19 dicembre 2015 ore: 11:48
Immigrazione

Caporalato, rifugiati e donne italiane sul palco per denunciare lo sfruttamento

Va in scena stasera a Carovigno (Br) “Terra amara", uno spettacolo scritto e diretto da Serena de Simone: in scena ragazzi arrivati dall’Africa subsahariana, dall’Afghanistan e dal Pakistan e accolti nel progetto Sprar
Terra amara - spettacolo sul caporalato
Terra amara - spettacolo sul caporalato

ROMa - Sul palco, nei panni dei braccianti, ci saranno 12 ragazzi rifugiati, arrivati in Italia dall’Africa subsahariana, dall’Afghanistan e dal Pakistan, e accolti nel progetto Sprar curato dall’Arci di Brindisi nella cittadina salentina di Carovigno. Le scene della loro vita di lavoratori sfruttati si ispirano alle potenti descrizioni di “Uomini e caporali”, il libro reportage di Alessandro Leogrande sul caporalato in Puglia. Si alterneranno a scene corali di lavoro femminile, di braccianti donne a loro volta sfruttate. “Nei panni delle braccianti italiane ci saranno le allieve del corso teatrale che conduco all’associazione Astera di Ostuni”, racconta Serena De Simone, autrice e regista di “Terra amara”. “Le ho scritte traendo ispirazione dai fatti di cronaca della scorsa estate, e da alcune testimonianze raccolte tra le donne del Salento”. 

Terra amara - spettacolo sul caporalato 2

“Terra amara” è promosso dall’Arci di Brindisi in occasione della Giornata internazionale del migrante, in collaborazione con l’associazione Astera, la Scuola di Cinema di Ostuni, il Comune di Carovigno e l’Ente culturale Puglia. Andrà in scena con ingresso gratuito sabato 19 dicembre alle 21 al Teatro Italia di Carovigno (Br). Il lavoro della regista con i rifugiati è iniziato ai primi di novembre. Fortunatamente, l’argomento li vede coinvolti solo come attori, e non nella vita reale. “Molti lavorano nei campi, ma legalmente, senza essere sfruttati da caporali”, spiega De Simone.

Le difficoltà, sia linguistiche sia organizzative, non sono mancate. “Ho semplificato molto i dialoghi, per renderli comprensibili e recitabili dai ragazzi. E qualche volta ci è capitato di dover interrompere le prove perché qualcuno doveva essere accompagnato in questura, per la burocrazia legata al permesso di soggiorno”, racconta ancora la regista.
La musica dello spettacolo sarà eseguita dal vivo, e una parte degli strumenti saranno quelli realizzati dai rifugiati e richiedenti asilo che frequentano il laboratorio di artigianato creativo, sempre all’interno dello Sprar di Carovigno. Bonghi e djembé ricavati da oggetti di scarto, come latte d’olio e bottiglie di detersivo, rievocheranno la vita nei ghetti dei braccianti, dove ogni oggetto viene riutilizzato all’inverosimile prima di diventare definitivamente spazzatura.

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