6 aprile 2015 ore: 14:38
Giustizia

Carcere, il modello Lazio: 120 detenuti all'università, 950 lavorano

Nel bilancio dell'attività del garante regionale per i detenuti anche gli interventi attuati per la gestione del disagio penitenziario. In dieci anni oltre 110 mila colloqui, 120 detenuti immatricolati nelle facoltà, quasi mille avviati al lavoro con le cooperative sociali o nei progetti con le aziende. Marroni: "Un lavoro che resterà nella memoria"
Detenuti e lavoro

ROMA - In 10 anni di attivita' oltre 110mila colloqui effettuati nelle carceri del Lazio, mille al mese, 120 studenti/detenuti immatricolati alle universita' del Lazio (rispetto ai 12 censiti nel 2005) che sostengono regolarmente gli esami: un aumento degli iscritti del 575% grazie al Sistema Universitario Penitenziario implementato nel Lazio.

Piu' di 950 detenuti ed ex detenuti avviati al lavoro con le cooperative sociali e con i progetti realizzati in partnership con importanti aziende italiane. Sono questi alcuni dei risultati del Modello Lazio per la gestione del disagio penitenziario del Garante dei detenuti del Lazio. Una esperienza che ha anche consentito all'Universita' di Tor Vergata l'istituzione del Master di II° livello in "Intermediatore del disagio penitenziario".

I risultati sono riepilogati all'interno della Relazione sull'attivita' del Garante nel 2014 inviata in queste ore, come previsto dalla normativa, al Presidente del Consiglio Regionale Daniele Leodori e a tutti i Consiglieri, al Presidente della Regione Nicola Zingaretti e ai componenti della Giunta Regionale.

"Nel 2003- ha detto il Garante Angiolo Marroni- il Lazio e' stata la prima regione a dotarsi di una Authority per la tutela dei diritti dei reclusi. In questi anni abbiamo sviluppato un modello istituzionale che ha coinvolto Enti pubblici e privati, istituzioni di ogni ordine e grado, il mondo della cooperazione e grandi imprese. Abbiamo dato, con il nostro lavoro, una speranza a chi e' in carcere senza dimenticare il diritto alla sicurezza dei cittadini; abbiamo cercato di trasmettere la cultura della legalita' e di cancellare il pregiudizio che accompagna i detenuti". La bonta' della nostra attivita' e' confermata dai dati, spiega. "La recidiva per chi sconta la pena in carcere e' del 70 per cento, per chi beneficia di misure alternative e' del 20 per cento. Su 950 persone che, attraverso il nostro ufficio, hanno trovato un impiego, solo 8 hanno nuovamente commesso reati, meno dell'1 per cento. Il nostro modello consente piu' dignita' in carcere e piu' sicurezza per i cittadini".

Dal Report emerge che due progetti del Garante sono stati segnalati quali best practice dal Ministero di Giustizia da replicare sul territorio nazionale: il primo e' la Teledidattica - Universita' in carcere, realizzato con l'Universita' di Tor Vergata, che consente ai detenuti dell'Alta Sicurezza di Rebibbia Nuovo Complesso, di seguire a distanza le lezioni universitarie. Il secondo e' relativo alle Carte dei Servizi Sanitari, realizzato per consentire il pieno rispetto del Diritto alla Salute anche ai reclusi.

Nel settore dell'Immigrazione, il Garante e' punto di riferimento per i detenuti stranieri, per gli ospiti del CIE di Ponte Galeria e per quelli del CARA. Il Garante e' attivo anche in ambito internazionale. Lo scorso anno l'Unione Europea ha finanziato un progetto di prevenzione dei reati sessuali e, sempre nel 2014, sono stati instaurati rapporti con la Commissione Europea per i diritti umani, il Garante del carcere di Wormwood Scrubs (Londra) e con il Ministero della Giustizia norvegese.

"Abbiamo realizzato un lavoro- ha concluso Marroni- che restera' nella memoria di una Regione che, in questo campo, puo' dire con orgoglio che e' stata ed e' diversa dalle altre. Per questo sono convinto che, alla fine di una esperienza decennale, non sarebbe giusto disperdere questo patrimonio che e' di tutti. Credo sia doveroso continuare a dare una speranza a chi soffre in carcere; a tutti coloro cui dedichiamo tanto del nostro impegno". (DIRE)

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