12 dicembre 2014 ore: 11:41
Immigrazione

Campi rom, un ufficio "di scopo" per chiuderli? "È politica emergenziale"

Il presidente della cooperativa Ermes boccia la proposta della 21 luglio fatta al sindaco di Roma per chiudere i campi rom nella capitale e che sembra piacere al primo cittadino. Di Maggio:"Ricorda le modalità emergenziali degli ultimi 15 anni, da Rutelli a Alemanno"
Campo rom, villaggi attrezzati roma

ROMA - Un ufficio di scopo per mettere fine ai campi rom nella capitale? Significa ripristinare una politica d'emergenza dopo che l'ultima è stata dichiarata illegittima. È questo il commento di Salvo Di Maggio, presidente della cooperativa Ermes, da anni impegnata in progetti socioeducativi a favore dei rom, alla proposta avanzata dall'associazione 21 luglio al sindaco di Roma Ignazio Marino e che secondo la stessa associazione sembrerebbe piacere al primo cittadino. La proposta è stata consegnata circa un mese fa a Marino e prevede la creazione di un ufficio ad hoc per chiudere i 7 villaggi attrezzati e i 4 centri di accoglienza temporanei per rom. Secondo l'associazione, l'ufficio dovrebbe lavorare a stretto contatto col gabinetto del sindaco e non all'interno del Dipartimento delle politiche sociali e potrebbe portare alla chiusura di almeno due campi e due centri di raccolta entro il 2018 utilizzando le stesse risorse impiegate fino ad oggi per gestire le stesse strutture.

Per Salvo Di Maggio, però, la proposta ricorda molte delle politiche emergenziali del passato e che in questi giorni sono finite anche nell'inchiesta della magistratura romana su quella che viene definita "mafia capitale". "La proposta ci ricorda di quando sono state fatte iniziative con modalità emergenziali o comunque fuori dall’ordinario - spiega Di Maggio -. Come nel 2000 con Rutelli che nominò responsabile ad hoc l’avvocato Lusi, di cui abbiamo saputo il tipo di approccio all’uso di risorse che non seguivano canali ordinari. Nel 2005, invece, Veltroni nominò Odevaine sempre con procedure d’emergenza per lo sgombero di vicolo Savini e la deportazione a Castel Romano. Nel 2008 il governo Berlusconi dichiarava l’emergenza rom, dichiarata successivamente illeggittima, ma che dal 2008 ha avuto a disposizione decine di milioni di euro l’anno impegnati da Angelo Scozzafava, oggi sotto inchiesta, come soggetto attuatore e dal commissario straordinario che era il Prefetto Pecoraro che ora dovrebbe spiegare come sono stati spesi quelle decine di milioni affidati senza gara, ma con affidamenti diretti. Risorse che per quanto riguarda i servizi sociali sono state affidati senza bando anche alla Croce Rossa per alcuni servizi".

Nonostante questo lungo curriculum di emergenze costruite sulla pelle dei rom, secondo Di Maggio, si torna a programmare e proporre politiche simili. "Negli ultimi mesi di quest’anno alcune associazioni - spiega Di Maggio -, sicuramente in buona fede ma ingenuamente, hanno proposto soluzioni di carattere emergenziale, quali un’agenzia speciale per i rom o ufficio ad hoc. A noi sembra che sia un approccio sbagliato. Gli unici interventi seri che si sono fatti sono quelli realizzati nel normale svolgimento dei servizi sociali destinati non a categorie speciali ma ai cittadini di un territorio". Gli esempi non mancano, spiega Di Maggio, anche se sono pochi. "Ci sono delle buone prassi già svolte - aggiunge -, con inserimenti lavorativi e abitativi che hanno avuto successo perché realizzati grazie a fondi ordinari da municipi un po’ più avanzati di quanto ha dimostrato di essere l’amministrazione centrale". La fuoriuscita dai campi, spiega il presidente della cooperativa Ermes, deve avvenire utilizzando "canali ordinari". "Gli interventi che riguardano la scolarizzazione devono stare nel dipartimento che si occupa di politiche educative - spiega Di Maggio -, quelli che riguardano gli aspetti sociali devono stare nel dipartimento politiche sociali e di interventi abitativi se ne deve occupare l’assessorato alla casa. Le soluzioni vanno trovate all’interno degli strumenti di cui l’amministrazione dispone e che dovrebbero far parte dei piani di zona".

La stessa cooperativa Ermes ha realizzato in passato alcuni di questi inserimenti attraverso percorsi ordinari. "In passato abbiamo realizzato un inserimento tramite fondi di alcune fondazioni e in un paio di casi anche con fondi di un municipio virtuoso - spiega Di Maggio -. Anche se non sono mancate le difficoltà, abbiamo usato fondi ordinari". E le risorse per poter sostenere progetti di questo tipo, aggiunge Di Maggio, possono essere prese proprio da quelle impiegate oggi per tenere in vita gli stessi campi. "Un sostegno all’affitto di una famiglia ha un costo che è un decimo rispetto a quanto costa un anno in uno dei villaggi attrezzati - spiega Di Maggio -. I costi da abbattere sono i 35 euro pro capite e pro die che costa un centro temporaneo oppure i costi stessi per realizzare un campo. La quota data ai servizi sociali, invece, è assolutamente irrisoria. Costano meno di un caffè al giorno per abitante del campo". (ga)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news