5 maggio 2019 ore: 09:29
Famiglia

Camilla, Martina, Giovanna: storie di molestie in campo, in comunità, in rete

Giornata nazionale contro la pedofila e la pedopornografia. Nel dossier di Telefono Azzurro "Abuso sessuale e pornografia", le testimonianze di alcune giovani vittime, che hanno avuto il coraggio di chiedere aiuto. In Italia 224 casi di abusi segnalati nel 2018: a subirli sono soprattutto bambine (66,2%), a commetterle nella maggior parte dei casi i genitori (40,6%)
Pedofilia. Bambino in penombra con pallone

ROKMA - Camilla ha 14 anni e gioca a pallavolo da quando ne ha 8. La squadra è tutto per lei, ma da qualche tempo qualcosa non va. La sua amica Rachele, la più piccola e promettente del team, ha un rapporto speciale con l’allenatore, che le ha chiesto un maggior impegno per far fruttare il suo talento. Rachele si trattiene più delle altre dopo gli allenamenti, e fa esercizi aggiuntivi durante le trasferte. Ma durante una trasferta, Camilla scopre l’allenatore stringere e palpare la sua allieva sul campo da gioco, dopo la partita, quando ormai non c’era più nessuno. Rachele sembra in apnea, racconta Camilla, ha un’espressione tirata, e sta per scoppiare a piangere. Quando vede l’amica, le corre incontro agitata, divincolandosi velocemente dall’allenatore.

Da quel giorno Camilla decide di diventare ‘l’angelo custode’ della compagna di squadra e si ripromette di tenerla d’occhio. Rachele piace a Camilla perché le assomiglia: è molto riservata ed ha una grande passione per gli stessi cantanti che piacciono a lei, e per questo le due hanno tanto da condividere. Eppure Rachele non riesce a parlare apertamente con lei di quello che sanno entrambe, e le chiede di non farne parola con nessuno. Ma quando un giorno vede l’allenatore trattenere Rachele in un angolino mentre prova a baciarla, Camilla capisce che è il momento di fare qualcosa. Non può aiutare Rachele da sola, e sa anche che rivelare tutto ai genitori significherebbe lasciare la squadra, che ha troppo a cuore.

Allora le viene in mente quello che ha letto sul sito di Telefono Azzurro. Quello che stava facendo l’allenatore a Rachele aveva una definizione precisa: molestie sessuali. “Potrei rivolgermi a Telefono Azzurro”, pensa. Non si era mai considerata un tipo coraggioso, eppure si ritrova a raccontare tutto. “L’anno scorso l’allenatore aveva iniziato con piccole attenzioni a qualcuna di noi, come portarci dei piccoli regalini in cambio di baci sulla guancia, così per scherzare, diceva. A volte ci faceva delle foto in cui ci chiedeva di fare le carine o di fare facce provocanti. Quando ci facevamo i selfie con lui, a volte allungava le mani più del consentito, ma rideva sempre quando lo faceva… io sono un tipo riservato quindi con me non ha mai fatto nulla di che, ma Rachele è molto più timida e parla pochissimo, forse per questo ha scelto proprio lei…“.

Camilla è stata zitta per troppo tempo, e quando chiama Telefono Azzurro, non vuole più smettere di raccontare: “Mi fa paura anche che possa andare oltre con altre”.bL’operatrice la rassicura e valorizza la sua richiesta di aiuto; le propone di segnalare la situazione alla Polizia che indagherà sull’allenatore e sulla sua condotta, con l’obiettivo di mettere in protezione Rachele e tutte le ragazze che potrebbero essere in pericolo.

Abuso extra familiare. La storia di Martina. Martina ha 16 anni e da qualche anno vive in comunità con il fratello minore. In famiglia la situazione era complessa e per questo il Tribunale per i Minorenni li ha affidati a una struttura alternativa. Martina chiama la prima volta la linea 1.96.96 di Telefono Azzurro poco dopo aver litigato con un’educatrice della comunità. “Le ho chiesto un favore, e l’educatrice mi ha detto che lei non è mia madre, ha iniziato a urlare e a dire che non ho una madre”, racconta. Mentre parla piange. La voce dall’altro lato della cornetta le infonde fiducia, e così rivela all’operatore che quello non è stato l’unico episodio ad averla fatta soffrire.

Qualche mese prima, durante un turno notturno, un educare, approfittando del fatto che si sentisse male e della sua richiesta di aiuto, l’ha toccata nelle parti intime. “Io dormo con una maglietta, senza biancheria sotto. Quel giorno stavo male, avevo vomitato. L’educatore mi ha toccato prima la testa, poi il petto, poi le parti intime” racconta. “Mi teneva i fianchi, mi sentivo bloccata e a disagio, avevo una paura grandissima. Mi ha spaventato, non capivo cos’era, non mi sembrava affetto”, continua la ragazza. Quando ha provato a raccontare la storia ai membri della comunità, non ha ricevuto nessun tipo di aiuto. L’educatrice e la responsabile della comunità a cui si è rivolta si sono preoccupate solo di mantenere il “segreto”, intimandole di non spargere la voce.

“Mi hanno detto che non ne devo parlare con nessuno, che questa è una cosa che si deve risolvere in comunità e che se parlo la struttura chiude e io e mio fratello siamo in mezzo a una strada”, racconta Martina. Ma, fidandosi di Telefono Azzurro, ha lasciato tutte le informazioni necessarie per segnalare l’accaduto alle Forze dell’Ordine che, grazie a un tempestivo intervento, hanno garantito alla ragazza e al fratello di essere messi in sicurezza.

Adescamento on line. Giovanna in una web room. Giovanna ha 15 anni e ama navigare sul web. Si destreggia tra i social network, usa i tutorial per truccarsi e fa shopping online. Un giorno decide che vuole provare anche a stringere nuove amicizie sul web, ma è timida ed entra in una chat anonima con il nickname della sua cantante preferita. Si ritrova in una web room e inizia a ricevere i primi contatti.

Il primo è Alex: ha 40 anni e dichiara di essere alla ricerca di una compagna. Giovanna gli rivela la sua età e cerca di congedarsi, ma l’uomo vorrebbe continuare a parlare con lei. “Mi piacciono le ragazze piccole e fresche”, scrive. Intimorita, Giovanna chiude frettolosamente la conversazione. Entra subito un nuovo contatto: è il 50enne Dimitri che si presenta scrivendo “Mi piaci”. Giovanna precisa di avere 15 anni e l’uomo prontamente incalza in più battute: “Che problema c’è? Mi piacerebbe giocare nel letto con te. Sei già una donna anche se hai solo 15 anni. Mi manderesti una tua foto?”. Amareggiata e delusa, la ragazza chiude la conversazione. Decide, però, di fare un ultimo tentativo: questa volta è Alessio a scriverle. Si presenta come uno studente di medicina di 24 anni che abita nella sua stessa città. S’interessa di fotografia, manga e serie tv. “Finalmente un ragazzo normale!”, pensa Giovanna. I due parlano all’incirca mezz’ora, dopodiché Alessio propone a Giovanna di incontrarsi in una gelateria del centro, per gustare insieme il cono migliore della città.

La ragazza prende tempo, ma Alessio inizia a diventare insistente: “Non l’hai ancora capito che vorrei toccarti, baciarti e divertirmi un po’?”. Giovanna esce dalla web room, scossa per l’ennesima spiacevole esperienza. Dopo un paio di giorni, navigando online, scopre la chat di Telefono Azzurro e decide di chiedere aiuto. Racconta all’operatrice l’intera vicenda, trovando uno spazio in cui dar voce alle proprie emozioni ed essere ascoltata. Sostenuta dall’operatrice, riconosce l’importanza di segnalare alle Autorità competenti quanto successo per evitare che altri ragazzi vivano la sua stessa esperienza. Anche in questo percorso di segnalazione, Telefono Azzurro è al suo fianco, contatta la Polizia Postale, racconta la vicenda di Giovanna e fornisce tutti i dati e gli elementi relativi agli scambi avuti in chat.

Le storie di Camilla, Martina e Giovanna sono contenute nel dossier "Abuso sessuale e pedofilia", pubblicato da Telefono Azzurro in occasione della decima Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, che ricorre il 5 maggio

 

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