22 maggio 2020 ore: 11:04
Giustizia

Carcere, 17 suicidi nel 2020. In crescita le misure alternative

Rapporto Antigone. La polizia penitenziaria risulta sotto organico del 12,3%. Gli educatori sono 774 mentre l’organico previsto è di 895. Sono 61.386 le persone in misura alternativa. Gli ergastolani sono il 4,4%
Carcere, messa alla prova

ROMA - Nel 2019 sono stati 53 in totale i suicidi negli istituti penitenziari italiani (dato confermato sia dalla fonte del DAP che da Ristretti Orizzonti) a fronte di una presenza media di 60.610 detenuti ovvero un tasso di 8,7 su 10.000 detenuti mediamente presenti, a fronte di un tasso nel paese di 0,65 suicidi su 10.000 abitanti. Al 14 maggio i suicidi in carcere nel 2020 sono stati 17. Sono i dati contenuti nel sedicesimo rapporto di Antigone sulle condizioni detentive. Per quanto riguarda gli atti di autolesionismo, tra gli istituti visitati da Antigone nel 2019 svetta nel numero assoluto Poggioreale con 426 atti (18,79 su 100 detenuti); mentre il valore più alto ogni 100 detenuti lo detiene l’istituto di Campobasso con 110,43 atti ogni 100 detenuti, seguito da Belluno che sfiora quota 100 (98,72).

La polizia penitenziaria sotto organico

La polizia penitenziaria è la figura professionale numericamente più presente negli istituti penitenziari. Ha una pianta organica di 37.181 unità e un sotto organico del 12,3%. Al nord la carenza di organico raggiunge il -14,7%, al centro Italia è molto simile (-13,9%) mentre al sud è del -9,4%. Il numero di detenuti per ogni agente è di 1,9, migliore della media europea, di 2,6 detenuti per agente (secondo i dati SPACE del 2019). Gli educatori sono 774 mentre l’organico previsto è di 895 persone (ovvero -13,5%). Ciò significa 1 educatore ogni 79 detenuti. In termini percentuali è il centro Italia a soffrire maggiormente della carenza di questa figura professionale (-15,7%) mentre nel nord Italia la carenza è del 11,5%. Mancano anche i direttori. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio di Antigone, solo in poco più della metà degli istituti visitati c’è un direttore incaricato esclusivamente in quell’istituto. Fortunatamente è stato bandito un concorso per l’assunzione di 35 nuovi direttori. Dai dati raccolti dall’Osservatorio di Antigone vediamo che i volontari sono circa 1 ogni 13 detenuti, mentre i mediatori culturali sarebbero presenti sono nel 9% degli istituti.

Misure alternative in crescita

In dodici anni le misure alternative sono cresciute di quasi 23 mila unità. 110 mila persone complessive sotto controllo penale. E funzionano. Un detenuto su 200 torna dentro per commissione di reato durante la misura. Eppure il budget del Dap è 10 volte superiore a quello del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. Senza di esse i numeri del carcere sarebbero esplosi. A fine 2008 tra detenzione domiciliare, affidamento in prova ai servizi sociali e semilibertà erano coinvolte 7.530 persone; 12 anni dopo, il 15 aprile 2020, erano 30.416. Nel 2008 le persone in detenzione domiciliare erano 2.257. Il 15 aprile 2020 erano 10.826. L'affidamento in prova ai servizi sociali nel 2008 riguardava poco più di 4.000 persone. Il 15 aprile 2020 erano 18.598. Allo stesso tempo la popolazione detenuta, dal 2015 fino al mese di marzo 2020 (cioè fino all'arrivo dell’emergenza sanitaria), è aumentata in maniera costante. Il totale delle persone in misura alternativa al 15 aprile 2020, messa alla prova compresa, era di 61.386. Le persone adulte sotto controllo penale erano dunque circa 110.000. Nel primo semestre del 2019, su 44.287 misure in esecuzione solo 1.509 erano state revocate: il 3,4%. Di queste, solo lo 0,5% (201) per commissione di nuovi reati. E costano poco, meno di un decimo del carcere. Nel 2020 il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità - che ha in carico le misure alternative - costava il 3,16% del bilancio complessivo del Ministero della Giustizia. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria il 34,3%.

In crescita gli ergastolani


I dati mostrano come sia infondato lo stereotipo per cui in Italia chi va in carcere ne esce subito dopo. Il 27% aveva una pena compresa tra i 5 e i 10 anni (il doppio della Francia, a fronte di una media europea del 20,5), il 17% tra i 10 e i 20 anni (media europea del 12) e il 6% più di 20 anni (media europea del 2,5%). Gli ergastolani erano (e sono) più della media: il 4,4%, a fronte di una media del 3.

Un terzo dei detenuti è in custodia cautelare

Com’è noto il nostro paese si distingue per l’alta percentuale di detenuti in attesa di giudizio: a inizio 2019 erano il 33%, dieci punti sopra la media europea (del 23).

© Copyright Redattore Sociale