3 gennaio 2019 ore: 10:15
Non profit

Fondo Madad, in Libano per riportare l’acqua a libanesi e rifugiati siriani

Grazie al finanziamento del fondo fiduciario dell’Unione europea, la ong bolognese Gvc, in consorzio con Cisp e Acwa, ha contribuito al miglioramento della gestione e distribuzione dell’acqua pubblica in un’area caratterizzata da tensioni tra popolazione locale e rifugiati siriani
Gvc Onlus Zaboud

Zaboud. Foto: Gvc Onlus

Zaboud. Foto: Gvc Onlus
Zaboud

BOLOGNA - A Zboud, nel Nord della Valle della Bekaa, un comune che conta 110 residenti e 200 rifugiati, solo un quarto dei residenti pagava il canone dell’acqua. Lo scorso anno, però, qualcosa è cambiato: la percentuale dei paganti è salita fino al 95 per cento. Cosa è successo? A determinare un significativo aumento dei livelli di fiducia nei confronti del sistema pubblico di gestione e distribuzione dell’acqua in tutta l’area è stato un progetto finanziato dal fondo Madad – il Fondo fiduciario regionale dell’Unione europea in risposta alla crisi siriana – destinato al consorzio formato da tre organizzazioni umanitarie: Gvc, Cisp e Acwa. Attivo nella Valle della Bekaa, nel Sud e nel Nord del Libano, l’intervento coinvolge 15 località e mira a migliorare la gestione e distribuzione dell’acqua e ad aumentare la fiducia dei cittadini nei confronti del sistema pubblico, a beneficio della popolazione libanese e dei rifugiati siriani.

Da almeno 20 anni in località come Zboud tutti erano costretti ad acquistare acqua rifornita da autobotti, mentre ai rifugiati veniva distribuita – sempre da autobotti – una quota sovvenzionata. “Questo era uno dei fattori che determinavano un aumento delle tensioni tra le comunità”, spiega Elena Diato, project manager di Gvc in Libano. Nel 2000, il governo libanese ha tentato di avviare una riforma del settore, dando vita a 4 agenzie pubbliche dell’acqua finanziariamente autonome. Tuttavia, il sistema ha sempre sofferto per via di infrastrutture obsolete, mancanza di risorse e carenza di personale. “Alle difficoltà strutturali si aggiungono quelle determinate dall’incapacità di riscuotere il canone regolarmente, che a loro volta hanno effetti sulla quantità di risorse disponibili. Questo circolo vizioso indeboliva la qualità e la discontinuità del servizio idrico, la cui inaffidabilità generava ulteriore malcontento tra la popolazione”, spiega la ong bolognese Gvc.

Il progetto affidato al consorzio MiyahCon – composto, appunto, da Gvc, Cisp e Acwua – opera su tre direzioni: a livello infrastrutturale, attraverso interventi di riabilitazione; a livello sociale, per aumentare la partecipazione della cittadinanza attraverso informazione e sensibilizzazione; a livello istituzionale, per aumentare la capacità delle Agenzie dell’acqua di fornire un servizio migliore.

“L’intervento ha portato a un miglioramento notevole delle condizioni” ha dichiarato il sindaco della città, Rifaat Alaaeddine. Per Chardo, rifugiato siriano accolto nell’area, il nuovo sistema “è più economico e l’acqua è più pulita rispetto a quella fornita dalle autobotti”. A fargli eco c’è Hasan, un libanese che ha un negozio a Zboud: “La mia famiglia è più felice grazie al nuovo sistema idrico”. (Ambra Notari)

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