15 luglio 2013 ore: 15:18
Immigrazione

Camusso e Majorino: "Calderoli deve dimettersi"

Il segretario generale della Cgil e l'assessore alle Politiche sociali di Milano chiedono le dimissione del senatore leghista per gli insulti a Cecile Kyenge, "in quanto donna e in quanto nera"

MILANO – Susanna Camusso e Pierfrancesco Majorino chiedono le dimissioni di Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, per le accuse rivolte al Ministro Kyenge. Lo fanno dal palco di "La violenza sulle donne è un'emergenza", evento organizzato dalla Camera del lavoro di Milano. "Vorrei vivere in un paese dove non è necessario chiedere delle dimissioni di Calderoli. Dovrebbe averle già rassegnate da sé", è la posizione di Camusso. "Smettiamola di trattare questi episodi come incidenti istituzionali – sbotta Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano - Il ministro Kyenge è vittima due volte: per essere donna e per essere nera".

Il segretario generale della Cgil striglia il sindacato per aver perso un ruolo di riferimento all'interno dei posti di lavoro. "Spero che nel prossimo volantino distribuito dalla polizia con i consigli da seguire in caso di maltrattamento venga inserito anche rivolgersi al sindacato", dice. Invece, dopo le mura domestiche, è il posto di lavoro il teatro di gran parte delle violenze sulle donne. E nella maggioranza dei casi, a compiere la violenza "è un superiore, di qualunque forma. Per questo il tema da sviluppare è quello della relazione col potere", sottolinea Camusso. Il segretario generale ricorda poi la proposta di legge presentata dai sindacati confederati in tema di discriminazione di genere sul posto di lavoro, citandola come snodo fondamentale nell'acquisizione di magggiore consapevolezza degli italiani rispetto al tema.

Pierfrancesco Majorino si prende gli apprezzamenti di tutti i relatori per la normativa comunale che ha messo al bando la cartellonistica offensiva nei confronti delle donne. "Da soli però non possiamo fare nulla: serve una normativa nazionale", aggiunge. E le responsabilità dello status quo sono soprattutto delle istituzione: "La legittimazione della peggiore considerazione delle donne è venuta dai piani più alti delle istituzioni", accusa l'assessore.

Al banco degli imputati, insieme alle istituzioni e al mondo dei media, siedono i pubblicitari. Massimo Guastini, professionista dell'agenzia Art directors club, è tra i fondatori di un osservatorio sulle pubblicità italiane che cerca di misurare la qualità di uno spot, anche quando non viene censurato dall'autorità competente, lo Iap (Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria). Perché un ripensamento è necessario: "Secondo una nostra ricerca commissionata all'Istituto Piepoli nel marzo 2013, per il 58 per cento degli italiani la pubblicità è peggiorata". Tra i motivi, anche l'utilizzo sessista del corpo delle donne per pubblicizzare qualunque prodotto. Un'analisi su cui concorda anche l'associazione Un altro genere di comunicazione (http://comunicazionedigenere.wordpress.com/), uno dei gruppi nati a tutela dell'immagine della donna intervenuti al convegno. Donatella Martini del Comitato immagine differente, tra i sostenitori del ddl contro l'uso inappropriato del corpo delle donne nelle immagini, ricorda come lo Iap "non abbia le competenze per occuparsi di sessismo nella pubblicità anche se è costretto a farlo". Sottolinea poi come la Rai abbia già inserito in 13 articoli della Convenzione per il contratto pubblico "il tema della discriminazione delle donne. Ma nessuno di questi articoli finora è stato rispettato e il rischio è che non vengano inseriti nella nuova convenzione". (lb)

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