28 luglio 2016 ore: 17:15
Giustizia

Carcere, "l'solamento fa male": ecco la proposta di riforma

Tempi certi e brevi, la supervisione di un medico e nuove modalità per evitare episodi violenti e morti. La proposta di legge presentata oggi da Antigone alla Camera dei deputati. “Isolamento istituto patogeno che spesso porta a gesti estremi”
Francesco Cocco/Contrasto Uomo dietro le sbarre, carcere

ROMA – L’isolamento disciplinare in carcere è un “istituto patogeno per l'integrità psicofisica della persona che lo vive, che spesso porta anche a gesti estremi e perché essendo un luogo spesso sottratto allo sguardo e all’udito diventa un luogo dove potenzialmente è più facile che si sviluppino episodi violenti”. Con queste parole, Susanna Marietti, dell’associazione Antigone ha presentato la proposta di legge per la riforma dell’isolamento durante la conferenza stampa di presentazione del prerapporto sulle condizioni detentive in Italia tenutasi presso la  sala stampa della Camera dei deputati.  Solo nel 2015, negli istituti di pena italiani, l’isolamento disciplinare è stato comminato ben 7.307 volte e secondo l’associazione, nel 29,6 per cento dei casi è la sanzione prescelta dal consiglio di disciplina oggi composto dal direttore, dall’educatore e dal medico.

Per l’associazione, però, l’isolamento “fa male”. A dirlo sono alcuni esempi riportati nel rapporto. Episodi raccolti lungo gli anni, a partire dalla vicenda di Asti del 2004, quando due detenuti vengono portati in isolamento denudati, senza materassi, lenzuola o coperte, insultati e sottoposti per giorni a percosse quotidiane. Una vicenda su cui a breve si attende la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. “Sarà sentenza epocale – spiega Marietti - che andrà a riguardare la storica mancanza del reato di tortura in Italia”. Ma gli effetti dell’isolamento sono raccontati anche da altri casi, quasi tutti finiti con un detenuto ritrovato impiccato o senza vita: come nel carcere di Civitavecchia nel 2006, dove un eritreo di 36 anni si tolse la vita impiccandosi in una cella di isolamento. Nel 2007 è il carcere di San Sebastiano a Sassari, un detenuto viene trovato senza vita nella cella di isolamento. Nel 2008 è il carcere di Marassi, Genova, dove un ragazzo di 22 anni viene ritrovato senza vita. Qualche giorno prima aveva scritto alla madre “Qui mi ammazzano di botte almeno una volta alla settimana […]. Mi riempiono di psicofarmaci […]. Sai, mi tengono in isolamento quattro giorni alla settimana”. Ma le morti continuano fino ai giorni nostri.

Sull’isolamento, però, non ci sono dati su cui è possibile fare delle analisi. “Non vi sono dati sulla durata media dell’isolamento disciplinare ma l’esperienza dice che spesso si attesta sulla sua durata massima ovvero 15 giorni – spiega il rapporto -. La legge inoltre non impedisce che vi siano più provvedimenti di isolamento che si susseguono nel tempo. Agli osservatori di Antigone è capitato che sia stato detto che il detenuto veniva rimandato in sezione per poche ore e poi nuovamente messo in isolamento, al fine di aggirare la regola dei 15 giorni al massimo.  Non vi sono dati sull’isolamento giudiziario”.

La proposta di legge avanzata oggi da Antigone ha come obiettivo quello di ridurre al minimo l’uso dell’isolamento “nella consapevolezza dei rischi che esso ha per la salute psico-fisica della persona detenuta”, spiega Antigone, e si muove nel rispetto di quanto previsto dalle regole penitenziarie europee del 2006 e dalle Mandela Rules dell’Onu del 2015. Per Antigone, l’isolamento disciplinare e giudiziario deve sempre avere “carattere di eccezionalità” e deve essere “correttamente supervisionato dal medico”.  L’isolamento, inoltre, non deve comportare mai la negazione del diritto alle relazioni affettive con i propri cari o agli incontri religiosi. Non devono esserci neanche reparti di isolamento ad hoc “rischiosi per la loro opacità – spiega Antigone -. È nei reparti di isolamento che più frequentemente accadono fenomeni di autolesionismo, suicidio o violenza. L’isolamento deve avvenire in sezione ordinaria”. La proposta di legge chiede anche di escludere a priori l’uso dell’isolamento disciplinare e giudiziario per i minori di anni 21. “I ragazzi possono subire danni incalcolabili da un pratica di isolamento. Possono esservi modalità sanzionatorie e investigative ugualmente efficaci, ispirate a principi educativi e non vessatorie”, spiega Antigone. Inoltre, la durata massima dell’isolamento non deve eccedere la settimana. La procedura disciplinare, inoltre, deve essere garantista e deve esserci opportunità di reclamo al giudice di sorveglianza e gli stranieri devono avere a disposizione un interprete per potersi difendere. I testimoni devono essere sempre ammessi. Non deve esservi automatismo nella mancata concessione di un beneficio nel caso di sanzione. Infine, la richiesta di abolire l’isolamento diurno prolungato per gli ergastolani. “Misura punitiva, vessatoria, anti-educativa, disumana – spiega Antigone - prevista nell’attuale legislazione”.(ga)

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