15 dicembre 2013 ore: 14:22
Immigrazione

Calais: 500 profughi senza centro d'accoglienza, dilagano le tendopoli

Il ministro Manuel Valls è andato in visita alla cittadina sulla Manica, una delle tappe della rotta che porta soprattutto i profughi siriani fuori dall'Italia, verso Paesi del Nord Europa. Le associazioni restano scettiche e considerano il vertice del 12 dicembre "inutile"
Rifugiati, donna in un campo profughi con vestito colorato

MILANO – "Una passerella mediatica, non cambierà nulla". Così Philippe Wannesson, dell'associazione La marmite aux idées, un gruppo francese che difende i diritti dei migranti a Calais, ha definito la giornata che il ministro degli Interni francese Manuel Valls ha passato sulla città della Manica il 12 dicembre. Il titolare dell'Interno ha organizzato un vertice con forze di polizia cittadina e con il primo cittadino Natacha Bouchart (dell'Ump, il partito d'opposizione ai socialisti di Valls) per discutere della questione sicurezza.

box Un incontro che per le associazioni è servito solo a rafforzare i controlli della polizia ma che nulla ha aggiunto su quella che sarà l'accoglienza dei profughi che da Calais cercano di raggiungere la Gran Bretagna. "In questo momento a Calais ci sono circa 500 persone (350 secondo invece i dati della polizia)  tra cui anche persone che hanno lo status di rifugiato – spiega Wannesson – ma non esistono centri di accoglienza". È così che nascono le tendopoli e le occupazioni abusive che dilagano in città. Calais è una delle tappe che seguono i migranti in fuga dall Nord Africa o dalla Siria. Da qui proviene la maggior parte dei profughi, gli altri sono afghani ed eritrei.

Le associazioni di sostegno ai migranti La marmite aux idées, L’Auberge des Migrants, Carrefour des Solidarités, le Collectif Fraternité Migrants Bassin Minier 62, Emmaüs, France Terre d’Asile, la Marmite aux Idées, Médecins du Monde, Terre d’Errance Norrent-Fontes e la Délégation du Secours Catholique du Pas-de-Calais hanno sottoscritto un documento in cui chiedono al ministero degli Interni di interrompere i respingimenti forzati dei profughi da Calais.

"Non sappiamo nemmeno quante sono state nel 2013 – spiega Wannesson – ci sono dei casi che sono noti all'opinione pubblica, ma la maggior parte sono passati in silenzio". L'unico risultato, denunciano le associazioni, raggiunto da Valls nella sua visita a Calais è stato l'inasprimento delle misure contro i profughi in città. Con il pericolo che tra i respinti finiscano anche persone che hanno il diritto di restare in Francia. Nulla di nuovo, secondo le associazioni. Dal 2009 la condizione di vita dei profughi a Calais è drammatica, dal punto di vista abitativo, medico-sanitario e dal punto di vista del rispetto dei diritti. Tra i profughi di passaggio a Calais, circa il 20 per cento hanno intenzione di restare, gli altri sperano di poter chiedere asilo in Gran Bretagna, lontani dalla crisi che colpisce l'area Schengen. Dall'inizio dell'anno le richieste d'asilo politico deposte a Calais sono state 500. (lb)

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