22 maggio 2020 ore: 11:00
Giustizia

Carcere: 8500 detenuti in meno, ma il sovraffollamento preoccupa ancora

Nell’ultimo rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia l’impatto dell’emergenza coronavirus sul pianeta carcere. Nonostante il calo della popolazione, in alcuni istituti la situazione è ancora drammatica. Le richieste dell’associazione: “Ridurre reati punibili e superare visione carcerocentrica della società”
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ROMA - Continua a diminuire il numero dei detenuti nelle carceri italiane: al 15 maggio  i detenuti presenti erano 52.679 con un tasso di affollamento del 112,2% e con 8.551 detenuti in meno rispetto a fine febbraio. A fare il punto sulla situazione delle carceri in Italia ai tempi del coronavirus è il sedicesimo rapporto di Antigone presentato oggi che aggiorna i dati sul trend in diminuzione già evidenziato nelle prime settimane di maggio dagli stessi dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. “In due mesi e mezzo il tasso di affollamento scende dal 130,4% al 112,2% - spiega Antigone -. A fine febbraio 2020 i detenuti erano 61.230 a fronte di una capienza regolamentare di 50.931 posti”. 
 
Il pianeta carcere, così, vede uno spiraglio di luce sul costante tema del sovraffollamento. I dati di maggio, infatti, sono molto lontani da quelli che hanno procurato una condanna da parte della Corte europea, tuttavia non sono ancora al di sotto o alla pari con quelli della capienza regolamentare. “I detenuti a fine 2012 erano 65.701 - spiega il rapporto di Antigone -. A gennaio 2013 giunse la sentenza della Corte europea che condannò l’Italia per i trattamenti inumani e degradanti prodotti dal sovraffollamento. Dunque all’inizio dell’emergenza vi erano 10.229 persone in più rispetto alla capienza regolamentare”. Tuttavia, spiega Antigone, “il dato sulla capienza non tiene conto di situazioni transitorie che comportano scostamenti temporanei dal valore indicato. Si calcola che circa altri 4 mila posti non siano effettivamente disponibili. Dunque inizia l’emergenza con una sovra-popolazione detenuta pari a poco meno di 15 mila unità”.
 
A invertire il trend in crescita fatto registrare prima dell’emergenza dalla popolazione penitenziaria gli interventi del governo proprio per far fronte alla pandemia. “I detenuti in due mesi e mezzo diminuiscono del 13,9% - spiega Antigone -. Da fine febbraio al 19 marzo le presenze in carcere sono calate di 95 persone in meno al giorno. Questa tendenza accelera con l’entrata in vigore del decreto “Cura Italia”, che prevede le prime misure deflattive: dal 19 marzo al 16 aprile la popolazione detenuta cala ulteriormente di 158 persone in meno al giorno”.

Tuttavia, dal 16 aprile 2020 in poi il clima cambia, spiega il rapporto. “Si pone il tema delle scarcerazioni di persone appartenenti alla criminalità organizzata. Dal 16 aprile al 15 maggio le presenze in carcere calano di 77,3 presenti al giorno, meno della metà di prima”. Le detenzioni domiciliari concesse dopo il 18 marzo al 15 maggio erano 3.282 in tutto, e in 919 casi era stato adottato il braccialetto elettronico. “Sono persone condannate per reati non gravi con meno di 18 mesi da scontare”, spiega il rapporto.

Nonostante i numeri contenuti nell’ultimo rapporto di Antigone fanno ben sperare, sul fronte sovraffollamento la situazione non è ovunque rosea. Ci sono ancora situazioni critiche, spiega il rapporto, come a Latina, dove si registra un sovraffollamento pari al 179,2% o a Taranto, col 187,6%, oppure a Larino, col 194,7%. Situazione ancora preoccupante nelle carceri di Como, Pordenone, Vigevano, Busto Arsizio e Tolmezzo. Sovraffollamento che, come è facile intuire, potrebbe causare problemi da punto di vista dei contagi. Ad oggi, spiega il rapporto di Antigone, tra i contagiati ci sono 119 detenuti e 162 operatori penitenziari. Otto i deceduti: 4 detenuti e 4 operatori deceduti (2 agenti e 2 medici). “I primi casi si sono registrati a partire da metà marzo e attualmente, come riferisce il Garante nazionale, sono 119 i contagiati tra le persone detenute di cui 2 in ospedale, mentre sono 162 i contagi tra il personale - spiega il rapporto di Antigone -. Anche in questo caso la situazione è però molto disomogenea. Nella maggior parte degli istituti, non si è verificato nemmeno un caso di contagio ma a Verona ad esempio si è parlato di 29 casi di Covid-19, a Torino di 67, numeri altissimi se paragonati al resto del paese”. 
 
L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha riportato inoltre in auge il tema dello spazio all’interno delle strutture penitenziarie. Secondo Antigone, infatti, in 25 delle 98 carceri visitate dall’associazione nel 2019 c’erano celle in cui non era rispettato il criterio dei 3 mq per detenuto. “In 14 istituti visitati le celle più affollate ospitavano 5 detenuti - spiega il rapporto -, in 13 c’erano celle da 6, in due istituti c’erano celle da 7, in 5 c’erano celle che ospitavano anche 8 persone ed in 3, Poggioreale, Pozzuoli e Bolzano, c’erano celle che ne ospitavano 12 contemporaneamente”. Per Antigone, inoltre, è indispensabile che lo spazio detentivo assicuri standard igienici elevati. “In 45 istituti visitati, circa la metà, c’erano inoltre celle senza acqua calda per lavarsi e in 52, ben più del 50%, c’erano celle senza doccia, cosa che costringe i detenuti ad usare docce comuni - spiega il rapporto -. In 8 istituti tra quelli visitati c’erano celle in cui il wc stava a vista nella cella, anziché in un ambiente separato. L’accesso alla luce del giorno e all’aerazione degli ambienti poi è invece ridotto (se non compromesso) dalla presenza delle schermature alle finestre rilevata in 29 istituti su 98”.
 
Oltre al rispetto delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità per evitare il contagio nelle prigioni, Antigone lancia dieci proposte per il futuro. Al primo posto la riduzione del numero dei reati punibili e la riduzione dei numeri della popolazione detenuta “superando una visione carcerocentrica della società”. Per Antigone, inoltre, è necessario “cambiare legge sulle droghe riducendo l’impatto repressivo”. Tra le richieste anche quella di consentire l’utilizzo di smartphone e collegamenti a distanza per rapporto con famiglie e per portare avanti attività trattamentali ed educative. Tra le proposte anche quella di investire nelle nuove tecnologie, nella trasparenza informativa verso l’esterno e nell’informazione ai detenuti su regole e prative interne. Infine, Antigone chiede un ruolo più attivo delle Asl e nuovi medici e operatori stabili, riconoscere il ruolo del volontariato e di assumere 300 direttori di carcere.
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