20 maggio 2014 ore: 13:52
Immigrazione

Campi profughi in Libia, Unhcr: “Non ci sono le condizioni”

Così la portavoce Carlotta Sami sull’ipotesi avanzata da Renzi: "Migranti in pericolo in Libia. Da mesi non abbiamo un nostro delegato lì perché non è stato reso possibile da un governo che di fatto non c’è"
Profughi dalla Libia. Persone per strada con valige

ROMA – “Non credo assolutamente che in questo momento ci siano le condizioni per avere dei centri per l’esame delle richieste d’asilo in Libia”. Così Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per il Sud Europa, sull’ipotesi di portare le organizzazioni dei rifugiati “a fare i campi profughi sulle coste libiche” avanzata stamattina dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante un incontro con il comitato editoriale di Vita. Per l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati la situazione in Libia non permette di pensare interventi di questo tipo. “In Libia da mesi non abbiamo neanche la possibilità di avere un nostro delegato – ha spiegato Sami -, perché non è stato reso possibile da un governo libico che di fatto non c’è. Con alcuni colleghi che lavorano in condizioni molto difficili, con il coprifuoco e correndo anche dei rischi, facciamo un lavoro di monitoraggio nei centri di detenzione e con i nostri partner siamo presenti quando ci sono gruppi di rifugiati che vengono fermati o salvati dalla guardia costiera libica e hanno bisogno di assistenza medica. Questo è quello che è possibile fare nel contesto attuale”.

Per l’Unhcr, la situazione attuale in Libia è preoccupante soprattutto per i rifugiati. “La Libia è un paese che non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra – ha aggiunto Sami – e quindi non riconosce lo status di rifugiato. È un paese dove esiste un pericolo enorme per i migranti, sia per chi viene dai paesi dell’Africa subsahariana, sia per i profughi e rifugiati, anche per i siriani, perché nei centri di detenzione ufficiali o non ufficiali queste persone subiscono gravissime violenze e vivono in condizioni disperate”. Sull’appello rilanciato in questi mesi da più fronti di aprire dei canali umanitari, per Sami occorre prima di tutto capire cosa si intende con “canali umanitari”, ma chiariti i dubbi sulla terminologia, “noi siamo i primi a dire che occorre che gli stati membri dell’Unione europea e i governi dei paesi in cui transitano i profughi possano individuare delle misure alternative per permettere a queste persone di fare la domanda d’asilo nei paesi di transizione e non arrischiarsi ad attraversare il mediterraneo, questo lo diciamo da tanto tempo”.

Intanto si avvicina il semestre europeo per l’Italia e la questione rifugiati potrebbe trovare spazio tra le priorità che il governo italiano potrà portare in Europa. “Speriamo che questo tema sia al centro in maniera concreta – ha spiegato Sami - e che si sollecitino dei modi per dare concretezza al principio di solidarietà, un principio fondante della stessa Unione europea che prevede che tutti gli stati siano tra loro solidali in momenti in cui c’è uno stato di particolare difficoltà. Quello dell’afflusso di rifugiati da paesi in guerra è uno di questi casi. Speriamo anche che l’Unione europea possa fare sempre di più da un lato per accogliere, ma anche per trovare una soluzione a questi conflitti, oltre che continuare ad accrescere ciò che fa in termini di aiuto allo sviluppo e di intervento umanitario”. (ga)

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