28 gennaio 2021 ore: 10:00
Welfare

Calabria, via libera al Piano per il sociale. Ma resta il “nodo” delle risorse

di Francesco Ciampa
Il documento descrive una realtà disomogenea con territori sprovvisti di strutture e invita a potenziare le capacità di accesso a nuovi finanziamenti. Intanto il Comune di Catanzaro chiede trasferimenti dallo Stato secondo equità richiamando le osservazioni della Corte dei conti
Disabilità, carrozzina, sedia a rotelle

Il Piano sociale regionale approvato a fine dicembre dall’assemblea legislativa della Calabria è in via di principio una sorta di “bussola” per individuare la strada verso il miglioramento dei servizi e delle politiche a sostegno delle persone con disabilità, dell’infanzia, dell’adolescenza, per il contrasto alla povertà, ecc... Tutto questo con il ruolo centrale dei Comuni. Che raggruppati in ambiti territoriali sono chiamati a cogliere specifici bisogni, a pianificare, ad autorizzare e accreditare servizi per le loro zone di riferimento alla luce della riforma deliberata nel 2019, dopo oltre un ventennio d’attesa, durante la precedente legislatura su impulso della giunta di centrosinistra. Il Piano però “è un punto di partenza, non è altro che una fotografia attuale, forse già superata dopo l’emergenza Covid”, dice l’assessore regionale al welfare, Gianluca Gallo, parlando in aula nel corso dei lavori dedicati alla discussione di questo strumento di programmazione. Un piano che al netto delle complicanze socio-economiche derivanti dalla pandemia da coronavirus fa comunque emergere diversi punti critici su cui intervenire.

Strutture per minorenni: aree scoperte

Intanto, dal piano sociale 2020-2022 risulta una situazione ‘a macchia di leopardo’ con territori sprovvisti di servizi. Per esempio, per quanto riguarda i centri diurni e le attività di accoglienza residenziale rivolte a persone minorenni, si osserva che “gli ambiti territoriali di Villa San Giovanni, Taurianova, Melito Porto Salvo e Serra San Bruno, con un’incidenza della popolazione minorile complessiva pari al 2% della popolazione minorile calabrese, sono completamente scoperti”. Di conseguenza, “si ritiene necessario avviare una riprogrammazione relativamente alle strutture socio-assistenziali specificamente dedicate alle attività di sostegno dei minori”.

Anziani, adulti e disabilità: territori a corto di posti

Altro esempio vale per le persone anziane, “il 21% cento circa della popolazione” calabrese: “Gli ambiti rispetto ai quali si rileva una copertura sfavorevole relativamente a questa fascia di popolazione sono Melito Porto Salvo, Cirò Marina e Praia a Mare”.  Per quanto riguarda, invece, le strutture socio-assistenziali per adulti in difficoltà, “si riscontra una completa mancanza di posti in 18 Ambiti territoriali su 32”. Mentre in merito ai servizi per le persone con disabilità, “gli Ambiti territoriali di Caulonia, Soveria Mannelli e Taurianova sono completamente sprovvisti di posti specificamente dedicati”.

Un lungo percorso e obiettivi ambiziosi

Il piano “è un lavoro che parte da lontano”, dalla bozza promossa dall’ assessora dell’ultima giunta Oliverio, Angela Robbe, e prima ancora “dal lavoro svolto dall’assessore Guccione ripreso poi dall’assessore Federica Roccisano”, sottolinea Sinibaldo Esposito (Casa delle Libertà) illustrando il documento nel corso della trattazione in consiglio regionale. Un lungo percorso basato su obiettivi ambiziosi. Tra questi: rilanciare l’assistenza domiciliare e il supporto alle famiglie, potenziare i centri diurni, creare alleanze più forti con il ‘Terzo settore’, superare il più possibile lo spezzettamento delle risposte ai bisogni collegando sempre di più assistenza sociale e sanitaria.

Dibattito in consiglio regionale: il nodo delle risorse

Al centro della discussione in aula, anche il tema della copertura finanziaria: “L’altra questione è che le riforme non si fanno senza soldi”, afferma il consigliere del partito democratico Carlo Guccione. “Io - aggiunge in riferimento al bilancio regionale - non vedo lo sforzo di aumentare le risorse”; e “se non ci mettiamo le risorse noi rischiamo di fare un vero e proprio flop”.

L’assessore Gallo, dal canto suo, si sofferma sui Comuni “che hanno sui propri conti correnti diverse decine di milioni di euro non spesi”. “Ai Comuni bisogna offrire collaborazione e per questo stiamo anche cercando di fornire il personale necessario e adeguato per gestire questa massa di nuove competenze”, continua Gallo parlando di un percorso formativo di affiancamento già avviato dalla precedente giunta regionale: un iter partito a  seguito della riforma del welfare che  in linea con la legislazione nazionale e regionale dà ai Comuni ampi poteri di pianificazione e gestionali restringendo i compiti della Regione concentrati soprattutto sulla programmazione generale e sul coordinamento. “Un anno di grande difficoltà”, afferma Gallo a proposito della fase di transizione. “Questa - aggiunge pensando all’indomani delle elezioni di primavera - sarà la grande sfida per chi sarà l’assessore, per chi avrà questa responsabilità di governo, in un momento difficile perché la crisi e i bisogni si sono acuiti a causa del Covid”.

Critiche dai Comuni: la decisione del Tar

Le migliorie definite nel piano devono (a oggi) concretizzarsi attraverso l’operato dei Comuni seguendo in sostanza l’impianto della riforma regionale del sociale. Questione spinosa perché dal versante dei Comuni sono arrivate forti contestazioni. Un esempio è il ricorso presentato al Tribunale amministrativo regionale della Calabria dal Comune di Catanzaro in qualità di ente capo ambito. Secondo il ricorrente, le nuove funzioni amministrative dei Comuni non sarebbero accompagnate dalla certezza di congrui trasferimenti di risorse a loro favore, né ci sarebbe certezza di rispetto all’effettiva compartecipazione degli utenti; ne deriverebbe dunque il rischio di non rispettare il principio costituzionale dell’equilibrio di bilancio. Obiezioni respinte dal Tar con sentenza dell’estate scorsa. In particolare, i giudici amministrativi, nel sottolineare il ruolo dei Comuni, chiamati per legge alla compartecipazione, considerano infondato il ricorso poiché, tra le altre cose, gli enti locali devono gestire le risorse avendo sempre e comunque a disposizione l’ombrello protettivo del ‘tetto di spesa’. In sostanza, per il Tar “deve ricordarsi come il sistema degli interventi e dei servizi sociali deve essere strutturato in maniera tale da garantire il contemperamento tra vincoli di bilancio e soddisfacimento dei diritti sociali”. 

 

L’ex assessora Robbe difende la riforma

 

Dal lato della politica, c’è poi chi considera la sentenza del Tar come la conferma della bontà della riforma: così la pensa l’ex assessore alle Politiche sociali Angela Robbe, che subito dopo l’arrivo della sentenza sottolinea attraverso i giornali locali le “procedure corrette” della riforma e sostiene la possibilità di utilizzare “risorse ingenti” per accompagnare gli ambiti alla gestione delle attività. Il tutto secondo nuove regole da cui scaturisce “la possibilità di superare un ingiustificato oligopolio a danno degli utenti”, dice Robbe per un’intervista a marzo scorso su Redattore Sociale: dichiarazioni rese per ricordare le ipotesi di compartecipazione agevolata dai lei a suo tempo immaginate per i Comuni, ma anche per appoggiare il regolamento che indica i requisiti richiesti ai centri da accreditare.  Disposizioni giudicate sconvenienti da alcune strutture, da modificare in parte secondo Gallo, e accettate da altre realtà d’impresa tra cui quelle che nel frattempo hanno investito ristrutturandosi.  

 

“Migliorare la capacità di accesso alle risorse”

 

Tornando al tema delle risorse, anche il Piano si sofferma sulle politiche di spesa. Nel documento si fa riferimento a una “grande e variegata” disponibilità di canali di finanziamento che “pone l’esigenza di migliorare la capacità di accedere alle risorse dell’Unione Europea”.  Inoltre, agli Ambiti territoriali è richiesta la capacità di tracciare visioni e soluzioni, “un ruolo proattivo nell’acquisizione di altre risorse” come ad esempio “i fondi messi a disposizione da altri enti pubblici o privati, quali Fondazioni bancarie, banche, aziende, consorzi, enti del Terzo Settore”, ecc...

 

Soldi dallo Stato: Catanzaro chiede equità

 

C’è poi chi ritiene prioritario rivedere i criteri di trasferimento di risorse da parte dello Stato. Il 20 gennaio scorso, ad esempio, in una nota dell’ufficio stampa del Comune di Catanzaro si apprende che il sindaco della città capoluogo, Sergio Abramo, ha inviato tramite l’ufficio legale dell’ente una diffida alla Presidenza del consiglio dei ministri “chiedendo che, una volta per tutte, entro il termine di 60 giorni, possa essere garantita una equa e corretta individuazione delle risorse finanziarie aggiuntive da trasferire al Comune”.

Secondo i calcoli dell’ente, nelle casse comunali “mancano 15 milioni di euro a seguito dei minori trasferimenti da parte dello Stato” con pesanti ricadute nella spesa per le politiche sociali. La causa sarebbe il “meccanismo perverso che, attraverso il criterio della cosiddetta spesa storica, ha comportato un graduale taglio di 46 miliardi in media all’anno al Sud”, dichiara il sindaco citando a conforto della sua posizione il ‘Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica’ stilato dalla Corte dei conti.  

 

Il federalismo e le osservazioni della Corte dei conti

 

Nella sua relazione di sintesi, la magistratura contabile sottolinea in effetti che “non è ancora stabilito il percorso di superamento del criterio della spesa storica” per prestazioni diverse da quelle sanitarie. Inoltre, dice che appaiono “piuttosto incerti i meccanismi perequativi finora predisposti” per uniformare su scala nazionale i livelli essenziali dei servizi. In più, la Corte dei conti sostiene che “le recenti istanze di regionalismo differenziato rendono potenzialmente ancora più problematico il percorso verso un quadro stabile di federalismo simmetrico”, utile secondo i suoi sostenitori a bilanciare esigenze di autonomia e spinte solidaristiche per compensare il più possibile le disparità tra Regioni. Insomma: tanta carne sul fuoco e molte soluzioni possibili da ricercare su più livelli di responsabilità.

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