16 marzo 2018 ore: 14:25
Immigrazione

Campobello di Mazara, sgombero per i migranti che vivono tra rifiuti ed eternit

Vivono in condizioni disumane in contrada Erbe Bianche. Domani dovranno lasciare l'area che sarà bonificata. Lavorano in nero per i proprietari terrieri ma nessuno affitta loro le case. Mobilitazione delle associazioni per cercare una sistemazione. "Vittime di un sistema che non accoglie"
Migranti accampati campobello
Migranti accampati campobello

CAMPOBELLO DI MAZARA (TP) - Costretti ad essere invisibili e irregolari: sono 60 giovani migranti africani, di Senegal, Mali e Gambia che vivono tra rifiuti ed eternit in condizioni  disumane, senza luce ed acqua calda, in contrada Erbe Bianche a Campobello di Mazara perché nessuno gli affitta le case. I giovani, dopo la conclusione della raccolta stagionale delle olive, sono rimasti a lavorare in nero per altri proprietari terrieri senza alcuna garanzia contrattuale. La prefettura, su sollecitazione del comune, ha intimato con un'ordinanza di sgombero prevista entro il 2 marzo, di lasciare il posto per motivi di sicurezza in modo da permettere la bonifica del luogo. Grazie però alla mobilitazione di una rete di associazioni e, fra queste, in primis Libera e Borderline Sicilia è stata ottenuta una proroga che scadrà domani 17 marzo senza che i immigrati abbiano trovato un altro posto dove vivere. Nell'ultimo periodo da parte delle associazioni c'è stata una corsa contro il tempo per chiedere a cittadini e istituzioni di affittare appartamenti ai migranti disponibili a pagare il canone di locazione. Ma in città nessuno ha risposto all'appello. La bonifica di Erbe Bianche, richiesta soprattutto dai vicini residenti del luogo, dovrebbe avere un costo di 60 mila euro. La prefettura e i carabinieri intanto stanno invitando i migranti a lasciare pacificamente il luogo.   

"Per questo gruppo di ragazzi non siamo riusciti purtroppo ancora a trovare delle case in affitto - spiega Salvatore Inguì referente provinciale di Trapani di Libera -. Non ci diamo per vinti perché stiamo continuando a muoverci anche se la situazione non è facile proprio per la diffidenza e il rifiuto della gente di locare a queste persone le loro abitazioni. Sappiamo che alcuni di loro sono molto scoraggiati perchè non sanno proprio dove andare, e questo ci rammarica molto perché di fatto questi giovani stanno lavorando per dei proprietari terrieri sostenendo senza alcuna garanzia l'economia del territorio". 

"C'è sicuramente ancora un gran lavoro capillare da fare per accrescere la sensibilizzazione locale e fare capire il bisogno di queste persone - aggiunge pure suor Luisa Bonforte delle suore di Maria Bambina -. Non avendo una situazione lavorativa chiara per loro è ancora più difficile riuscire ad avere la fiducia di un locatore. Tra di loro ci sono situazioni diverse: c'è chi ha la residenza in altri comuni, chi invece ha una situazione di irregolarità e chi non sa dove andare. Sono giovani che sentono e hanno concretamente l'impegno forte di lavorare e proprio per questo deve essere garantito loro il diritto ad avere una sistemazione dignitosa come tutti gli altri". 

"Purtroppo constatiamo amaramente che anche questa volta non è stata offerta alcuna soluzione alternativa - incalza Alberto Biondo di Borderline Sicilia - . L'unica conseguenza è che aumenterà ancor di più l'invisibilità di queste persone che continueranno ad essere sempre più povere, sfruttate e costrette all'irregolarità". "Intanto le aziende che li chiamano hanno bisogno di questi ragazzi, ormai specializzati nella potatura degli alberi e nella lavorazione della terra, ma ai quali nessuno garantisce il contratto di lavoro e l’alloggio. Nessun sindacato denuncia queste situazioni e nessuna istituzione controlla chi sfrutta - spiega ancora Alberto biondo di Borderline Sicilia -. Qualcuno in queste ore sta andando via senza avere un luogo preciso dove andare. Molti loro sono molto arrabbiati perché non si sentono aiutati. Ci saremmo augurati anche da parte delle istituzioni competenti un aiuto a questi migranti magari anche sottoponendo a controllo le realtà lavorative che li sfruttano e che dovrebbero pensare pure ai loro alloggi". "Restano quindi solo delle vittime condannate all'invisibilità e alla irregolarità dettata da un sistema che li considera degli scarti umani. Noi continueremo ad aiutarli e a spenderci per loro anche nella consapevolezza sempre più amara, che si va sempre di più verso la discriminazione degli ultimi che da un luogo di disperazione si sposteranno in un altro luogo senza risolvere il problema".  

Tra le realtà che hanno sostenuto a vario livello i migranti ci sono, oltre a Borderline Sicilia e Libera Trapani anche don Baldassare Meli della parrocchia di Santa Lucia di Castelvetrano, suor Luisa Bonforte delle suore di Maria Bambina, Medici Senza Frontiere, associazione Contadinazioni ed Esercito della Salvezza degli evangelici. (set)

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