27 aprile 2016 ore: 15:22
Giustizia

Carcere, il garante: così vigileremo sui diritti dei detenuti

La figura dell'Ombudsman è stata presentata questa mattina dal presidente del collegio, Mauro Palma. Gestione delle situazioni psichiatriche e carenza di camere di sicurezza, le criticità registrate nella prima visita in Calabria
Carcere. Stanza da letto

ROMA – Un unico ufficio, tre rappresentanti e una figura con tre distinti poteri che spaziano dal controllo del rispetto dei diritti delle persone detenute o private della libertà, al monitoraggio delle procedure di rimpatrio forzato, passando per la collaborazione con la magistratura di sorveglianza. La figura del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute, o Ombudsman, l’organo di garanzia e di controllo istituito con la legge n.10 del 21 febbraio scorso, è stata presentata questa mattina a Roma nella sede di San Francesco di Sales dal presidente del collegio, Mauro Palma, e dalle due professioniste che lo compongono: Daniela de Robert ed Emilia Rossi. “Il nostro Paese - spiega Mauro Palma - si è dotato di questa figura istituzionale, che coordina analoghe figure già esistenti in quasi tutte le regioni italiane, sulla base di due riflessioni convergenti. La prima riguarda la possibilità di affiancare la funzione del magistrato di sorveglianza: il Garante ha la funzione di individuare, attraverso i casi ricevuti ed esaminati, le criticità strutturali che indicano la necessità d’intervento normativo – riferisce infatti annualmente al Parlamento – o amministrativo, attraverso un confronto e una collaborazione sistematica con chi ha la responsabilità di amministrare l’esecuzione penale”.

Non solo carcere. “La tutela del Garante riguarda non solo il carcere ma anche le aree non coperte dalla magistratura di sorveglianza: dalla custodia di polizia, alle procedure di detenzione amministrativa dei migranti e relative al loro rimpatrio, ai trattamenti sanitari obbligatori. La seconda riflessione riguarda il monitoraggio dei luoghi di privazione della libertà. Il riferimento in questo caso è all’esperienza pluriennale del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa – di cui sono stato presidente e che in questi giorni sta concludendo una sua visita periodica in Italia – e agli obblighi che l’Italia ha assunto con la ratifica di un protocollo dell’Onu che chiede a ogni paese di istituire un sistema indipendente di visita e controllo dei luoghi di privazione della libertà personale”.

Libertà di accesso e visite a sorpresa. “Il fatto stesso che questi luoghi possano essere sottoposti a visite non annunciate - sottolinea il Garante - ha una funzione preventiva rispetto all’eventualità di maltrattamenti o situazioni irrispettose della dignità delle persone ristrette. Ma, poiché questo organismo va visto in funzione cooperativa con chi amministra la difficile funzione di custodire altre persone, il Garante ha anche un compito di tutela delle condizioni lavorative di chi opera nel sistema”.

Tre importanti funzioni riunite in un unico ufficio. “Sì - conferma Palma -: da un lato il garante così come lo prevedeva la legge nazionale, dall’altro l’organo internazionale come organismo indipendente di monitoraggio previsto dall’Onu, infine, il monitoraggio dei rimpatri previsto dalla direttiva europea”.

Le prime attività svolte dall’ufficio. “La prima visita - racconta Mauro Palma – l’abbiamo fatta in Calabria, una delle due regioni che, insieme alla Liguria, non si è ancora dotata di una legge istitutiva del Garante regionale. Siamo stati in tre istituti di detenzione e pena per adulti, a Catanzaro e Reggio Calabria, nell’istituto penale minorile di Catanzaro e in alcune camere di sicurezza della Polizia. Inoltre, abbiamo seguito il recente sbarco di migranti nel porto di Reggio Calabria, con particolare attenzione alle procedure di pre-identificazione”.

Le principali criticità emerse. “Hanno riguardato la gestione delle situazioni psichiatriche, con particolare riferimento alle cosiddette “articolazioni psichiatriche”, a cui tuttora si ricorre anche per l’attuale non attivazione delle Rems (le residenze per misure di sicurezza psichiatriche) nella Regione. Anche alla luce di questa situazione, abbiamo incontrato il commissario straordinario per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario, Massimo Scura, il direttore generale del Dipartimento per la tutela della salute in Calabria, Riccardo Fatarella e il sub commissario dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, Felice Iracà. Sono state positive le relazioni stabilite con le istituzioni locali, in particolare con i sindaci di Catanzaro e Reggio Calabria e il Capo di Gabinetto del presidente del Consiglio regionale. Dopo gli incontri, i diversi interlocutori hanno attivato l’avvio della procedura per l’istituzione del Garante comunale a Catanzaro,  la ripresa dell’iter di discussione della legge regionale sull’istituzione del Garante, la definizione di protocolli di intesa con il carcere per favorire il rapporto con il territorio”.

Camere di sicurezza: un problema da affrontare subito. “Nel corso della trasferta abbiamo visitato la camera di sicurezza di Catanzaro Lido e preso atto che nella provincia di Reggio Calabria sono attualmente funzionanti solo due camere di sicurezza a Siderno. Le altre dieci previste sono state chiuse per lavori. La situazione determina di fatto un maggiore ricorso alla carcerazione anche per brevissime detenzioni, in vista dell’udienza di direttissima, con un ritorno alla situazione che la legge sulle cosiddette “porte girevoli” del carcere voleva contrastare”. Il Garante invierà un Rapporto sulla visita alle autorità responsabili dei luoghi di privazione della libertà visitati e aprirà un dibattito sulle carenze individuate. (Teresa Valiani)

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