30 agosto 2022 ore: 16:47
Giustizia

Caos in Iraq, Un Ponte Per: “Scongiurare il rischio di una guerra civile”

Assaltati i palazzi del governo nella Zona Verde di Baghdad con scontri armati durissimi tra le diverse milizie che nella notte hanno causato almeno 25 morti e 385 feriti. L’appello della ong “Un Ponte Per”, impegnata da 30 anni nella costruzione della pace nel Paese. “Situazione frutto delle conseguenze dell’occupazione militare e delle varie guerre imposte al popolo iracheno dalle potenze straniere e dalle loro ingerenze”
Foto: Un ponte per Disordini Iraq - Da pagina Facebook Un ponte per

ROMA - “La situazione drammatica in cui sta precipitando l’Iraq ha molte cause e affonda le sue radici nelle conseguenze dell’occupazione militare e delle varie guerre imposte al popolo iracheno dalle potenze straniere e dalle loro ingerenze”. E’ quanto affermano i due co-presidenti di “Un Ponte Per”, Alfio Nicotra e Angelica Romano, nel commentare la situazione venutasi a creare proprio in Iraq, Paese sull’orlo della guerra civile

“Come Un Ponte Per abbiamo sempre sostenuto le legittime richieste di cambiamento del popolo iracheno e non possiamo esimerci dal far notare che la crisi in atto è figlia delle mancate riforme istituzionali e sociali richieste dallo straordinario e partecipato movimento giovanile, che dal 2019 in poi si è mobilitato nelle piazze dell’Iraq, chiedendo il superamento del sistema politico settario, della corruzione e l’avvio di una politica includente e socialmente equa sul terreno economico - continuano i due presidenti di UPP -. Il mancato accoglimento delle proposte del movimento popolare, trasversale e anti-settario, ha comportato una mancata legittimazione delle ultime elezioni politiche (ottobre 2021): le elezioni sono state boicottate da più soggetti politici, tanto da essersi svolte con una delle percentuali di votanti più basse dalla caduta di Saddam Hussein in poi. Questa scarsa rappresentatività del Parlamento ha rafforzato le tendenze delle varie fazioni a risolvere la contesa politica attraverso vie extraparlamentari”.

Ne è l’esempio ciò che è accaduto fino a stamani, come l’occupazione del Parlamento, l’assedio al Consiglio Superiore della Magistratura e al Palazzo Presidenziale. Secondo “Un Ponte Per” le decine di morti di questi giorni non possono che evidenziare la fragilità dell’attuale assetto istituzionale iracheno e l’urgenza di superare il sistema basato sulla spartizione religiosa ed etnica dei ruoli di governo e dei vertici istituzionali. Si impone inoltre un’altra urgente necessità: cioè quella di smilitarizzare le varie milizie partitiche e la costruzione di istituzioni di polizia e dello stesso esercito iracheno in modalità effettivamente rappresentative del pluralismo della società. 

Il rischio di precipitare in una nuova sanguinosa guerra civile è altissimo, così come alta è la probabilità di tentazioni autoritarie sostenute anche da potenze straniere con il pretesto di voler riportare l’ordine in Iraq”, concludono i due co-Presidenti di Un Ponte Per. 
Un Ponte Per” esprime enorme preoccupazione per le sorti del popolo iracheno, incluse le centinaia di dipendenti e collaboratori dell’organizzazione (circa il 95% iracheni) che lavorano quotidianamente per la pace sul suolo iracheno. L’organizzazione tutta auspica che “un intervento di mediazione tra le parti ad opera delle Nazioni Unite, a tutela dell’indipendenza dell’Iraq, consenta l’avvio di un processo di riconciliazione nazionale davvero inclusivo e che possa rendere fattuale lo svolgimento di elezioni effettivamente democratiche, con la partecipazione al voto del maggior numero possibile di iracheni”.
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