16 maggio 2016 ore: 13:59
Giustizia

Carcere, riparte “Sosta Forzata”: in redazione ragazzi in messa alla prova

Dopo uno stop, il giornale riprende con la collaborazione dell’Ufficio per l’esecuzione penale esterna. Chiappini (direttore responsabile): “È bello che in tanti ci abbiano aiutato a non fare morire una lunga esperienza”. Proseguono i laboratori di scrittura per detenuti papà
Tania/Contrasto Carcere di Rebibbia: detenuti attraversano un corridoio

Foto di Tania

PIACENZA – Una nuova vita per “Sosta Forzata”, il giornale del carcere di Piacenza, chiuso lo scorso febbraio per cause non ancora chiarite. Oggi si chiama “Sosta forzata – itinerari della giustizia”: redattori, le persone in messa alla prova esterna dell’Uepe (l’Ufficio per l’esecuzione penale esterna, appunto), alcune studentesse volontarie e un tirocinante dell’Uepe. Al timone, Carla Chiappini, direttore responsabile della pubblicazione. “Sono ragazzi molto giovani, tra i 19 e i 28 anni – spiega Chiappini –. Le studentesse e il tirocinante hanno più o meno la loro età: si è instaurato un bellissimo confronto, molto diretto e onesto. Le ragazze si sono poste in una posizione mai accusatoria né tantomeno leggera, ma con un’idea di responsabilità e consapevolezza”. 

La versione cartacea di “Sosta forzata – itinerari della giustizia” esce – come il predecessore – in allegato al giornale diocesano “Il nuovo giornale”. La previsione è di uscire con 3 numeri l’anno (come d’abitudine): in tarda primavera, in occasione del Festival del Diritto (quest’anno dedicato al tema della dignità, in calendario a Piacenza 23, 24, 25 settembre) e intorno a Natale. “Vorremmo fare di più, ma con le forze che abbiamo questo è il massimo che possiamo fare – ammette Chiappini –. Queste pubblicazioni per noi sono essenziali: le portiamo nelle scuole, apriamo il confronto”. I primi numeri sono stati finanziati dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, ora rientrano tra le attività del Piano di zona per la salute e il benessere di Piacenza: “Siamo molto grati a entrambi: hanno permesso a una lunga esperienza di non morire, credendo fortemente in noi”. 

“Lavorare con ragazzi messi alla prova è molto diverso dal lavorare con detenuti, ma è un’esperienza altrettanto bella. I loro reati sono molto meno gravi e talvolta anche tollerati dalla società civile. Per questo tutta la riflessione, e la conseguenza scrittura, passano su binari diversi rispetto a quelli a cui eravamo abituati”. 

La rinascita del giornale della casa circondariale piacentina non è l’unico progetto a cui Carla Chiappini sta lavorando. L’altro riguarda gruppi di scrittura sulla genitorialità con papà detenuti e papà volontari. Laboratori a tutti gli effetti, che prevedono uno stimolo sui cui ragionare, il momento della scrittura e poi la condivisione, tutto in una stessa “seduta”. A febbraio si è concluso il primo gruppo nel carcere di Verona; quello a San Vittore si concluderà a maggio e quello nella casa circondariale di Parma verso l’inizio di giugno. “In ogni struttura abbiamo lavorato con altre associazioni: a Verona con l’associazione Microcosmo, a San Vittore con Ekotonos, a Parma con Per ricominciare. Sono state esperienze bellissime, che mi hanno confermato che, quando il mondo dell’associazionismo trova le chiavi per una vera collaborazione, la soddisfazione e i risultati sono amplificati 10 volte”. 

A Parma i laboratori coinvolgono i detenuti in alta sicurezza, a Verona e Milano detenuti comuni: “Variare la tipologia delle persone coinvolte, dai detenuti ai volontari, è uno degli aspetti più interessanti. Qui a Parma, per esempio, i detenuti mi hanno chiesto di leggere in gruppo ma di scrivere in privato, e gli incontri sono il lunedì, un giorno feriale: così, i papà volontari sono quasi tutti pensionati”. Chiappini racconta che, attraverso questi percorsi, ha sconfitto “il pregiudizio che avevo rispetto alle scritture maschili”. Nei laboratori si parla del ricordo del proprio padre e dell’esperienza di essere diventato genitore: “Non poniamo grosse questioni teoriche: le persone arrivano al cuore in maniera naturale. Scrivono pezzi bellissimi, delicati: letture inattese e inaspettate. Sabato scorso un papà volontario di San Vittore mi ha detto: ‘La cosa che ho capito è che qui dentro potrebbe esserci ciascuno di noi’. Il nostro desiderio, come sempre, infatti è quello di gettare ponti”. 

I laboratori di scrittura per papà detenuti a settembre saranno ospitati dalle carceri di Modena, Opera e molto probabilmente Padova (“Merito del nostro generosissimo e coraggioso sponsor, la Fondazione Cattolica di Verona”): alla fine di tutto il percorso è prevista una pubblicazione, curata scientificamente da alcuni docenti di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Piacenza. Entrambi i progetti sono frutto dell’impegno di Verso Itaca onlus, che da anni si occupa di portare, soprattutto nelle scuole, ragionamenti e riflessioni sui temi della giustizia. (Ambra Notari)

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