3 aprile 2015 ore: 16:49
Giustizia

Centri antiviolenza, la denuncia: "La tutela delle donne non diventi business"

In una lettera all’assessore regionale alle Politiche sociali della Campania, Raffaella Palladino, referente dell'associazione Donne in rete contro la violenza denuncia ”improvvisazione e incompetenza"

- Napoli – Cooperative inadeguate e procedure poco corrette per la realizzazione dei Centri Antiviolenza in Campania: è quanto denuncia Raffaella Palladino, referente territoriale e membro del consiglio nazionale dell’Associazione DiRe, Donne in rete contro la violenza, in una lettera all’assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania Bianca D’Angelo. Secondo la Palladino, la realizzazione di 57 centri antiviolenza in Campania (finanziati con il Decreto di riparto n. 25 del 17 gennaio 2014)  è stata affidata "all’improvvisazione e all’incompetenza" e "condizionata ancora una volta da esigenze diverse dalla tutela delle donne e dei minori quali le politiche clientelari che continuano innegabilmente a determinare gli esiti di molte gare". 

"Le procedure ad evidenza pubblica attivate – scrive la Palladino - per fortuna ancora in un numero molto limitato di territori, sono assolutamente inadeguate per individuare criteri di selezione degli Enti Gestori dei Centri antiviolenza rispondenti alle prassi consolidate e all’esperienza delle politiche delle donne, ma sono soprattutto non rispondenti alle normative vigenti sul territorio nazionale e regionale". La referente di DiRe si riferisce in particolar modo alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica adottata ad Istanbul, a quanto sancito dalla legge 119/2013 e  in conferenza unificata Stato Regioni il 27 Novembre 2014 sui requisiti minimi necessari dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio. Secondo normative e accordi, i Centri antiviolenza possono essere promossi da organizzazioni che operano nel settore  del sostegno e dell’aiuto delle donne vittime di violenza, che abbiano competenze specifiche, esperienza e metodologia adeguate e personale «specificatamente formato sulla violenza di genere".

Inoltre il tema del contrasto alla violenza sulle donne deve essere prioritario nei loro statuti costitutivi e devono vantare un’esperienza, stando alla Convenzione di Istanbul, di almeno cinque anni nel settore. Secondo Raffaella Palladino nulla di tutto questo è stato preso in considerazione dalle amministrazioni che hanno già provveduto ad affidare i centri, per cui scrive: "Confidando nella chiara volontà dell’Amministrazione Regionale di strutturare invece un sistema veramente efficace di servizi di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne, le chiedo di mettere in campo tutte le strategie e gli strumenti  a sua disposizione  per vigilare sul corretto utilizzo  delle risorse impegnate e per evitare che la tutela dei diritti e delle libertà delle donne si trasformi in un irresponsabile business alla vigilia di una delicata campagna elettorale quale quella che ci accingiamo tutti ad affrontare". (ip)