a persone vulnerabili (donne e bambini, anche piccolissimi) sfuggite a torture e violenze, che oggi si trovano in permanenza prolungata su una nave in condizioni di sovraffollamento e di promiscuità e con bisogno di accesso a cure mediche e a generi di prima necessità viola inoltre le norme a tutela dei diritti umani fondamentali e sulla protezione dei rifugiati, in particolare l’art.2 (diritto alla vita) e l’art.3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione europea per i diritti dell’Uomo, oltre che il principio di non refoulement e il diritto di accedere alla procedura di asilo sanciti dalla Convenzione di Ginevra, dal diritto comunitario e dall’art.10 c.3 della Costituzione italiana.

Per questo l’Asgi si riserva di “supportare e promuovere ogni azione giudiziaria nelle sedi competenti per ingiungere il rispetto del diritto e sanzionare le violazioni in essere e l’indebita strumentalizzazione della situazione di persone vulnerabili al fine di porre in discussione le regole di ripartizione dei richiedenti asilo nell’Unione Europea al di fuori delle sedi proprie”. (ec)