23 giugno 2016 ore: 13:51
Economia

Caporalato e "filiera sporca": lavoratori sfruttati nella raccolta degli agrumi

La raccolta delle arance nella piana di Catania fatta anche dai richiedenti asilo del Cara di Mineo: la denuncia nel secondo rapporto sulla trasparenza e la responsabilità sociale nelle aziende. Le associazioni chiedono incontro con Martina e una legge su trasparenza
Filiera sporca 2016
Filiera sporca 2016

Roma - "Nell'ultimo anno mi è sembrato di raccontare una guerra: ci sono stati 10 morti, di cui tre italiani". Esordisce cosi' Antonello Mangano, tra i ricercatori che hanno dato vita a "#Filierasporca - La raccolta dei rifugiati", il secondo rapporto sulla trasparenza di filiera e la responsabilita' sociale nelle aziende.  Presentata oggi nella sala stampa di Montecitorio, la ricerca e' stata svolta nelle campagne siciliane per denunciare le cause del caporalato e ha scoperto che quest'anno la raccolta delle arance nella piana di Catania e' stata fatta anche dai richiedenti asilo del Cara di Mineo che non potrebbero lavorare perchè privi del permesso provvisorio. Ma tutto a Mineo avviene alla luce del sole. Raccolgono le arance da succo dalle 8 di mattina alle 4 del pomeriggio, e prendono dai 10 ai 20 euro al giorno a seconda del periodo di raccolta. Il prezzo delle arance da succo quest'anno e' sceso al minimo storico di 7 centesimi al kg. Senza i richiedenti del Cara quelle arance non sarebbero nemmeno state raccolte. E lo sfruttamento colpisce anche i lavoratori italiani. Negli ultimi tempi e' diventata persino una prassi per le aziende riprendersi il bonus Irpef di 80 euro al mese. 

Filiera sporca 2016 - grafico 2 (costo arance)


C'e' poi la crisi del settore degli agrumi (il 4% del Pil agricolo nazionale, 120 mila lavoratori) che si incrocia con l'aumento delle importazioni da Spagna (60%), Egitto e Marocco. In Sicilia negli ultimi 15 anni sono stati persi oltre 30mila ettari di superfici agrumetate perche' gli agricoltori hanno venduto le terre. Cosi' il settore agrumicolo ha scaricato il peso sui lavoratori, come dimostra la scomposizione del prezzo delle arance elaborata nel rapporto. Un chilo di arance per il mercato del fresco e' pagato al produttore tra i 13 e i 15 centesimi, di cui solo 8/9 vanno ai lavoratori, fino a scendere a 3/4 per i braccianti in nero, che arrivano a 2 per gli stagionali di Rosarno. Il prodotto al supermercato viene venduto a 1,10­- 1,40 euro, di cui il 35­-50% e' costituito dal ricarico della grande distribuzione organizzata (Gdo). Numeri ancora peggiori per le arance da succo. Un litro di succo d'arancia al supermercato costa 1,80- ­2 euro, ma e' un prezzo imposto dal mercato, perche' anche con i miseri margini della produzione, il prezzo minimoreale dovrebbe essere almeno 2,70 euro al litro.
Il sottocosto lo pagano i lavoratori sfruttati e i consumatori che bevono succo tagliato con concentrato proveniente dall'estero, piu' economico e spacciato come italiano. L'industria di trasformazione delle arance fattura 400 milioni l'anno ma si comprano agrumi italiani per soli 50 milioni.

Filiera sporca 2016 - grafico 3 (GDO Trasparenza)

Il ruolo della Grande Distribuzione Organizzata (Gdo). E' fondamentale per una filiera etica. Per questo, #FilieraSporca ha inviato un questionario sulla trasparenza di filiera a 10 gruppipresenti in Italia: Coop, Conad, Carrefour, Auchan ­ Sma, Crai, Esselunga, Pam Panorama, Sisa Spa, Despar, Gruppo Vege' e Lidl. Le risposte sono pervenute solo da quattro di loro: Coop, Pam Panorama, Auchan - Sma e Esselunga. Conad ha spiegato di "non esseremolto interessata a questo tipo di operazioni". La Coop inoltre risulta il distributore di arance e derivati a marchio piu' trasparente, seguito da Coca Cola, Auchan e Pam. 

Presente alla conferenza stampa di oggi anche la deputata di Sel-Si Celeste Costantino che, a margine dell'evento in un'intervista all'Agenzia Dire, ha dichiarato: "e' arrivato il momento di pensare a una proposta di legge ad hoc che punti l'attenzione sulla trasparenza della filiera e quindi anche di inserire un'etichetta narrante che consenta di spostare lo sguardo, di non concentrarsi esclusivamente sul caporalato, ma invece di fare un lavoro che parta dalle aziende e che vada fino all'ultimo anello della catena". Per Fabio Ciconte di Terra! Onlus, portavoce di #Filierasporca, la legge sulla trasparenza dovra' servire anche a "istituire un elenco pubblico dei fornitori per sapere finalmente da dove vengono i prodotti, chi li raccoglie e chi li distribuisce". Assente all'incontro il delegato del ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Maurizio Martina, al quale le associazioni chiedono un incontro. (DIRE)

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