3 marzo 2016 ore: 11:44
Economia

Gli "Angeli della notte" che aiutano i senza dimora: impariamo ad ascoltarli

Il gruppo di volontari riesce ad assistere circa 60 homeless nel centro storico di Palermo portando cibo e coperte. La coordinatrice Rotolo: "Sono profondamente soli e completamente invisibili alla società e chiedono di essere confortati e incoraggiati"
Senza dimora dorme a terra con bottiglia acqua vicina

PALERMO - Generosi nei sorrisi e nelle parole di conforto. Con questo spirito i volontari dell'associazione "Angeli della notte" di Palermo aiutano chi vive in strada portando cibo, bibite calde e vestiti. Uno spaccato di umanità sofferente molto eterogeneo: ad avere bisogno sono prevalentemente senza dimora italiani e stranieri ma, negli ultimi tempi, si sono aggiunte anche persone e famiglie in povertà che vivono in alloggi di fortuna. Di seguito il reportage di una serata trascorsa insieme ai volontari, che prestano servizi il lunedì e il martedì. 

Per nulla scoraggiati dal freddo e dalla pioggia l'appuntamento dei dieci volontari, coordinati da Maddalena Rotolo è vicino alla stazione centrale, in via Torino. I portabagagli di ogni macchina sono pieni di cibo, acqua, bibite calde, vestiti, biancheria, scarpe e coperte. Dopo un momento di raccoglimento in preghiera, il gruppo parte insieme rispondendo ai bisogni di chi vive nell'ampia area del centro storico che dalla stazione centrale va fino a sotto i portici di via Ruggero Settimo (il salotto della città tra il teatro Massimo e Politeama). Il cibo è in buona parte cucinato dagli stessi volontari ma si raccoglie anche l'invenduto di cinque panifici e di una rosticceria. Un centinaio sono coloro che dormono in strada e una sessantina quelli a cui riesce a rispondere questo gruppo.

C'è William del Ghana che oltre a prendere il piatto di pasta, chiede se la prossima volta possono fargli trovare un abito da cerimonia che può servirgli per pregare in chiesa nei giorni di festa. Sotto i portici laterali della stazione centrale si avvicina un gruppo di senza dimora che per gran parte sembra avere problemi di alcol. Tra di loro c'è Veronica, una ragazza sudamericana di 30 anni che vive nei vagoni dei treni abbandonati e a cui i volontari donano un giubbotto. "Sono una figlia adottiva - dice -. Vivo da 3 mesi in questo modo perché non sono andata più d'accordo con la mia famiglia. So, però, che c'è chi sta peggio di me".

E c'è Angelo dalla lunga barba bianca: un uomo, apparentemente molto distinto che, ringraziando per tutto sembra avere una grande voglia di parlare. E ancora, Salvo che, avendo trovato un lavoro da poco in un'impresa funebre, spera presto di affittarsi almeno una stanza. Il più anziano, completamente accasciato a terra con coperte e cartoni, è Giovanni di 81 anni. "Sono finito in strada - racconta - , aspetto che mi ridiano la mia casa". C'è anche un'altra trentenne, Rosalba, che, ringraziando i volontari, scoppia a piangere cercando il conforto e l'abbraccio di qualcuno che possa aiutarla. 

Alla stazione dei pullman di Cairoli arriva tantissima gente. Ci sono un gruppo di africani che vivono lì vicino, c'è una famiglia intera che chiede spesa alimentare da cucinare e vestiti e c'è la signora Enza con il figlio con una gamba infortunata che trascorre la notte dentro gli autobus notturni. "Non pensavo che finisse in questo modo - dice con rabbia -. Spero soltanto che mio figlio trovi un lavoro". Il giro notturno si conclude prima, con il passaggio Lincoln, dove a trascorrere la notte tra coperte e cartoni ci sono soltanto stranieri e poi sotto i portici della via Ruggero Settimo dove tra gli homeless c'è anche un giovane soltanto con un cartone che chiede una coperta. 

"Con il tempo ho capito che non basta a queste persone soltanto portare il cibo e ciò di cui hanno bisogno - racconta Maddalena Rotolo, la coordinatrice del gruppo con tanti anni di volontariato alle spalle - ma occorre anche imparare a saperle ascoltare. La gran parte di loro sono profondamente sole e completamente invisibili alla società e chiedono anche di essere confortati e incoraggiati attraverso le nostre parole. Cerco per quanto mi è possibile di accompagnarli anche in altri bisogni quotidiani perché ognuno di loro ha situazioni diverse. Cerchiamo, insomma, di stargli vicino e volergli bene con quel poco che possiamo dare loro umanamente e non solo materialmente".

"Quando la sera so che devo uscire per i fratelli bisognosi - racconta anche la volontaria Silvana Farella - organizzo tutta la giornata in funzione di questo pensando a cosa devo cucinare e a quello che devo portare loro se la settimana prima avevano fatto delle richieste specifiche"."Si esce anche nei giorni di festa. Quando sono con loro - racconta Zina Romeo, un'altra volontaria - dimentico ogni malessere personale. Oltre al cibo, donare qualche parola di conforto è fondamentale per chi vive come loro abbandonato da tutti. E' sicuramente un'esperienza molto arricchente che va oltre il semplice dono materiale". (set) 

© Copyright Redattore Sociale