15 aprile 2016 ore: 10:41
Giustizia

Carcere, con la depenalizzazione delle droghe risparmio di 930 milioni

Rapporto Antigone. Dagli omicidi allo sfruttamento, diminuiscono i reati in Italia. Ma secondo l'associazione con una “decriminalizzazione” delle droghe si avrebbe una ulteriore “riduzione di un sesto delle imputazioni e delle condanne”
Tribunale toga appesa

ROMA – In Italia si delinque meno, ma se si arrivasse ad una “decriminalizzazione” delle droghe si risparmierebbero anche 930 milioni. È quanto sostiene l’ultimo rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone presentato oggi a Roma. Secondo i dati raccolti dall’associazione, tra il 2006 e il 2014 gli omicidi volontari sono diminuiti da 621 a 475. Gli omicidi colposi, invece, sono passati da 2.148 a 1.633, mentre i sequestri di persona da 1.608 a 1.278. Calano, di poco, anche le violenze sessuali che passano da 4.513 a 4.257. Lo sfruttamento della prostituzione, invece, passa da 1.422 a 1.100. Infine le rapine, che diminuiscono da circa 50 mila a poco più di 39 mila. Invariate le denunce per furti: erano e restano circa 1,5 milioni.

Tra i detenuti negli istituti di pena italiani spiccano quelli che hanno commesso reati contro il patrimonio (29.913), seguiti da quelli contro la persona (21.468), poi quelli in violazione legge sulle droghe (17.676), in violazione legge sulle armi (9.897) e infine quelli per associazione a delinquere di stampo mafioso (6.887). Tuttavia, spiega il rapporto di Antigone, un provvedimento di “totale depenalizzazione in materia di droghe produrrebbe una riduzione secca di un sesto delle imputazioni e delle condanne”, senza contare l’effetto “indiretto” ad esempio sui reati contro il patrimonio che per Antigone, circa un terzo di questi sono commessi da persone che hanno bisogno di procurarsi le sostanze illegalmente. “La decriminalizzazione delle sostanze stupefacenti potrebbe determinare la riduzione di circa un terzo della popolazione detenuta – spiega l’associazione -. Il risparmio sarebbe di circa 930 milioni di euro l’anno che potrebbero essere reinvestiti in misure comunitarie, sostegno socio-sanitario e attività socialmente utili”.

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